
Q19 è il nome di un interessante centro commerciale di Vienna, frutto del recupero di un vecchio complesso industriale - fonte www.peterlorenz.com
La conferenza dal titolo Shopping Landscape (Paesaggio degli acquisti) è partita un po’ in tono minore, con l’annuncio che Marc Augè s’era sbagliato quando teorizzava come i supermercati fossero l’esempio principe dei nonluoghi, quei posti senza anima appollaiati nelle periferie nelle nostre città e che spersonalizzano l’esperienza umana, il paesaggio e in ultimo, nel loro essere uguali a se stessi in ogni angolo del pianeta, ci fanno sentire cittadini di quel villaggio globale di cui, però, nessuno ha mai chiesto la cittadinanza.
A parlare, nell’evento organizzato durante la fiera della ceramica CERSAIE di Bologna, un appuntamento immancabile per gli operatori del settore, era Peter Lorenz, architetto austriaco che lavora spesso – manco a dirlo – per importanti catene di ipermercati austriache e tedesche.
La riflessione di Lorenz è partita dalla suggestione del primo architetto ad aver pensato ad un Mall – ipermercato in inglese americano- , Victor Gruen, un austriaco emigrato negli Stati Uniti, che non aveva in mente mostri nella campagna appena fuori dai centri urbani, bensì qualcosa che ricreasse la vita e lo spirito della città, quindi luoghi in cui vivere e non solo consumare. Ed è lo stesso architetto ad aver pensato alle isole pedonali in città, quelle zone dei centri storici dove non si può circolare in macchina e che oggi si sono diffuse in Europa e in Italia ma che nascono (non avrei mai indovinato) negli Stati Uniti da un’idea di un immigrato austriaco.
Comunque, al di là di essere d’accordo o no con le raffinatezze antropologiche di Marc Augè, il problema delle grandi strutture commerciali è soprattutto la forte sensibilità alle crisi economiche, perché le persone vanno lì solo per acquistare, e non basta che qualcuno scriva che ci sono ragazzini che hanno eletto i centri commerciali a nuovi luoghi di ritrovo per evitare che la crisi costringa alla chiusura queste strutture faraoniche. I centri storici hanno delle economie più resistenti alle crisi perché la gente ci va a passeggiare, va a teatro, al cinema, al bar. Ecco quindi che Lorenz dimostra come l’idea del Mall sia nata bene, ma col tempo i costruttori hanno preso solo quello che interessava nel breve periodo, fare soldi con gli affitti delle gallerie commerciali e dei supermercati.
In questo senso, quindi, è vero il titolo dell’articolo, i Mall e i suoi cloni europei e italiani (tantissimi) sono destinati a morire, ad essere dimenticati e, speriamo, a scomparire dalle nostre periferie. Addirittura negli Stati Uniti esiste un sito internet, ormai storico, che si chiama proprio www.deadmalls.com e che celebra, diciamo, il fenomeno dei centri commerciali che muoiono. Se date un’occhiata a questa interessante testimonianza con le foto dei supermercati vuoti e decadenti, in qualche modo anche affascinanti e nostalgici, si capisce una cosa molto precisa: quando termina la possibilità di uso di un luogo di “produzione”, ecco che l’oggetto si trasforma in un “rifiuto”. E’ successo con le grandi aree industriali in Inghilterra prima e in tutto il resto del mondo poi e sta succedento per gli ipermercati, negli Stati Uniti prima e in Europa e in Italia oggi (e domani).
Ma l’architetto Lorenz ci confida che mentre gli ipermercati come li conosciamo oggi spariranno, i centri commercial culturali nasceranno e si moltiplicheranno. Questi nuovi enti, che per ora sono ancora rari ma che stanno nascendo in Austria, nell’Europa del nord e che si diffonderanno anche in Italia, hanno varie caratteristiche che li rendono nuovi e diversi.
A differenza degli ipermercati tradizionali, non nascono nella campagna (cementificandola e spesso mangiandosi i terreni pianeggianti, i migliori per la produzione agricola) ma nei quartieri cittadini, magari recuperando vecchie strutture industriali abbandonate.
Hanno meno parcheggi e sono integrati con la rete di trasporto pubblico, per ridurre notevolmente l’uso di automobili. In un supermercato realizzato da Lorenz in Austria avevano costruito parcheggi calcolando che i clienti che avrebbero usato i mezi pubblici sarebbero stati circa il 15%, mentre oggi sono il 38% dei clienti.
Hanno strutture ricreative e servizi come banche, uffici postali, asili, teatri, piazze con attività programmate e luoghi all’aperto in cui la struttura si integra con gli spazi pubblici cittadini.
Sono integrati nei quartieri residenziali e, soprattutto, torna l’attenzione alla bellezza estetica delle strutture, alla riduzione del consumo energetico (di cui i vecchi ipermercati sono i campioni al contrario).