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Fertilizzanti: tra i più grandi responsabili dell’effetto serra

Scritto da Chiara Cichero il 03.04.2012

Foto Luc Viatour www.Lucnix.be

Presso l’Università di Berkely in  Calfornia un team di chimici presenta in esclusiva mondiale uno studio unico sugli effetti dei fertilizzanti nell’atmosfera. Lo studio, pubblicato dalla rivista Nature Geoscience nel numero di aprile, utilizza la quantità degli isotopi di azoto per identificare l’impronta inconfondibile dell’uso dei fertilizzanti nei campioni di aria prelevati in Antartide e in Tasmania.

I climatologi ipotizzano che la causa del notevole aumento di ossido di azoto sia conseguenza della presenza di azoto nel fertilizzante, agente che stimola i microbi nel terreno a convertire l’azoto stesso in  protossido di azoto ad una velocità maggiore rispetto al normale.

“Il nostro studio è il primo a dimostrare empiricamente che il rapporto isotopico di azoto nell’atmosfera è un’impronta dell’uso dei fertilizzanti”, annuncia il responsabile dello studio Kristie Boering. “Non stiamo dando contro al fertilizzante. Non possiamo semplicemente smettere di usare fertilizzanti all’improvviso, ma ci auguriamo  che questo studio contribuisca a modificare l’utilizzo dei fertilizzanti e delle pratiche agricole affinché si riesca a mitigare il rilascio di ossido d’azoto nell’atmosfera.”

Dal 1750, i livelli di ossido di azoto sono aumentati del 20%. Dopo l’anidride carbonica e il metano, il protossido di azoto, N2O, è il gas serra più potente, un gas che intrappola il calore e lo mantiene e che contribuisce quindi al riscaldamento globale.  E’ un gas che ha il potere di  distruggere anche l’ozono stratosferico, la protezione dai raggi ultravioletti nocivi.

Non sorprende, che nel 1960 ci sia stato il record di presenza di ossido di azoto nell’atmosfera, il 1960 è infatti l’anno della rivoluzione verde, anno in cui sono stati immessi sul mercato fertilizzanti sintetici e poco costosi per aumentare la produzione alimentare mondiale. Boering con i colleghi e dei validi ex studenti laureati hanno studiato a fondo dei campioni di aria provenienti dalla stazione di monitoraggio atmosferico Cape Grim. Le analisi mostrano che i livelli di N2O hanno cicli stagionali correlati con la circolazione dell’aria proveniente dalla stratosfera dove il protossido di azoto viene poi distrutto dopo un ciclo di circa 120 anni.

“La presenza di protossido di azoto nello spazio  è uno strumento che può essere utilizzato per verificare se le emissioni di N2O dall’agricoltura o la produzione di biocarburanti sono davvero in linea con quello che dicono di essere.”

Limitare le emissioni di protossido di azoto potrebbe essere parte di un primo passo verso la riduzione dei gas ad effetto serra e diminuire il riscaldamento globale.

I rapporti isotopici hanno anche rivelato che l’uso dei fertilizzanti ha provocato un cambiamento nel modo in cui i microbi del suolo producono N2O e che l’uso dei fertilizzanti sta effettivamente contribuendo in maniera massiccia al surriscaldamento globale.

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