Questo è il commento che Daila Zaida, attivista politica egiziana ha rilasciato nel suo blog riguardo la nuova legge sulle ONG approvata in via definitiva, in parlamento questa settimana.
All’inizio di Aprile infatti, il Consiglio della Shura, vale a dire la Camera alta del Parlamento egiziano, ha approvato una nuova legge che regola il lavoro delle ONG, sia locali che straniere. Siccome la camera bassa del parlamento è attualmente sciolta, il Consiglio della Shura, la cui maggioranza è composta da rappresentanti della nota Fratellanza islamica guidata dal presidente Morsi, ha in questo momento autorità legislativa di approvare o meno norme urgenti.

Saad Eddin Ibrahim, attivista egiziano
La nuova legge sulle ONG è stata redatta dal direttivo dei Fratelli Mussulmani insieme al partito, conservatore, della Giustizia (PLG) senza consultare la società civile direttamente interessata, nonostante il fatto che alcune tra le più importanti ONG operanti in terra egiziana avessero avanzato altre proposte fin da febbraio.
Tutto fa pensare che tale normativa sia stata creata come strumento per controllare le organizzazioni della società civile, in particolare quelle che promuovono i diritti umani e una trasformazione di tipo democratico nel Paese. Tale normativa, infatti, nonostante soddisfi una delle principali richieste dei leader della società civile, ossia quella di consentire la creazione libera delle ONG e impedirne la dissoluzione forzata, impone delle restrizioni fortissime riguardanti la gestione e la scelta dei progetti che possono essere finanziati e curati.
In altri termini, con questa legge, le ONG possono essere formate in piena autonomia, ma vi sono delle limitazioni reali sulle loro attività. Secondo l’articolo 14, per esempio, è compito del Governo decidere chi e con quanti fondi si possano finanziare le diverse ONG presenti nel paese.
Tale norma sancisce inoltre l’impossibilità di ricevere fondi esteri, costringendo le ONG ad autofinanziarsi dipendendo solo ed esclusivamente dalle donazioni locali.
Tale provvedimento appare molto grave, essendo l’Egitto un paese in cui lo stato non stanzia un budget per sostenere la società civile. A ciò si aggiunge la poca cultura della donazione di privati ad organizzazioni per i diritti umani. Tale norma insomma, a livello pratico, finirà per indebolire, per non dire sopprimere, il fermento della società civile.
Stiamo parlando di quella stessa società civile, che ha giocato un ruolo fondamentale nel preparare il terreno per la rivoluzione del gennaio 2011, la quale ha sfidato l’ex autocrazia ed ha educato, per quanto possibile, i cittadini riguardo i loro diritti. Dopo la rivoluzione, la società civile egiziana, ivi comprese le organizzazioni non governative (ONG), hanno agito come guardiani attenti sulle vicende politiche interne, promuovendo i diritti civili nel nuovo Egitto.
La nuova legge mira quindi a indebolire le forze democratiche e progressiste del paese. Il già citato articolo 14, inoltre, obbliga le ONG a riferire ogni singolo passo legato alle proprie attività ad un organismo di nomina governativa, che ha il potere di bloccare qualsiasi progetto o finanziamento che appaia sospetto.
Nelle democrazie illiberali, tale strategia di monitoraggio delle ONG, viene utilizzata per dare la falsa impressione che il regime stia sostenendo la società civile, mentre, nella realtà, la controlla dall’interno. Il regime di Mubarak, per esempio, ha attuato una strategia simile tra il 2000 e il 2005. In quegli anni, la Legge 84 Ong, approvata nel 2002, ha contribuito notevolmente a controllare le attività delle ONG locali, in particolare quelle riguardanti i diritti umani. Ha permesso, infatti, al governo di utilizzare la normativa per arrestare diversi attivisti ONG e chiudere molte organizzazioni non governative filo-democratiche. L’esempio più eclatante è indubbiamente stato quello dell’arresto nel 2003 del dottor Saad Eddin Ibrahim, padrino della società civile egiziana, e il conseguente smantellamento della sua organizzazione no profit.
Solo nel 2005 l’allora presidente degli Stati Uniti George Bush ha spinto il presidente egiziano Hosni Mubarak a dare maggior spazio alla società civile. Prima di tale data, il regime teneva nelle sue mani tutte le organizzazioni non governative.
L’attuale regime sta tentando di intraprendere una strada politica vicina a quella di Mubarak e prova a limitare le possibilità di dissenso tramite queste strategie coercitive. Invece di incoraggiare la società civile egiziana a svolgere il suo ruolo autentico, creando e sostenendo un canale di dialogo tra governo e cittadini, l’attuale potere forte egiziano pare abbia preferito “la via più sicura” del controllo.