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Nuova placca si aggiunge alla storia della tettonica del Pacifico centro-orientale

Scritto da Leonardo Debbia il 24.08.2017

Una microplacca scoperta sulla costa occidentale dell’Ecuador aggiunge un altro pezzo al puzzle della tettonica terrestre, secondo gli scienziati dell’Università Rice di Houston, Texas.

I ricercatori, guidati dal geofisico Richard Gordon, hanno scoperto la microplacca, che hanno chiamato ‘Malpelo’, esaminando nell’Oceano Pacifico orientale, ad ovest delle Isole Galapagos, la zona d’incontro di due placche più piccole, la Placca di Cocos e la Placca di Nazca, con la costa sudamericana.

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La nuova placca Malpelo aggiorna la tettonica delle placche tra le isole Galapagos e la costa sudamericana (credit: Tuo Zhang / Rice University)

Il nome di ‘Malpelo’ deriva dall’isola omonima e da una cresta sottomarina che, insieme, costituiscono le parti più elevate della placca, la cui scoperta – la prima in quasi un decennio – porta a 57 il numero complessivo delle placche in cui è frammentata la crosta terrestre.

La ricerca di Gordon, effettuata con i collaboratori Tuo Zhang, Jay Mishra e Chengzu Wang, tutti della Rice, è stata pubblicata sulla rivista Geophysical Research Letters.

Ora, ci si chiederà come facciano i geologi ad individuare una nuova placca.

In questo caso, sono stati studiati attentamente i movimenti delle altre placche vicine e la loro comune evoluzione, ricostruita attraverso il calcolo dei movimenti estremamente lenti cui sono soggette e la cui velocità viene misurata in millimetri o centimetri all’anno.

La placca litosferica del Pacifico compresa nel famoso ‘Ring of Fire’ – l’anello di fuoco costituito dalla cintura dei vulcani disposti lungo i margini tra il continenti asiatico ad ovest e il continente americano ad est – è una delle 12 grandi placche rigide che si muovono scorrendo sul mantello terrestre che, in relazione ai tempi geologici, si comporta come un fluido.

Le interazioni ai bordi delle placche in movimento sono la fonte della maggior parte dei terremoti che avvengono sul nostro pianeta e dal momento che i bordi delle placche non sono lisci e ben delineati come tasselli di un mosaico, ma slabbrati e frammentati, sono numerose le piccole placche derivate dal parziale e disomogeneo sgretolamento dei bordi, che vanno a riempire le lacune tra le placche più grandi.

Un modo per comprendere come si muovono le placche è quello di studiare i circuiti di movimento  che quantificano come la velocità di rotazione di un oggetto facente parte di un gruppo di oggetti – ovvero la sua velocità angolare – coinvolga tutti quanti gli altri.

I tassi di espansione del fondo marino sono determinati dalle anomalie magnetiche marine in combinazione con gli angoli con cui le placche scivolano l’una sull’altra nel corso del tempo e dal calcolo di  questi si può stabilire la velocità di rotazione delle placche.

Senza addentrarci oltre nella dinamica terrestre, assumiamo con Gordon che “sommando la velocità angolare delle  placche in esame, il risultato avrebbe dovuto essere uguale a zero, cosa che non è accaduta in questo caso. E’ stato invece appurato che la velocità angolare ammonta a circa 15 millimetri all’anno”.

Questi calcoli matematici hanno indotto gli studiosi ad ammettere che tra le placche Pacifica-Cocos e Nazca doveva essere presente una placca fino a quel momento ‘ignota’.

Gli studi precedenti avevano ritenuto che la regione ad est della Faglia di Panama fosse una porzione della placca di Nazca, ma i ricercatori di Rice hanno trovato che quest’area si muove in maniera indipendente.

“Osservandone i movimenti, abbiamo capito che si trattava di una placca diversa dalla placca di Nazca”, dichiara Gordon. “E infatti si trattava di una nuova placca; la placca Malpelo”.

La prova dell’esistenza della placca Malpelo è venuta dalla individuazione di un bordo piatto che corre dalla Faglia trasforme di Panama verso est fin dove interseca una profonda fossa oceanica al largo delle coste dell’Ecuador e della Colombia.

Si ricorda che una faglia trasforme è una spaccatura della crosta terrestre i cui movimenti avvengono orizzontalmente.

“Un bordo di questo tipo è meglio descritto come una serie di piccole faglie difficili da individuare, piuttosto che una cresta o una faglia trasforme, che definisce nitidamente i bordi di due placche”, spiega Gordon. “Dato che i terremoti lungo questi bordi sono poco avvertiti e meno frequenti rispetto alle faglie trasformi, nelle registrazioni sismiche c’erano poche informazioni per avere indicazioni utili”.

I calcoli matematici, tuttavia, pongono ancora interrogativi.

Con la placca Malpelo, infatti, non si chiude il circuito di movimento delle placche accennato sopra.

“Il valore della velocità angolare attorno a quest’area scende, ma non a zero, bensì solo a 10-11 millimetri all’anno e la contrazione della placca del  Pacifico non spiega questo valore”, afferma.

Zhang. “Dal momento che studiamo la deformazione globale, dobbiamo capire il significato di questa ‘anomalia’, che, secondo noi, è spiegabile solo con la presenza di un’altra placca che, al momento, manca all’appello”.

Che si tratti della placca numero 58?

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