Ancora rivolte in Egitto. Questa volta sono stati i cristiani copti a scendere in piazza per manifestare contro l’attacco della scorsa settimana avvenuto nella provincia di Assuan, durante il quale era stata data alle fiamme una chiesa. I manifestanti si sono scontrati con i militari egiziani, con un bilancio di vittime non indifferente.
Le violenze sarebbero iniziate ieri pomeriggio nel quartiere di Shoubra, nel nord del Cairo, abitato in maggioranza dai copti – che in Egitto rappresentano circa il 10% della popolazione su 80 milioni di egiziani – e sarebbero proseguite per tutta la sera, estendendosi lungo il Nilo fino al quartiere di Maspero, davanti alla sede della televisione di Stato, e in piazza Tahrir. Le dinamiche degli scontri sono ancora poco chiare, ma il bilancio non ufficiale delle agenzie di stampa è di 22 morti, fra i quali 18 manifestanti e 4 militari, nonché un centinaio di feriti.
Secondo le prime ricostruzioni la protesta si stava svolgendo in modo pacifico. Fra i tremila partecipanti erano presenti copti e musulmani radunati insieme per scandire slogan sull’unità tra i fedeli delle due religioni. “Musulmani e copti, una sola mano” è uno degli slogan ripresi dai primi giorni della rivoluzione del 25 gennaio e scandito a gran voce dai partecipanti alla riunione. Improvvisamente la piazza si sarebbe trasformata in un campo di battaglia.
Secondo le prime ricostruzioni fra i manifestanti sarebbe iniziato il lancio di molotov e pietre, contro i quali avrebbero immediatamente risposto i militari. Le opinioni in merito sono divergenti: alcune fonti riferiscono di spari sulla folla, altre del lancio di lacrimogeni e spari in aria per disperdere la folla. In serata l’inviato di Rainews24, citando alcune testimonianze, ha riferito che i blindati dei militari avrebbero ucciso calpestandoli alcuni manifestanti. Inoltre, due blindati dell’esercito sarebbero stati attaccati dai rivoltosi che successivamente si sarebbero impadroniti delle armi utilizzandole contro i militari. Per di più alcuni rappresentati delle forze armate sarebbero stati salvati dal linciaggio proprio da alcuni preti copti.
Il primo ministro egiziano, Essan Sharaf, è intervenuto ammonendo i cristiani e i musulmani del suo paese affinché non proseguissero nelle violenze. “Mi rivolgo a tutti i figli della patria – ha detto Sharaf – perchè non cedano agli appelli alla sedizione. Quello è un fuoco che brucia tutto e non fa differenze tra noi”.