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Acqua sulla Luna: diffusa e in quantità maggiore del previsto

Scritto da Leonardo Debbia il 05.03.2018

Una nuova analisi dei dati raccolti da due missioni lunari proverebbe che l’acqua sulla Luna è   ben distribuita su tutta la superficie, non già relegata in una particolare regione o tipologia di terreno.

L’acqua, per quanto risulti difficilmente accessibile, non solo sembra essere presente, ma anche non suscettibile di subìre oscillazioni tra il giorno e la notte lunari.

Queste scoperte aiuteranno i ricercatori a capire meglio l’origine dell’acqua sulla Luna, mostrando, nel contempo, quanto sarebbe importante poterla utilizzare come risorsa.

La Luna. Immagine dagli archivi del Goddard Space Flight Center della NASA

La Luna. Immagine dagli archivi del Goddard Space Flight Center della NASA

Se la Luna avesse acqua a sufficienza e se ne fosse ragionevolmente conveniente l’estrazione, i futuri esploratori potrebbero usarla sia come acqua potabile che per estrarne idrogeno, necessario per la produzione di combustibili, e ossigeno da respirare.

“Abbiamo osservato che non importa quale ora del giorno o quale latitudine si prenda in considerazione; il segnale che indica l’ acqua è sempre presente”, dice Joshua Bandfield, ricercatore presso lo Space Science Institute di Boulder, in Colorado, autore leader del nuovo studio, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Nature Geosciences. “La presenza di acqua non sembra dipendere dalla composizione della superficie lunare e non scorre in rivoli, ruscelli o fiumi, ma resta ferma nelle rocce”.

I risultati contraddicono alcuni studi precedenti che segnalavano maggiori quantità d’acqua alle latitudini polari della Luna, nonché variazioni, sia in aumento che in diminuzione, dell’intensità del suo segnale in base al giorno lunare (equivalente a 29,5 giorni terrestri).

Alla luce di questi dati, alcuni ricercatori avevano ipotizzato che le molecole d’acqua sarebbero state in grado di muoversi sotto la superficie lunare fino a trovarsi nelle trappole fredde, le zone scure dei crateri nelle vicinanze dei poli lunari.

Nelle scienze planetarie, con il termine ‘trappola fredda’ viene indicata una regione a temperatura talmente bassa che il vapore acqueo e altre sostanze volatili che vi giungano in contatto possono rimanervi stabili, allo stato solido, per un lungo periodo di tempo; anche diversi miliardi di anni.

Alle conclusioni attuali si è giunti grazie al confronto tra i dati trasmessi dal Diviner Instrument della sonda Lunar Reconnaissance Orbiter della NASA e le temperature raccolte dal Moon Mineralogy Mapper, lo spettrometro della NASA installato a bordo della sonda indiana Chandrayaan-1.

L’analisi ha consentito di distinguere la luce riflessa dalla superficie lunare laddove c’è l’acqua dalla luce emanata dalla Luna quando si alzano le temperature.

La nuova scoperta di acqua ampiamente diffusa nelle rocce e relativamente immobile fa pensare che, dal punto di vista chimico, potrebbe essere presente principalmente come OH, un gruppo ‘ossidrile’ parente più reattivo della molecola H2O, che non rimane isolato a lungo, ma tende ad unirsi ad altre molecole o, in legami OH-OH per formare molecole d’acqua, che dovrebbero poi essere comunque estratte dai minerali.

I risultati, stando ai ricercatori, indicherebbero che i gruppi ossidrili OH e le molecole H2O sarebbero dovuti al vento solare che colpisce la superficie lunare, sebbene il team non escluda che potrebbero anche provenire dalla Luna stessa, rilasciati lentamente dai minerali profondi in cui sarebbero rimasti bloccati dal momento della formazione della Luna.

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