La sonda Rosetta dell’Agenzia Spaziale Europea si è finalmente risvegliata dopo anni di letargo ieri notte e ha “telefonato a casa”, un segnale convenzionale che ha viaggiato nello spazio per 800 milioni di chilometri verso la Terra, per raggiungere gli scienziati dell’ESA in attesa del fatidico evento.

Credits: ESA–C. Carreau/ATG medialab
I sistemi sulla sonda spaziale senza equipaggio sono stati riaccesi e hanno inviato il segnale correttamente. L’antenna del centro spaziale di Darmstadt, in Germania, lo hanno ricevuto alle 19.17 di ieri (ora italiana). Ora la sonda si prepara ad entrare nella fase finale della sua missione che prevede uno storico incontro con la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. I sistemi erano stati spenti nel 2011 per risparmiare energia, lasciando gli scienziati senza notizie della sonda per due anni e mezzo circa.
Il team di controllo della missione Rosetta presso l’ESA ha detto che ora si tratterà di istruire Rosetta con nuovi comandi predefiniti, che impiegheranno circa 45 minuti per raggiungere la navicella a causa della grande distanza del veicolo spaziale. Questo significa che ci vorrà almeno un’ora e mezza per inviare un comando e ricevere la conferma di avvenuta ricezione o di esecuzione. Per capire quanto lontano la sonda di è spinta, un segnale luminoso impiega circa 8 minuti a percorrere la distanza tra la Terra e il Sole.
“Non conosciamo lo stato del veicolo spaziale”, ha detto Paolo Ferri, capo delle operazioni della missione presso l’Agenzia Spaziale Europea. “C’è la possibilità che non sentiremo più nulla. Due anni e mezzo sono un tempo lungo. Stiamo parlando di sofisticate parti elettroniche e meccaniche. Abbiamo preso tutte le precauzioni possibili perché questo non accada, ma naturalmente non possiamo escludere che ci possano essere problemi.”
Rosetta è il nome di una stele di pietra che ha permesso agli archeologi di decifrare gli antichi geroglifici egiziani. Gli scienziati sperano che i risultati della sonda aiuteranno a capire la composizione delle comete e, quindi, a scoprire di più sulle origini e l’evoluzione del nostro sistema solare.
Le comete sono considerate come capsule del tempo in viaggio nel nostro sistema solare, perché sono sostanzialmente rimaste invariate per 4,6 miliardi di anni, da quando il nostro sistema solare iniziò a formare i pianeti e a condensarsi in come lo conosciamo oggi. Gli scienziati hanno ipotizzato che le comete – che sono essenzialmente delle giganti palle di ghiaccio sporco – possano essere responsabili per la presenza di acqua su alcuni pianeti, in primis la Terra ma anche Marte, che almeno in passato – ormai è acclarato – conteneva considerevoli quantità di acqua. Come gli asteroidi, le comete rappresentano anche una minaccia teorica alla vita sulla Terra.
“Nel corso dei millenni le comete hanno effettivamente influenzato la nostra evoluzione”, ha detto Ferri. “Ci sono molte teorie sulle comete che hanno colpito la Terra causando catastrofi globali. Quindi la comprensione delle comete è anche importante capire come in futuro si potrebbe fare per difendere la Terra dalle comete.” E comprendere la composizione esatta di una cometa è un primo passo in questa direzione.
Se tutto va come previsto, Rosetta dovrebbe raggiungere la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko nei prossimi mesi e compiere una serie di manovre per osservare la cometa – un enorme ammasso di roccia e ghiaccio di con un diametro di 2,5 chilometri. Inoltre, la sonda è provvista di un modulo di atterraggio che si staccherà da essa e dovrà andare a posarsi sulla superficie ghiacciata della cometa il prossimo mese di novembre.
Il lander, che si chiama Philae, scaverà nel suolo della cometa e analizzerà campioni di materiale con i suoi strumenti di bordo.
La sonda e il suo lander continueranno a inviare dati sulla composizione della cometa fino a quando le batterie non moriranno o i detriti emessi dalla cometa non arrecheranno danni irreparabili ai sensibili strumenti scientifici.
Non è la prima volta che si tenta un avvicinamento ad una cometa. Già nel 2005 la NASA aveva lanciato una sonda, chiamata Deep Impact, su una cometa, ma la tecnica era abbastanza diversa. In quel caso gli scienziati da terra hanno osservato le emissioni luminose del materiale sprigionatosi dalla cometa, per comprendere la composizione chimica in maniera indiretta.
Questa è la prima volta che si tenta di portare un vero e proprio laboratorio di chimica su una cometa, per studiare il loco la sua esatta composizione.
Anche la NASA sta progettando una nuova missione per catturare una roccia spaziale tra il 2019 e il 2021. L’agenzia sta esaminando l’invio di una nave spaziale robotica che dovrebbe prendere al laccio un piccolo asteroide per modificargli l’orbita, costringendolo ad orbitare attorno alla Luna per poi osservarlo, magari grazie a astronauti in carne e ossa, a “due passi da casa”.