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Giornata della Memoria: i partigiani di Vilna, un libro per la vita

Scritto da Federica di Leonardo il 27.01.2011

E’ uscito di recente per i tipi de La Giuntina il libro La notte è il nostro giorno, Diario di un partigiano ebreo del ghetto di Vilna, scritto da Shmerke Kaczerginski e tradotto in Italia da Gabriela Soltz e Anna Marcolino.

E’ il libro che vi segnaliamo per  la Giornata della Memoria. La storia è quella dei partigiani di Vilna, città della Lituania, che organizzarono una resistenza partigiana sul fronte dello scontro russo-tedesco e all’interno del ghetto.

Il libro è scritto da Shmerke Kaczerginski, sopravvissuto alla persecuzioni del ghetto, uomo dedito alla scrittura, al giornalismo, alla musica, e nel 1941, quando i tedeschi occuparono Vilna, al pericoloso progetto di salvaguardare la documentazione del IWO (Istituto scientifico ebraico) che i nazisti volevano trafugare. Per questo obiettivo era stata creata dagli stessi tedeschi, la Brigata della Carta. Quei partigiani che vivevano nel ghetto, ma che erano stati intellettuali di punta e scienziati, tutte le mattine venivano portati nell’ufficio preposto dai tedeschi allo studio della biblioteca ebraica. Alcuni componenti del gruppo riuscirono a sottrarre a rischio della vita un numero considerevole di manoscritti, documenti importanti e libri antichi, nascondendoli prima in una terrazza e portandoli poi nei nascondigli più sicuri del ghetto. Nel corso di un anno e mezzo, tra il marzo del ’42 e il settembre del’43, migliaia di libri e decine di migliaia di documenti riuscirono a tornare nel ghetto di Vilna grazie al contrabbando della papir-brigade.

Questa la storia della quale Gabriela Soltz si appassiona quando incontra il libro in Argentina: tanto che decide di tradurlo in italiano. E non solo.

La tragica vita dei partigiani nelle foreste e nel ghetto è accompagnata dalla musica: i brani di musica popolare diventano in poco tempo canzoni di resistenza contro i tedeschi, che compattano gli animi nella giusta richiesta di un riscatto. Kaczerginski annota i canti nel suo diario che non smette mai di scrivere durante i giorni della resistenza, pur sapendo che ogni attimo per lui sarebbe potuto essere l’ultimo. La sua ricerca consta in ultimo di 221 testi completi e 100 melodie.

A volte, quando ci sembrava che l’unica via d’uscita fosse la morte, le parole del nostro poeta-partigiano Hirsh Glik “non dire mai” vibravano nel nostro cuore.
Cantavamo! I canti univano i nostri animi, elevavano i nostri pensieri e fortificavano i nostri muscoli”
dalla prefazione di “Lider fun getos un lagern” di Shmerke Kaczerginski, Parigi 1948

Un patrimonio di valore inestimabile che Gabriela Soltz valorizza mirabilmente con il suo gruppo Oy’vey, in due produzioni artistiche. Uno spettacolo teatrale che racconta la storia della Brigata della Carta e della resistenza culturale che affianca quella armata, con spettacoli, appunto,musica, poesia e che ripropone le canzoni di resistenza nate in quel periodo.

Da questo spettacolo nasce anche il cd “Canti della resistenza nel ghetto di Vilna”, una commovente eesecuzione che ci riporta ai crudi momenti in cui la vita non sembra più essere tale, ma dove la poesia, a dispetto di tutto, pare non spegnersi, ma rimane anzi baluardo della speranza per una più profonda umanità.

Una storia poco conosciuta, quella dei partigiani di Vilna, ma che vale la pena di ricordare proprio quella resistenza culturale, per i circoli culturali attivi nel ghetto, per gli artisti, i poeti e i musicisti che resistevano attraverso la cultura e per tutti coloro che hanno rischiato la vita per trafugare un libro e salvarne la memoria.

… L’ l’Istituto Scientifico Ebraico conteneva nei suoi archivi la più grande e importante collezione di libri ebraici…

… Ogni mattina decine di squadre di lavoratori ebrei escono dal ghetto; tra loro ora c’è anche la squadra assegnata a gli uffici di Rosenberg. Nel ghetto li chiamano “gli intellettuali o la brigata della carta”. Il gruppo è composto da studiosi del ghetto, rinomati uomini di scienza, scrittori, maestri e artisti …

… Sutzkever e io mettiamo da parte i libri più importanti, rarità e manoscritti che io impacchetto e introduco clandestinamente nel ghetto …

… In grandi scatoloni di latta sono ormai nascosti diversi volumi di letteratura rabbinica, manoscritti, documenti sulla storia del teatro ecc. Siamo felici di vedere crescere la nostra ricchezza. Nel nascondiglio buio, vediamo ancora più buia la nostra vita nei giorni a venire, ma il nostro tesoro getta già luce sul futuro …

… Rimarrà almeno un testimone per raccontare le nostre vite? Si salveranno i nostri libri, i nostri tesori nascosti? Chi li troverà? Cadranno in buone mani? Qualcuno si ricorderà di noi?

dal diario di Shmerke Kaczerginski

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