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Guatemala, portato alla luce uno straordinario fregio Maya

Scritto da Leonardo Debbia il 09.08.2013

Una piramide Maya, splendidamente decorata con un raro fregio policromo, è stata riportata alla luce nello scorso mese di luglio presso il sito di Holmul, in Guatemala, nel nord-est della provincia di Peten. La scoperta si deve all’archeologo Francisco Estrada-Belli, docente presso il Dipartimento di Antropologia della Tulane University di New Orleans, Louisiana.

Ripulitura dell’iscrizione da parte dell’archeologa Anya Shetler (foto: Estrada-Belli)

Ripulitura dell’iscrizione da parte dell’archeologa Anya Shetler (foto: Estrada-Belli)

L’altorilievo in stucco, che si trova lungo la parete esterna di un edificio rettangolare a più stanze, misura 8 metri di lunghezza per 2 di altezza. Gran parte dell’edificio è ancora sotto le macerie di una struttura alta circa 20 metri. 

La scultura è dipinta in rosso, con dettagli in blu, verde e giallo. 

Nella dedica a piede del fregio si legge che “fu commissionato da Ajvosaj, re della vicina città-stato di Naranjo, che ha ripristinato la linea dominante locale e le divinità patrone”.

I glifi e le immagini forniscono informazioni anche sui soggetti politici delle pianure Maya ben oltre questo piccolo regno.

Il testo, non facile da leggere, è stato decifrato da Alex Tokovinine, un epigrafista della Harvard University, nonché collaboratore del progetto di ricerca presso Holmul, il sito dove è stato rinvenuto il fregio.

“Ajvosaj è stato uno dei più grandi sovrani di Naranjo”, dice Tokonine. “L’iscrizione fornisce una prova  della sua autorità politica e religiosa e rivela come sia stato dato un nuovo ordine al panorama di dei e antenati locali”.

“Uno dei glifi descrive Ajvosaj come vassallo del re Kaanul, suggerendo che a Holmul si faceva sentire una rete molto più ampia di influenze”, ha affermato Estrada-Belli. “Quando fu eretto questo edificio, il re Kaanul era sicuramente già in viaggio per controllare gran parte delle pianure Maya”.

Il fregio raffigura tre figure umane in un contesto mitologico, suggerendo che questi potrebbero essere sovrani divinizzati. Tutti indossano copricapi elaborati, ricchi ornamenti di piume e gioielli di giada e appaiono seduti a gambe incrociate sulla testa di uno spirito della montagna.

Ogni singola figura viene identificata per nome, ma l’unico leggibile è il nome della figura centrale “Och Chan Yopaat” che significa “il dio della tempesta entra nel cielo”.

Due serpenti piumati emergono dallo spirito della montagna, sotto il personaggio principale, e formano un arco con i loro corpi.

Una fascia di circa 30 glifi adorna la parte inferiore del fregio.

La tomba associata all’edificio è situata in una cavità nella scalinata che porta al palazzo. Lo scheletro di un maschio adulto e la sua offerta di ceramica sono stati protetti da grandi lastre di calcare che hanno mantenuto la tomba sgombra da detriti. Ha i denti incisivi e i canini forati e riempiti con perle di giada; sul petto, sono presenti i resti di una maschera di legno, forse originariamente indossata come pettorale.

Sono raffigurate nove navi che, secondo la mitologia Maya, si riferiscono ai nove signori degli inferi, come pure sono nove le ciotole policrome delle due serie con cui sono state decorate, ciascuna da un artista diverso. Si notano anche nove tavole dipinte di rosso e un treppiede decorato con l’immagine del dio degli inferi che emerge da una conchiglia.

“Questa è una scoperta straordinaria, che si verifica una sola volta nella vita di un archeologo”, ha commentato Estrada-Belli. “E’una grande opera d’arte, che ci offre molte informazioni sul ruolo e l’importanza della costruzione che era al centro della nostra ricerca”.

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