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Il Nono Pianeta, un mondo che non dovrebbe esistere

Scritto da Leonardo Debbia il 12.05.2016

All’inizio di quest’anno, gli stessi scienziati che avevano retrocesso Plutone da pianeta a pianeta-nano, hanno prodotto le prove dell’esistenza del Planet Nine, il Nono pianeta del Sistema solare.

Il nuovo pianeta avrebbe una massa simile a quella di Nettuno e girerebbe attorno al Sole su un’orbita ellittica, 10 volte più lontano della distanza esistente tra il Sole e Plutone.

Da allora, gli scienziati hanno teorizzato su come questo pianeta possa essere finito su un’orbita tanto lontana, dubitando persino della sua reale esistenza.

A causa di quest’ultimo dubbio, nell’introduzione è stato usato il condizionale.

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Raffigurazione di fantasia del Planet Nine. Credit: Caltech / R. Hurt (IPAC)

Anche se comunque la presenza di questo pianeta rimane, al momento, un mistero, una nuova ricerca degli astronomi dell’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics (CfA), cercando di far luce sulla questione della sua genesi, prende in esame una serie di scenari possibili, non tralasciando anche quelli considerati i più improbabili.

“Le prove che il Nono Pianeta esista ci sono, ma non si può spiegare con altrettanta certezza come questo occupi realmente la posizione in cui noi lo abbiamo collocato”, dichiara Gongjie Li, autore di un articolo in proposito sulla rivista Astrophysical Journal Letters.

Secondo gli scienziati, il Nono Pianeta orbita attorno al Sole ad una distanza variabile dai 40 a 140 miliardi di miglia, vale a dire da 400 a 1500 unità astronomiche.

Per maggior chiarezza, si ricorda che l’unità astronomica, o AU, è pari alla distanza media della Terra dal Sole, circa 93 milioni di miglia.

E questa distanza lo colloca ben al di là di tutti gli altri pianeti del nostro Sistema solare.

E’ legittimo, allora, porsi una domanda: “Questo pianeta si è formato lì, sull’orbita dove si trova adesso, o si è formato altrove e solo in un secondo tempo si è ‘stabilito’ sull’orbita attuale?”.

Gongjie Li e il suo collaboratore Fred Adams, dell’Università del Michigan, hanno condotto centinaia di simulazioni al computer, restringendo poi a tre le conclusioni più attendibili.

La prima, e la più probabile, è che una stella di passaggio abbia attratto a sé il pianeta fuori dal Sistema solare su un’orbita più ampia, la cui forma fortemente ellittica troverebbe così una sua spiegazione.

Questa prima ipotesi sarebbe compatibile anche con la presenza di migliaia di vicini di casa del Sole, che di fatto erano ancor più numerosi durante la storia iniziale del nostro Sistema solare.

Tuttavia, una stella del tipo ipotizzato, dopo aver attratto il pianeta al di fuori del Sistema solare, lo avrebbe probabilmente disperso nello spazio, piuttosto che lasciarlo su un’orbita tanto lontana dal suo Sole.

Gongjie Li e Fred Adams pensano che questa ipotesi possa avere una percentuale di probabilità pari al dieci per cento, anche a causa della eccessiva distanza dell’orbita attuale.

Riguardo il problema della distanza, tuttavia, gli astronomi Scott Kenyon, del CfA, e Benjamin Bromley, dell’Università dello Utah, dopo le simulazioni al computer effettuate nel costruire altri scenari per l’origine del Nono Pianeta, in due documenti presentati all’Astrophysical Journal, sostengono di avere delle spiegazioni che giustificherebbero la grande ampiezza dell’orbita .

I due studiosi propongono due scenari: nel primo, il Nono pianeta si sarebbe formato molto più vicino al Sole e in un secondo tempo, a seguito di una interazione con i giganti gassosi Giove e Saturno, avrebbe potuto essere spinto sempre più verso il margine estremo del Sistema solare, mantenendolo su questa orbita estremamente lontana.

Il secondo scenario prevede, invece, che il pianeta si sia formato lontano, già sull’orbita attuale. Con una giusta combinazione tra la massa del disco iniziale e la sua durata, si sarebbe poi potenzialmente consolidato il pianeta.

Tornando a Li e Adams, una loro seconda ipotesi parte dal presupposto che il Sole è nato in un gruppo stellare in cui le interferenze con le altre stelle erano frequentissime. Un’orbita eccessivamente ampia del Nono Pianeta potrebbe essere allora spiegata con una maggiore probabilità che il pianeta sia il risultato di una espulsione di materia da qualche altra stella, nel corso di questi incontri.

La terza ipotesi formulata interpreta il Nono Pianeta, nonostante la formazione contemporanea agli altri, dopo che il Sole aveva già lasciato il suo gruppo di origine, come un probabile ritardatario, per cause ignote, nel raggiungimento dell’attuale orbita.

Da Li e Adams sono state avanzate, inoltre, due ipotesi estreme: il Nono Pianeta sarebbe di provenienza extra-solare. Appartenente ad un’altra stella, sarebbe stato attratto, non si sa come, nel nostro Sistema solare; oppure, sarebbe stato un pianeta ‘libero’, senza stella di riferimento, fluttuante nello spazio, e catturato allorchè si è avvicinato troppo al nostro Sole.

In realtà, le probabilità di questi due ultimi scenari sono inferiori al due per cento, dicono i due astronomi.

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