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La storia degli Europei nel Neolitico vista attraverso i geni: intervista ai ricercatori

Scritto da Elisa Corbi il 11.10.2013

Recenti analisi  stanno facendo luce sui cambiamenti genetici che si sono verificati prima dell’origine delle moderne popolazioni europee. Due nuove ricerche pubblicate sulla rivista Science, spiegano come le prime migrazioni umane abbiano mescolato le caratteristiche genetiche della popolazione europea. Il primo studio è stato condotto da Guido Brandt  e Ruth Bollongino della Johannes Gutenberg-Universität Mainz, Institute of Anthropology, Germany, Genetics and Archaeology e Wolfgang Haak dell’Università di Adelaide.

“Lo studio del DNA antico di particolari culture, in diversi periodi, permette di studiare le popolazioni passate e consente la caratterizzazione dei cambiamenti genetici, che possono essere associati con la migrazione, la commistione e la sostituzione quando coincidono con le testimonianze archeologiche” ha dichiarato Wolfgang Haak a Gaianews.it.  

Foto: DFG project

Foto: DFG project

Anche se alcune migrazioni hanno avuto luogo ben prima di qualsiasi forma di scrittura nelle regioni europee, molto può essere dedotto dall’archeologia, che ci spiega quali possono essere stati i fattori scatenanti.
“Purtroppo, la prova del DNA non ci permette di dire molto circa i fattori socio-economici che portarono alle migrazioni. Tuttavia, sappiamo dalle testimonianze archeologiche che le ragioni erano molteplici. Infatti il ​​quarto millennio a.C. è stato caratterizzato da numerose innovazioni come la ruota, il carro, l’uso dell aratro a trazione, e l’impiego di prodotti agricoli secondari come latte e lana. Più tardi, nel 3° millennio a.C. a tutto ciò si aggiunge la crescente importanza dei metalli. Queste innovazioni hanno migliorato non solo l’agricoltura, i trasporti e il commercio, ma anche la mobilità delle persone. Inoltre non possiamo escludere che i cambiamenti ambientali, come ad esempio periodi con climi più freschi, hanno reso necessario avanzate strategie di sussistenza e la competizione sui territori più fertili”, continua  Haak.

Lo studio di Brandt e Haak si concentra sui modelli migratori umani nell’Europa centrale tra il Neolitico e la prima età del bronzo. “L’osservazione più importante è che siamo stati in grado di caratterizzare le culture archeologiche da particolari tipi genetici, cioè aplogruppi mitocondriali, e questo ha permesso la ricostruzione di quattro eventi riguardanti la popolazione durante il periodo Neolitico in Europa centrale. Abbiamo identificato quattro eventi che comprendono un afflusso genetico da diverse regioni dell’Eurasia: l’introduzione dell’agricoltura dal Vicino Oriente all’Europa centrale dal Linearbandkeramik (la Cultura della Ceramica Lineare, evento A) , l’introduzione dell’agricoltura dall’Europa centrale alla Scandinavia meridionale e più tardi un reflusso dalla Scandinavia meridionale all’Europa centrale da culture del complesso Funnel Beaker (cultura del bicchiere imbutiforme, caso B1 e B2) , poi ancora un  afflusso genetico dall’Oriente dalla cultura della Ceramica cordata (caso C), e infine l’afflusso genetico da Ovest con la cultura campaniforme (caso D). Ognuno di questi eventi ha contribuito alla formazione delle attuali diversità mitocondriali in Europa centrale”, ha dichiarato Guido Brandt a Gaianews.it.

Lo studio di Brandt  e Haak presenta, a detta degli autori, “il più grande database di dati sul DNA antico, e supera qualsiasi delle precedenti ricerche”. Secondo Haak “ancora più importante è il fatto che questi dati siano stati raccolti in una regione particolare e riflettano un profilo cronologico dettagliato sulle diversità mitocondriali. Abbracciano infatti 4000 anni di preistoria (dall’introduzione dell’agricoltura durante la prima metà del 6 ° millennio aC alle prime comunità dell’età del bronzo nel primo semestre del 2 ° millennio aC). Questo record di varietà genetica nella regione di Mittelelbe-Saale ha permesso di osservare direttamente le modifiche in ‘tempo reale’.”

Ma quanto sono distanti gli europei moderni dalle popolazioni analizzate nel vostro studio? Secondo Wolfgang Haak  lo studio indica quantomeno che le popolazioni del tardo neolitico sono più simili agli europei di oggi rispetto al primo e medio periodo Neolitico. “La somiglianza più alta tra le antiche culture di Mittelelbe-Saale e gli europei di oggi può essere vista sulle persone dalla cultura campaniforme, che si basa su una frequenza elevata di aplogruppo H, che è anche l’aplogruppo più frequente nelle popolazioni dei nostri giorni dell’Europa (circa 40-50%)”, precisa Haak.

Perché viene utilizzato il DNA mitocondriale? Guido Brandt ha spiegato: “Il DNA mitocondriale è strettamente ereditato dalla madre. Combinato con un tasso relativamente alto di mutazione, ha determinato una elevata diversità di lignaggi mitocondriali con una chiara struttura gerarchica, come la struttura che permette di monitorare la linea materna attraverso il tempo. Inoltre, i lignaggi mitocondriali mostrano modelli di distribuzione geografica, il che significa che la variabilità mitocondriale differisce tra regioni geografiche lontane e lo rende adatto per indagare i cambiamenti genetici delle popolazioni. Queste informazioni filogeografiche possono essere utilizzate anche per informare circa le potenziali origini geografiche delle popolazioni preistoriche. Un vantaggio particolare del DNA mitocondriale per l’analisi del DNA antico è l’alto numero di copie che è di circa 1000 volte superiore a quello del DNA nucleare e  ne aumenta la possibilità di conservazione sufficiente per le analisi genetiche.”

Foto: T. Hartmann

Foto: T. Hartmann

Lo studio di Ruth Bollongino si concentra invece sulla separazione di alcune popolazioni di raccoglitori che non si sono adeguati all’agricoltura. Ma non solo, Bollongino e il suo team hanno scoperto che non si sono nemmeno molto ibridati con i nuovi arrivati, che praticavano l’agricoltura. “La principale scoperta è che i raccoglitori hanno mantenuto il loro stile di vita molto più a lungo di quanto si pensasse, in particolare avendo vissuto ‘accanto’ alle comunità agricole. La documentazione archeologica non fornisce alcuna prova di questa prolungata esistenza e fino ad oggi si è creduto che i raccoglitori fossero diminuiti o si fossero rapidamente adattati all’agricoltura nel corso dei primi anni del Neolitico. Il nostro secondo dato è che a differenza dei primi agricoltori, non possiamo escludere la continuità di popolazione tra gli agricoltori del tardo Neolitico e gli europei dei nostri giorni. In altre parole, la base per la moderna diversità genetica europea può essere trovata nel tardo Neolitico”, ha detto Bollongino a Gaianews.it.

Perché i cacciatori-raccoglitori tendevano a rimanere lontani dalle nuove popolazioni di agricoltori? “Non sappiamo – continua Bollongino – quale dei gruppi sia responsabile di questo confine culturale. Ma sarebbe anche sbagliato dire che sono rimasti completamente separati. Hanno condiviso infatti lo stesso luogo di sepoltura, e dai primi reperti archeologici possiamo supporre che  si siano scambiati dei beni. Hanno condiviso la stessa zona, ma i matrimoni misti sembravano essere possibili solo per alcune donne che si erano trasferite nella comunità agricola. I limiti sul matrimonio potrebbero essere stati attuati in parte per mantenere l’identità culturale del gruppo.”

In quel periodo poteva essere considerato migliore lo stile di vita di un contadino o di un cacciatore-raccoglitore? “E’ noto che i raccoglitori  avevano bisogno di meno tempo al giorno (3-5 ore) per garantire la loro alimentazione quotidiana, mentre quello del contadino era un lavoro a tempo pieno. Il vantaggio di essere un contadino era però la capacità di poter nutrire più persone. Questo era dovuto principalmente ad un migliore accesso ai carboidrati e alla capacità di conservare i generi alimentari. Le comunità agricole possono crescere, i gruppi di cacciatori-raccoglitori sono, a seconda della capacità di carico del loro ambiente, di dimensioni limitate.”

Infine, quanto noi europei siamo rimasti geneticamente simili a queste popolazioni? Sembrerebbe davvero poco, ma almeno sappiamo che le prime differenziazioni siano avvenute alla fine del Neolitico:  “Abbiamo dimostrato in studi precedenti che i primi agricoltori migrarono in Europa centrale durante il primo Neolitico, ma non siamo in grado di vedere alcuna continuità genetica tra loro e gli europei attuali. Al contrario, i nostri dati del tardo neolitico non ci permettono di rifiutare la continuità tra le popolazioni. Ciò sta a significare che le basi della diversità genetica degli europei moderni si trovano alla fine del Neolitico. Che cosa sia successo però tra il primo e il tardo Neolitico è ancora da chiarire”, conclude Bollongino.

 

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