Gaianews

Il misterioso ritorno di popolazioni eurasiatiche in Africa 3000 anni fa

Scritto da Leonardo Debbia il 23.10.2015

Dall’esame del primo antico genoma umano, mai rilevato prima d’ora in Africa ed ora sequenziato, si apprende che intorno ai 3000 anni fa si verificò una consistente ondata migratoria dall’Eurasia occidentale verso l’Africa.

La scoperta, effettuata da ricercatori dell’Università di Cambridge, riveste una importanza molto più grande di quanto si possa immaginare, dal momento che l’evento ha sicuramente influenzato la composizione genetica delle popolazioni in tutto il continente africano.

Il genoma analizzato è stato acquisito dal cranio di un uomo sepolto a faccia in giù 4500 anni fa nella Mota Cave, una grotta sugli altipiani dell’Etiopia, fresca e abbastanza asciutta da consentire la conservazione del DNA per migliaia d’anni.

europei-in-africa

Ingresso della Mota Cave, sugli altipiani etiopici. Crediti: Kathryn e John Arthur

Da sottolineare che finora le analisi di antichi genomi erano state circoscritte esclusivamente a campioni provenienti da regioni settentrionali o artiche.

Questo studio, come già detto, è il primo in cui un antico genoma sia stato recuperato e sequenziato in Africa, la fonte di ogni diversità genetica umana.

I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Science.

L’inaspettato evento migratorio, avvenuto circa 3000 anni fa e conosciuto anche come ‘Riflusso eurasiatico’, interessò popolazioni provenienti da regioni dell’Europa occidentale e dell’Eurasia, quali il Medio Oriente e l’Anatolia, che in un breve lasso di tempo tornarono ad insediarsi nuovamente nel Corno d’Africa.

Il genoma ha permesso ai ricercatori di eseguire un confronto genetico su scala millenaria e a determinare che queste popolazioni erano strettamente correlate con gli agricoltori del Neolitico antico che 4000 anni prima avevano introdotto l’agricoltura in Europa.

Confrontando l’antico genoma con il DNA degli africani moderni, il team è stato in grado di dimostrare che non solo le attuali popolazioni dell’Africa orientale, in virtù di questo evento, hanno il 25 per cento di antenati eurasiatici, ma che le popolazioni africane di tutti gli angoli del continente – dal lontano ovest all’estremo sud – hanno almeno il 5 per cento del loro genoma riconducibile a questa immigrazione eurasiatica.

Secondo i ricercatori, i risultati forniscono la prova che questo ‘riflusso’ ebbe dimensioni e influenza di gran lunga più grandi di quanto ci si aspettasse.

L’ondata migratoria fu forse equivalente a un quarto degli occupanti del Corno d’Africa dell’epoca e, dopo l’invasione della regione, diffuse i propri geni nell’intero continente.

“L’insieme di popolazioni eurasiatiche che invase il Corno d’Africa si aggirò sul 25-30 per cento della popolazione autoctona. Ora, la domanda fondamentale da porsi è piuttosto: che cosa spinse questa gente ad un ritorno migratorio così brusco?”, si chiede il dr.Andrea Manica, docente di Zoologia a Cambridge e autore senior dello studio.

La causa del movimento di Eurasiatici verso l’Africa rimane, al momento, un mistero, forse legato alle condizioni climatiche. O forse no.

Le prove archeologiche mostrano che questa invasione pacifica coincise con l’arrivo in Africa orientale di colture del Vicino Oriente, quali il grano e l’orzo, suggerendo che i migranti abbiano contribuito a sviluppare nuove forme di agricoltura nella regione.

Lo studio conclude ipotizzando che i migranti eurasiatici siano stati i discendenti diretti di una popolazione molto vicina agli agricoltori neolitici che, circa 7000 anni fa, avevano introdotto l’agricoltura dal Vicino Oriente nell’Eurasia occidentale, prima di ‘rientrare’ nel Corno d’Africa, 4000 anni dopo.

“E’ abbastanza singolare che, geneticamente parlando, questa sia la stessa popolazione che aveva lasciato in precedenza il Vicino Oriente”, afferma Jones Eppie, genetista del Trinity College di Dublino, che ha eseguito il sequenziamento del genoma in laboratorio.

“Mentre il patrimonio genetico del Vicino Oriente è cambiato completamente negli ultimi mille anni, gli equivalenti moderni più vicini a questi migranti neolitici risultano i sardi, forse perché la Sardegna è una terra rimasta realmente ‘isolata’, fuori dai percorsi tradizionali, per un lungo periodo”, spiega Jones. “Gli agricoltori, una volta individuata la rotta della Sardegna, stabilirono sull’isola una vera e propria ‘capsula temporale’. L’ascendenza sarda resta, in ogni caso, la più prossima al Vicino Oriente antico”.

L’antico genoma Mota consente agli studiosi di fissare anche un altro importante avvenimento legato alla migrazione eurasiatica: l’espansione Bantù, che 3000 anni fa all’incirca avrebbe contribuito a diffondere i genomi eurasiatici negli angoli più remoti del continente nero.

I ricercatori hanno individuato anche adattamenti genetici per la vita in quota e la mancanza di geni per la tolleranza al lattosio, tutti tratti genetici comuni alle popolazioni attuali degli altipiani etiopi, portando a concludere che questi sarebbero i diretti discendenti dell’uomo Mota.

“Il sequenziamento dei genomi antichi sta cambiando il nostro modo di ricostruire le origini dell’uomo”, afferma Manica. “Queste nuove tecniche gettano sempre più luce sui movimenti dei nostri primi antenati”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA