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Esiste un legame tra cambiamenti climatici e nuove malattie

Scritto da Leonardo Debbia il 07.11.2014

Il cambiamento del clima può influenzare, direttamente o indirettamente, la salute umana. Oltre ad un aumento dei rischi di precipitazioni anomale, inondazioni, siccità e ondate di calore, nonché danni per il territorio, sono stati individuati anche i rischi per la salute.

In particolare, si stanno manifestando nuove malattie causate da agenti infettivi, quali virus, batteri, parassiti finora sconosciuti o che stanno cambiando, soprattutto sotto l’effetto delle variazioni climatiche (con cambi di ospite, di vettori e di ceppo).

Si tratta delle malattie infettive cosiddette ‘emergenti’ o ‘ri-emergenti’, come la leishmaniosi o la febbre del Nilo occidentale.

Secondo l’OMS, l’Organizzazione mondiale della Sanità, queste malattie provocano un terzo dei decessi in tutto il mondo e i Paesi in via di sviluppo risultano i più colpiti.

Habitat paludosi sono favorevoli ai batteri responsabili di malattie, quali l’ulcera di Buruli, nella Guyana francese (credit: IRD / R. Gozlan)

Habitat paludosi sono favorevoli ai batteri responsabili di malattie, quali l’ulcera di Buruli, nella Guyana francese (credit: IRD / R. Gozlan)

 

Alla base di questo aumento della diffusione di agenti patogeni e dei loro ospiti (vettori, serbatoi ecc.) possono esserci diversi parametri.

I cambiamenti climatici modificano la temperatura e l’umidità degli ambienti naturali e quindi alterano le dinamiche di trasmissione degli agenti infettivi.

Cambiando l’equilibrio tra gli agenti patogeni, i vettori e i serbatoi, ne risentono ovviamente

anche la gamma, l’abbondanza, il comportamento, i cicli biologici e le caratteristiche del ciclo vitale dei microbi o delle specie di ospiti affini.

Questi effetti sono tuttavia poco spiegati, in particolare perché richiedono una comprensione dei cambiamenti dei fenomeni, sia spaziali che temporali, sul lungo termine.

Diviene pertanto  difficile stabilire un legame diretto tra cambiamento climatico ed evoluzione complessiva delle patologie infettive.

Un primo passo è stato fatto, per la prima volta in assoluto, dall’organizzazione francese IRD (Institut de recherche pour le développement) con uno studio internazionale, guidato da Aaron Morris, dell’Università di Bournemouth, del Regno Unito che, insieme ad altri ricercatori, ha indagato sulle relazioni di un periodo di 40 anni tra i cambiamenti climatici e le epidemie relativamente ad una malattia emergente in America Latina, l’ulcera di Buruli.

Questa affezione, i cui focolai sono stati riscontrati nella Guyana francese e nel Centro America, è una malattia della pelle umana causata da un micobatterio, il Mycobacterium ulcerans, che provoca estesa necrosi dei tessuti, con esiti invalidanti permanenti.

Anche se la fonte di infezione rimane poco chiara, il bacillo è fortemente associato agli ambienti acquatici (fiumi, laghi, paludi e stagni), dove prolifera su numerose specie acquatiche.

I risultati, pubblicati in un articolo su ‘Nature – Emerging Microbes and Infections’, sono stati resi possibili attraverso dati di serie temporali a lungo termine.

Gli studiosi hanno esaminato questa malattia mettendola in relazione, mediante modelli matematici, con gli eventi meteorologici estremi che provocano variazioni nei regimi delle precipitazioni locali.

I fenomeni regionali da prendere in considerazione, tuttavia, traggono origine da un’area ben più vasta.

Infatti, è risaputo che l’aumento delle temperature superficiali dell’Oceano Pacifico tendono ad aumentare la frequenza degli eventi del noto fenomeno oceanico di El Nino, che interessano soprattutto Centro e Sud America all’incirca ogni 5-7 anni, provocando ondate di siccità.

Il team di ricerca ha messo in relazione le variazioni delle precipitazioni nella regione osservata con i cambiamenti nel numero dei casi di ulcera di Buruli nella Guyana francese dal 1969, osservando le correlazioni statistiche.

La diminuzione delle precipitazioni aveva avuto come conseguenza l’aumento delle acque stagnanti, dove il batterio responsabile, Mycobacterium ulcerans – come detto sopra – prolifera.

Il maggior accesso agli habitat paludosi, facilitato dalla carenza d’acqua, favorisce la frequentazione, anche sporadica, da parte dell’uomo, per la pratica di caccia e pesca, e così si intensifica l’esposizione umana al microrganismo che vive in questo tipo di ambiente acquatico.

Alla luce dell’andamento delle precipitazioni negli ultimi anni, i ricercatori temono un nuovo potenziale focolaio di ‘ulcera del Buruli’ nell’intera regione.

Al di là di un miglioramento nella previsione del rischio di un’epidemia, questo studio mette in evidenza la necessità di prendere in considerazione tutta una serie di parametri e connesse interazioni.

Contrariamente all’idea prevalente, meno precipitazioni non si traducono in una diminuzione di malattie infettive, come chiaramente dimostrato da questo esempio.

Allo stesso modo, il riscaldamento previsto dell’atmosfera potrebbe fornire condizioni di temperatura non idonee al ciclo di sviluppo di alcuni agenti patogeni, come ad esempio, la malaria in Africa.

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