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I più antichi ominidi iniziarono a camminare a Laetoli

Scritto da Leonardo Debbia il 10.01.2022

Fino a qualche tempo fa la più antica prova inequivocabile di deambulazione eretta nella storia dell’uomo era fornita dalle impronte scoperte a Laetoli, in Tanzania, nel 1978 dalla paleontologa Mary Leakey e dal suo team.

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Queste orme erano riconducibili ad esseri bipedi, probabili ominidi di 3,7 milioni di anni fa.

Nel 1976, sempre a Laetoli, nel vicino sito A, era stata parzialmente osservata una prima serie di impronte poco chiare, misteriose, di incerta attribuzione; scoperta presto accantonata con l’ipotesi che si trattassero di orme lasciate da un orso che camminava sulle zampe posteriori.

Tuttavia, qualche studioso non rimase soddisfatto dalla conclusione dei colleghi.

E così una recente ricognizione dello stesso sito A di Laetoli e una minuziosa analisi comparativa delle impronte hanno ora fatto cambiare idea ai ricercatori, che le hanno attribuite ad un primigenio ominide bipede.

Questo è quanto è stato riportato sulla rivista Nature.

“Dato che gli studi degli ultimi trent’anni avevano evidenziato caratteristiche peculiari della locomozione dei primi esseri umani, fu deciso di esaminare nuovamente le impronte rinvenute nel 1976 e attribuite frettolosamente ad un orso”, afferma l’autore leader del nuovo studio, dott.ssa Ellison McNutt, docente presso l’Heritage College of Osteopathic Medicine della Ohio University, specializzata nello studio della biomeccanica dell’andatura eretta dei primi esseri umani comparata a quella degli orsi, soprattutto vedendo il contatto dell’osso del tallone con il terreno.

McNutt ha osservato attentamente le impronte del sito A di Laetoli, confrontandole con le impronte degli ominidi dei siti G ed S dello stesso sito, che erano state generalmente attribuite ad Australopithecus afarensis, la famosissima ‘Lucy‘.

A far ritenere ai primi ricercatori di trovarsi davanti alle orme di un orso che camminava eretto sulle zampe posteriori era stata la notevole differenza tra le impronte del sito A e quelle dei siti G e S.

Per risolvere la questione una volta per tutte, nel giugno 2019 un team di ricerca internazionale guidato da Charles Musiba, docente di antropologia all’Università del Colorado, Denver, si è recato a Laetoli, dove i ricercatori hanno ripulito e analizzato le cinque impronte fossili consecutive, identificandole per una sequenza di tracce che non riconducevano affatto ad un orso, ma parevano piuttosto compatibili con la camminata di un ominide primitivo sconosciuto.

Per gli studiosi, le grandi impronte del grosso tallone e dell’ alluce erano prove esaustive, e per questo sono state misurate, fotografate e scansionate in 3D, dopo esser state conftrontate con impronte di orsi neri (Ursus americanus), scimpanzè (Pan troglodytes) e umani (Homo sapiens).

“Nella loro andatura, gli orsi fanno passi molto ampi, oscillando avanti e indietro”, osserva Jeremy DeSilva docente di antropologia a Dartmouth. “Gli orsi non avrebbero potuto lasciare orme simili alle impronte del sito A di Laetoli, dato che la muscolatura dell’anca e la forma del ginocchio non gli avrebbe consentito il movimento e l’equilibrio risultanti”.

Tutte le ricerche fanno convergere i risultati su una specie particolare di ominide, diverso tuttavia dall’ Australopithecus afarensis dei siti G e S di Laetoli.

Questa constatazione apre un nuovo scenario della regione, in cui probabilmente, in quell’epoca lontana, si aggiravano varie specie di ominidi che, ognuna con caratteri specifici, condividevano le loro andature e le loro vite per aprire la strada all’avvento decisivo e vincente dei Sapiens e dei loro successori.

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