
Una rappresentazione del rinoceronte lanoso nella grotta Chauvet in Francia testimonia la convivenza tra l'uomo e il rinoceronte lanoso
Recenti ricerche condotte dalla Cambridge University e pubblicate il 5 marzo sulla rivista PNAS, hanno fornito nuovi indizi sull’estinzione di molti dei più grandi animali esistiti negli ultimi 100 mila anni. Le passate ondate di estinzione che hanno fatto scomparire per sempre alcuni tra i più grandi animali esistenti sono state causate sia dall’attività degli esseri umani che via via colonizzavano tutti gli angoli del pianeta, sia dai cambiamenti climatici. Bisogna imparare ancora una volta dal passato per impedire che drammi futuri si continuino a ripetere: questo l’avvertimento degli scienziati per salvaguardare i grandi animali sopravvissuti – è il caso di dire – all’uomo.
Esaminando le estinzioni dell’ultima era Quaternaria (da 700 mila anni fa sino ai giorni nostri), focalizzando principalmente gli ultimi 100 mila anni, gli scienziati sono stati in grado di valutare l’importanza di alcuni singoli fattori che hanno causato l’estinzione di molte delle specie di megafauna terrestre, si tratta di animali dai 44 chilogrammi di peso in su. Queste estinzioni includono i mammut del Nord America e dell’Eurasia così come mastodonti e bradipi giganti delle Americhe, il rinoceronte lanoso dell’Europa, canguri giganti e vombati marsupiali dell’Austalia, e i moa (uccelli giganti incapaci di volare) della Nuova Zelanda.
I ricercatori hanno utilizzato dati provenienti dalle profondità del ghiaccio antartico, che conserva le tracce dell’attività climatica terrestre di centinaia di migliaia di anni fa. Questi dati contengono anche informazioni sull’arrivo dell’uomo moderno dall’Africa in cinque diverse masse continentali (Nord America, Sud America, la maggior parte dell’Eurasia, Australia e Nuova Zelanda). Conducendo un’analisi statistica, usando come parametri sia le informazioni climatiche che il momento dell’arrivo dell’uomo, si è visto che entrambi questi fattori hanno aiutato a spiegare e comprendere le cause dell’estinzione. Si è concluso infatti che, in passato, si è trattato proprio di una combinazione dei due fattori in gioco: da una parte ha inciso l’arrivo dell’essere umano, che molto probabilmente attraverso la caccia o le alterazioni apportate all’habitat, ha influito fortemente sull’equilibrio di questi grandi animali; dall’altra rilevante è stato anche il cambiamento climatico di quell’era, un periodo, il Quaternario, caratterizzato da un’estrema variabilità climatica e marcato da numerose glaciazioni.
Gli autori credono che la ricerca fornisca intuizioni importanti circa le conseguenze di queste forti pressioni, umana e metereologica, sulla megafauna di oggi, includendo nella lista delle possibili vittime anche animali come tigri, orsi polari, elefanti e rinoceronti. Graham Prescott, attualmente ricercatore della Cambridge University e co-autore delle pubblicazioni, ha sottolineato come i loro studi possano informarci in merito alla difficile situazione a cui devono far fronte i grandi animali oodierni: “La nostra ricerca suggerisce che una combinazione di pressione umana e di cambiamenti climatici è stata capace di causare l’estinzione di molti grandi animali del passato. Molti animali grandi e carismatici animali oggi sono infatti minacciati sia dalla voracità della caccia, che dai cambiamenti climatici; se non ci prendiamo carico di risolvere questo problema, potremmo vedere ulteriori estinzioni. E, diversamente rispetto a chi che aveva visto per prima questa megafauna, gli uomini di oggi sono pienamente consapevoli delle conseguenze delle loro azioni; questo ci dà speranza da un lato, affinché si possano prevenire estinzioni future, ma ci dice anche che succederanno le peggiori cose se non lo facciamo.” David Williams, anche lui ricercatore alla Cambridge University, ha aggiunto “La perdita di questi animali è stata un puzzle zoologico sin dai tempi di Charles Darwin e Alfred Russel Wallace. In quel periodo, molte persone non credevano che le estinzioni causate dagli esseri umani potessero essere possibili, ma Wallace aveva una versione diversa. “Ora abbiamo mostrato, 100 anni dopo, che lui aveva ragione, e che gli esseri umani, insieme con il cambiamento climatico avevano influenzato altre specie di esseri per decine di migliaia di anni e continuavano a farlo. Fortunatamente, ora, ci troviamo nella posizione di poter fare qualcosa per risolvere questo problema”.
Il professore Rhys Green, autore di pubblicazioni della Cambridge University e della Royal Society for the Protection of Birds (RSPB), società di protezione degli uccelli, ha detto: “ Molti studi precedenti hanno dimostrato che l’estinzione dei mammut e dell’altra megafauna è collegata sia alla pressione umana che ai cambiamenti climatici. Il nostro lavoro indica che questi due fattori hanno effetti devastanti se lavorano insieme. Questa passata combinazione di insoliti modelli di cambiamenti climatici e di diretta pressione umana legata alla caccia e alla distruzione dell’ambiente è simile a quella a cui stiamo sottoponendo la natura oggi e ciò che è successo prima dovrebbe essere preso come un avvertimento. La differenza basilare è che questa volta il cambiamento climatico non è causato dalle fluttuazioni nella rotazione dell’asse terrestre, ma dal calore causato dal combustibile fossile bruciato e dalla deforestazione per mano dell’uomo, una doppia sfortuna causata dal nostro stesso agire. Dovremmo imparare la lezione e agire urgentemente per moderare entrambe le tipologie di impatto.”