Lo studio, effettuato da Matt Nobili della Sam Houston State University, insieme con Bradford Reyns della Weber State University, a Kathleen Fox dell’Arizona State University e Bonnie Fisher della Università of Cincinnati, è stato pubblicato di recente nel periodico Justice Quarterly ed è stato intitolato ‘Protezione contro Persecuzione: un confronto concettuale ed empirico su un campione nazionale delle vittime del cyberstalking e dello stalking’. Lo studio mette a confronto le somiglianze e le differenze tra le esperienze raccontate dalle vittime di stalking e quelle vissute dalle vittime di cyberstalking.

Non è semplice dare una definizione precisa di cyberstalking, in generale con questo termine si indicano le molestie o le minacce ripetute che avvengono tramite comunicazione elettronica utilizzando canali tecnologici e interattivi, tra cui i più utilizzati sono internet, la posta elettronica e i social network.
Secondo lo studio, le vittime di stalking e di cyberstalking hanno in comune l’adozione degli stessi comportamenti auto – protettivi. Nelle vittime di cyberstalking però è stata registrata l’adozione di maggiori misure restrittive e cautelative, in particolar modo relative al cambio o alla perdita del posto di lavoro così come per la scuola, alla modifica delle proprie esigenze nel tempo libero, al divieto di partecipare a feste e celebrazioni con parenti e amici, oltre al cambio del proprio indirizzo e-mail.
I costi finanziari associati al triste ‘status di vittima’, che includono le spese legali, i danni alla proprietà, le spese di spostamenti e del cambio di numero telefonico, sono risultati molto più elevati per le vittime di cyberstalking, con un valore medio di più di 1.200 dollari spesi rispetto ai 500 dollari circa spesi dalle vittime di stalking tradizionale.
Infine, ci sono interessanti differenze rispetto al modo in cui le vittime di stalking e quelle di cyberstalking hanno saputo rispondere alle singole esperienze. Entrambe le categorie, una volta compreso quanto stesse accadendo, adottavano comportamenti auto-protettivi dettati dalla paura, e questo sentimento – secondo i dati raccolti – è risultato essere più acuto per le vittime del cyberstalking. Questo perché ad esempio una persona vittima di un inseguimento ha una reazione immediata a differenza di chi è vittima del cyberstalking che viene perseguitato nel tempo.
Tale ricerca ha utilizzato i dati di un sondaggio del 2006 effettuato dalla ‘National Criminal Crime Victimization Survey’, che ha analizzato i casi di stalking su un campione nazionale individuato dal ‘US Census Bureau’.
Oltre al diverso impatto sulle vittime, lo studio ha anche rivelato le differenze tra l’età e il sesso delle vittime di cyberstalking contro le vittime di stalking. Nei casi di stalking, circa il 70 per cento delle vittime erano donne, mentre nei casi di cyberstalking solo il 58 per cento erano di sesso femminile. Inoltre, l’età media per lo stalking, secondo il campione di riferimento, era 40,8 anni, mentre per le vittime di cyberstalking in media 38,4 anni.
Lo studio sul cyberstalking – considerato un crimine emergente – può essere oggi un utile strumento per i professionisti e gli apparati statali al fine di comprendere al meglio le cause e le conseguenze del fenomeno e di come tale reato può essere inserito nel sistema di giustizia penale.