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Cellule staminali, nuova speranza per migliorare le funzioni visive nei topi ciechi

Le cellule staminali pluripotenti indotte (iPS) hanno un buon potenziale per ristabilire la capacità visiva nei pazienti con la degenerazione maculare e le altre malattie che colpiscono la retina dell'occhio

Scritto da Hoda Arabshahi il 02.10.2012

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Columbia a New York ha sviluppato una cura sperimentale per la cecità dalle cellule della pelle di un paziente, migliorando la funzione visiva nei topi ciechi.

Questo studio suggerisce che le cellule staminali pluripotenti indotte (iPS) potrebbero essere utilizzate per ristabilire la capacità visiva nei pazienti con degenerazione maculare e altre malattie che colpiscono la retina dell’occhio.

“Sulle malattie degli occhi, credo che ci stiamo avvicinando ad uno scenario in cui si utilizzeranno le cellule della pelle di un paziente per sostituire le cellule retiniche distrutte dalla malattia o dalla degenerazione”, ha dichiarato il primo autore dello studio, Stephen Tsang, professore associato di Oftalmologia e di Patologia e Biologia cellulare. “Si dice spesso che il trapianto degli iPS sarà importante nella professione medica in un futuro lontano, ma il nostro studio suggerisce che il futuro è quasi alle porte.”

Le cellule staminali pluripotenti indotte che sono state ottenute nel 2007, sono un tipo di cellule staminali che non sono né staminali embrionali, né staminali adulte, ma derivano artificialmente da una cellula non-pluripotente, tipicamente una cellula somatica adulta, ovvero da una cellula che ha subìto un percorso di differenziazione per un particolare tipo di tessuto. Queste cellule mature sotto opportune manipolazioni regrediscono ritornando indifferenziate.

Finora nessuna iPS è stata trapiantata nell’essere umano, ma secondo gli oftalmologi, l’occhio è il banco di prova ideale per le terapie attraverso gli iPS.

“L’occhio è una parte trasparente e accessibile del sistema nervoso centrale, e questo è un grande vantaggio per noi. Siamo in grado di inserire le cellule nell’occhio e poi le monitoriamo ogni giorno con gli esami clinici di routine non invasivi”, ha aggiunto Tsang, “E in caso di gravi complicanze, rimuovere l’occhio non è una minaccia per la vita del paziente.”

In questo nuovo studio preclinico di Tsang, che è stato pubblicato sulla rivista Molecular Medicine, le cellule iPS umane – derivate dalle cellule della pelle di un donatore di 53 anni – sono state trasformate con un cocktail di fattori di crescita in cellule della retina che si trovano sotto delle cellule sensibili alla luce negli occhi destri di 34 topi che hanno avuto una mutazione genetica che fa degenerare le loro cellule retiniche.

Il compito primario delle cellule retiniche  è  nutrire le cellule sensibili alla luce e proteggere le cellule fragili dall’ eccesso di luce, calore e detriti cellulari. Se le cellule della retina muoiono –come quello che accade nella Degenerazione maculare e la Retinite pigmentosa – le cellule visive degenerano e il paziente perde la visione. La degenerazione maculare è una delle principali cause di perdita della vista negli anziani, e si stima che il 30 per cento delle persone abbiano alcune forme di degenerazione maculare dall’età di 75 anni. La degenerazione maculare colpisce attualmente 7 milioni di americani e si prevede che la sua incidenza raddoppierà entro il 2020.

In molti di questi animali, le cellule umane sono state assorbite dalla retina di topo senza interruzioni e hanno funzionato come cellule retiniche normali fino a tarda età degli animali. I topi del gruppo di controllo che hanno ottenuto le iniezioni di cellule saline o inattive non hanno mostrato alcun miglioramento nei test della retina.

“I nostri risultati forniscono la prima prova per il recupero neuronale di tutta una vita in un modello preclinico affetto dalla degenerazione della retina, utilizzando il trapianto di cellule staminali, con un miglioramento della capacità visiva per tutta la vita”, ha affermato Tsang, “E soprattutto non abbiamo visto alcun tumore in nessuno dei topi, il che dovrebbe incidere su una delle più grandi paure delle persone  sui trapianti di cellule staminali: che generino tumori.”

Lo scienziato spera di poter iniziare una sperimentazione clinica con i pazienti affetti dalla degenerazione maculare nei prossimi tre anni.

Un’altra sperimentazione simile  che ha utilizzato le cellule della retina derivate dalle cellule staminali embrionali – ha mostrato incoraggianti risultati preliminari. Il risultato di quella ricerca che è stata pubblicata all’inizio di quest’anno, ha riferito che le cellule staminali sono sicure e hanno potenziale per migliorare la funzione visiva di due pazienti affetti dalla degenerazione maculare.

Nuovi testi genetici possono predire dai primi sintomi se ci sarà al degenerazione maculare con un 70% di precisione. Con una terapia sicura si potrebbe intervenire molto presto per prevenire la perdita della vista.

 

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  • orte scrive:

    tutto bene

  • bernardo scrive:

    Ho una emianopsia agli occhi. Potete aiutarmi?
    Grazie

  • elena scrive:

    sono elena,ho moltissima fiducia nella ricerca e spero presto che la cura con le cellule staminali salvi la vista a molti pazienti, ho mio padre che da anni soffre di degenerazione maculare,è disposto anche a sottoporsi come cavi nella fase di sperimentazione pre-clinca–

  • guarino giuseppina scrive:

    Ormai il mio campo visivo e’ andato spero solo nelle staminali.Sono pronta per fare da cavia per la sperientazione

  • Tina scrive:

    Faccio i migliori auguri per la ricerca, abbiamo bisogno urgente di migliorare la vita di chi non vede più.
    Mia figlia ha la retinite pigmentosa è attendiamo come un miracolo che la scienza vada avanti. Un grande augurio
    Tina