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Siria, Cina e Russia bloccano risoluzione contro violenze di regime

Scritto da Chiara Pane il 06.10.2011

SiriaSecco il no di Cina e Russia al documento promosso dai Paesi europei per far cessare immediatamente le violenze del governo siriano contro i civili. I due membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu hanno, infatti, imposto il veto sulla bozza di risoluzione promossa da Francia, Germania, Inghilterra e Portogallo.

Il consenso è arrivato solo da 9 membri sui 15 che formano il Consiglio di Sicurezza dell’Onu. I voti favorevoli di Francia, Inghilterra, Germania, Portogallo, Stati Uniti, Bosnia Erzegovina, Nigeria, Gabon, Colombia sono stati osteggiati dalle 4 astensioni di India, Sud Africa, Libano e Brasile, ma soprattutto dal veto di Cina e Russia, che in quanto membri permanenti godono di questo potere.

Vani gli sforzi per modificare la bozza, ormai in lavorazione da mesi, per cercare di superare le obiezioni dei due stati, a detta dei quali, alla base del veto c’è la paura dell’inizio di un nuovo intervento armato internazionale, come quello ancora in corso in Libia. Il rappresentante di Mosca, Vitaly Churkin ha spiegato che il testo della risoluzione bocciata riflette “una differenza di approccio politico” tra Mosca e le diplomazie europee, contrarie, secondo lui a una “soluzione pacifica della crisi”. Mantenendosi sulla stessa lunghezza d’onda l’ambasciatore cinese Li Baodong, ha criticato il fatto che nella bozza non fosse esplicitamente escluso un intervento militare internazionale, nonché “l’interferenza negli affari interni della Siria” da parte del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Ragioni che risuonano come scuse inaccettabili al livello internazionale, considerando anche che a detta dei promotori, la bozza non prevedeva sanzioni, quanto l’assunzione da parte dell’Onu di misure mirate in caso della prosecuzione della repressione.

Le reazioni degli paesi occidentatali non si sono fatte attenedere. Susan Rice, rappresentante permanente degli Stati Uniti all’Onu, ha dichiarato che gli Usa sono “indignati” per il risultato del voto. La rappresentante Usa ha, inoltre, affermato: “Qui non stiamo parlando di un intervento militare, non è come la Libia. Vedo una furbizia meschina da parte di quanti preferiscono vendere le armi al regime siriano piuttosto che stare al fianco del popolo siriano”. Altrettando dura la risposta del rappresentante francese Geraud Araud, che ha parlato di “veto politico” dettato da interessi particolari, che non tiene conto di una situazione drammatica e della morte di 2.700 persone.

Anche il capo della diplomazia italiana, Franco Frattini, a margine della V Conferenza Italia-America Latina in corso alla Farnesina, è intervenuto sulla questione, commentando: “é un giorno molto triste per i coraggiosi siriani che stanno lottando per le libertà”. Proseguendo poi, “Loro certo si aspettavano un’azione della comunità internazionale più energica, anche perché nel testo non si parlava di una condanna, ma di doverose misure appropriate” che la comunità internazionale avrebbe adottato nei confronti di Damasco per indurlo a mettere fine alle violenze.

La bocciatura della bozza, presentata martedì al Consiglio di sicurezza dell’Onu, è stata accolta con notevole amarezza anche dal neonato Consiglio di Nazionale siriano (Cnt), formato pochi giorni fa Istanbul. Proprio il Cns, a conclusione della riunione indetta per la proclamazione della propria nascita, aveva ribadito il proprio impegno per la caduta del regime di Assad, e chiesto l’appoggio della comunità internazionale, senza però interventi armati.

Non tardano neppure i ringraziamenti del governo siriano ai governi amici: “Russia e Cina, opponendo il loro veto, si sono messe al fianco del popolo siriano e ci hanno dato il tempo di attuare le riforme politiche, senza passare attraverso le sofferenze subite dall’Iraq, dalla Libia, dal Pakistan e dall’Afghanistan”, ha affermato Bouthaina Shaabane, consigliera politica di Assad.

Risultato è che il timore, di tutti quei siriani che combattono, ormai da più di 6 mesi, per il riconoscimento di maggiori diritti e libertà, di non riuscire ad imporsi al regime che li opprime, aumenta. Contemporaneamente alla bocciatura del documento, si moltiplicano le notizie di scontri tra l’esercito governativo e unità di militari che hanno scelto di schierarsi dalla parte dei ribelli. Inoltre proprio martedì, Amnesty International ha diffuso un rapporto su come i servizi segreti siriani cerchino di impedire che gli esuli all’estero diventino una voce della protesta anti-regime. In particolare sarebbero i funzionari delle ambasciate ed altre persone legate al regime di Damasco a portare avanti una campagna sistematica di sorveglianza e intimidazioni nei confronti dei cittadini siriani residenti all’estero. Il rapporto descrive come inizialmente i manifestanti che protestavano di fronte alle ambasciate siriane siano stati filmati o fotografati per poi essere raggiunti da telefonate e messaggi di posta elettronica intimidatori che li esortavano a non partecipare ad ulteriori manifestazioni. Come è accaduto a Naima Darwish, che dopo aver promosso su Facebook una protesta di fronte all’ambasciata siriana di Santiago del Cile, ha ricevuto una telefonata che la esortava a non proseguire nelle sue attività, pena la perdita del diritto di rientrare in Siria. Altri hanno invece raccontato di essere stati pubblicamenti diffamati da propri familiari, come nel caso di Sondos Sulaiman, una ragazza esule in Germania, che dopo la registrazione di un video-appello in cui esortava gli amici alla ribellione, è stata aggredita verbalmente dal fratello apparso alla tv di stato siriana. Sondos non riesce inoltre a contattare nessuno dei suoi parenti per avere loro notizie. Amnesty riferisce anche di casi di tortura e/o detensioni arbitrarie per i familiari degli esuli. Come nel caso di Aladdin, trattenuto in carcere per 4giorni a luglio e costretto a telefonare al fratello, esule in Spagna, per chiedergli di non prendere più parte alle manifestazioni.

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  • Chiara scrive:

    Caro Viandante, mi trovi d’accordo su molti punti della tua riflessione. Una sola critica alla questione dei diritti. Io sono estremamente convinta che si tratta di diritti! Il popolo siriano, così come tutti quelli del Nord Africa e dello Yemen si stanno battendo per il riconoscimento di maggiori diritti. Ai popoli, ai giovani e alle donne che protestano in piazza, con la consapevolezza di poter morire in quella piazza, non importano i “giochi di potere dei grandi”, ma sono alla ricerca di una vita più dignitosa. Una vita in cui poter esprimere le proprie opinioni. I popoli che si sono battuti per far cadere i loro governi corrotti non lo hanno mica fatto per far piacere alla Francia o agli USA. Fermo restando, che come ho anticipato prima, sono fermamente consapevole che le guerre si fanno per interessi economici e non per migliorare la vita delle persone. Mi trovi d’accordo nelle critiche alla Francia che in Libia si è fatta avanti per potersi accaparrare un posto in prima fila nell’economia del petrolio.
    Ti ringrazio per i commenti.

  • Viandante scrive:

    Hanno ancora le mani lorde del sangue dei libici, e vogliono passare subito alla Siria. Anche qui, io credo che la verità sia la sedizione interna ispirata da Israele-Usa. A loro non interessa assolutamente nulla del popolo siriano e dei suoi diritti. Interessa solo di rovesciare un governo, quello di Assad, che non si era piegato a loro. Certo, i diritti sono importanti, ma qui non si tratta di diritti. Si tratta decisamente di altro. Le stesse richieste dovrebbero farle per il Bahrein, dove è di stanza la base Usa… Non conviene! Mah!

  • Viandante scrive:

    Testo:
    rappresentante francese Geraud Araud, che ha parlato di “veto politico” dettato da interessi particolari, che non tiene conto di una situazione drammatica e della morte di 2.700 persone.
    Commento:
    E tutti i morti che la Francia ha sulla coscienza in Libia? Ed il falso ingresso dei ribelli a Tripoli trasmesso da France24? È davvero incredibile come questi politici si facciano beffa del senso comune della gente. Pensano di poter raccontare impunemente le più colossali bugie.

  • Viandante scrive:

    Testo:
    La rappresentante Usa ha, inoltre, affermato: “Qui non stiamo parlando di un intervento militare, non è come la Libia. Vedo una furbizia meschina da parte di quanti preferiscono vendere le armi al regime siriano piuttosto che stare al fianco del popolo siriano”.
    Commento:
    Ma perché la Rice (Usa) stanno a fianco del popolo siriano? A chi la vuol dare a bere?