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Hikikomori: la dipendenza da internet arriva in Italia

Rinchiusi in stanza davanti a computer e video game per 10-12 ore: è la sindrome di Hikkomori, nata in Giappone, sta arrivando anche in Italia e colpisce soprattutto gli adolescenti

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 22.01.2013

A pochi giorni dal preoccupante rapporto di Eurispes sulla condizione di bambini e adolescenti in Italia, la  Fnomceo (Federazione italiana degli ordini dei medici) lancia l’allarme sulla sindrome di Hikikomori, un  disturbo che colpisce soprattutto gli adolescenti che si rinchiudono nelle proprie stanze e si rifiutano di avere relazioni se non attraverso internet, sviluppando una vera e propria dipendenza

Hikikomori

Il rapporto di Eurispes, realizzato in collaborazione con Telefono Azzurro, aveva disegnato un quadro preoccupante di bambini e adolescenti italiani,  definiti “adulti fragili di domani”.

Nel rapporto emergeva l’uso forte da parte dei ragazzi degli strumenti internet con un’incapacità di rispettare la propria privacy e quella altrui e la difficoltà di prendere parte in maniera attiva a sane dinamiche sociali: i giovani hanno difficoltà ad essere attori in prima persona della propria vita.

Oggi un allarme dell’ordine dei medici porta l’attenzione sul fenomeno degli Hikikomori: sono i reclusi in stanza, che hanno per compagnia i soli strumenti tecnologici. Il fenomeno sociale è apparso per la prima volta in Giappone negli anni ’80 e ora sta arrivando anche in Italia. Ed è per questo che i medici lanciano l’allarme, perchè lo Stato italiano non ha messo in campo nessuna politica per fronteggiare il comportamento.

L’Hikikomori si rinchiude in camera appena rientra dalla scuola e non ne esce fino al mattino successivo. 
Nella sua camera è connesso ad internet, frequenta i social network, guarda la tv e gioca con i video game.

Lentamente, la vita si riduce alla sola area della stanza, tanto che anche i pasti vengono consumati in solitudine. Gli Hikikomori frequentano la scuola ottenendo in genere la sufficienza, ma quando rientrano nella propria stanza i tempi di sonno-veglia diventano completamente irregolari e le relazioni sociali inesistenti. Con questo stile di vita, infatti, i giovani perdono lentamente la capacità di avere relazioni sociali sane.

Ma quelle su internet invece, sono molto forti. Perciò pur non avendo nessun rapporto fisico con il mondo, le relazioni virtuali sono durature e prolungate, mantenendo così acceso un minimo di autostima.

”Purtroppo di questo le istituzioni italiane – rileva la Fnomceo – non sembrano preoccuparsi ed è un limite evidente, giacchè la realtà sociale è fatta anche e soprattutto di queste problematiche, con un’espansione clinica che valutiamo quotidianamente”.

Questi ragazzi non hanno patologie particolari, ritardi o sindromi, infatti i medici hanno spiegato che  ”il più delle volte riescono a raggiungere la sufficienza nelle materie scolastiche, confermando che frequentano l’ambiente didattico come una sorta di obbligo, e poi si ritirano dal mondo reale per calarsi completamente in quello virtuale”.

 ”E’ una delle forme emergenti di dipendenza – conclude la Fnomceo – che spesso viene confusa con situazioni psicopatologiche diverse. Va affrontata e prevenuta innanzitutto attraverso la conoscenza del fenomeno che e’ ancora sottaciuto”.

 

Fonte : ANSA

 

 

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