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Incidente Ungheria: il WWF teme impatto ambientale devastante come nel 2000

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 07.10.2010

Disastro ecologico in UngheriaNel 2000 incidente simile in Romania: da un muro di contenimento fuoriuscì cianuro che contaminò attraverso i fiumi 4 paesi. Situazioni a rischio anche in Italia

Il  WWF teme le conseguenze per l’ambiente a lungo termine del disastro di fango tossico in Ungheria, a seguito della rottura del bacino del Aluminia Ajkai la raffineria a circa 160 chilometri a sud ovest di Budapest. Il disastro ha causato quattro morti, tre ancora dispersi e oltre cento feriti, circa un milione di metri cubi di fanghi rossi dilagati in sette villaggi alle 12:25 di lunedi dopo la rottura della diga.

Il materiale debolmente radioattivo e altamente corrosivo contiene metalli pesanti tossici come  piombo, cadmio, arsenico e cromo e finora ha coperto circa 40 chilometri quadrati.
E’ stato classificato un allarme di terzo grado per il fiume Marcal, dove, secondo gli esperti, praticamente la quantità totale di pesce del fiume è già stato distrutto. Il bilancio già stimato per gli animali domestici fa temere che anche la fauna selvatica potrebbe subire lo steso destino .

Il fango ha un livello altamente basico, con un pH fino a 13  e degli acidi sono stati versati nel Marcal per neutralizzare il flusso alcalino prima che raggiunga il Raba e il Danubio.

“Questo è un incidente senza precedenti che avrà effetti profondi sull’ecosistema, le zone umide e i corpi idrici superficiali della regione e sottolinea la fragilità delle nostre riserve di acqua potabile “, ha detto Gabor Figeczky, il vice Direttore del  WWF Ungheria.

Il WWF ricorda che in Ungheria si trovano altri due impianti chimici  simili per le quali si stimano 50 milioni di metri cubi di fanghi rossi analogamente tossici, situate in zone particolarmente sensibili in prossimità dei fiumi (come quella in Almasfuzito sulle rive del Danubio), e di riserve di acqua di origine carsica, una  grave minaccia per  la fauna selvatica, le zone umide e l’acqua potabile.

Il gravissimo incidente in Ungheria, che rischia di compromettere l’ecosistema del Danubio, richiama l’attenzione anche lungo i nostri fiumi sempre più soggetti, come dimostrato in queste ultime ore, ad eventi alluvionali eccezionali. E’ già successo con le piene del Po nel

1994 e nel 2000, che avevano coinvolto anche la Dora Baltea in Piemonte, che le acque lambissero pericolosamente i depositi di scorie nucleari del Centro Ricerche dell’Enea a Saluggia stoccate vicino alle sponde del fiume. Si tratta di un rischio inaccettabile e per questo il WWF già allora aveva richiesto che le “aziende a rischio rilevante”, come definite dalla “Direttiva Seveso II”( DIR 96/82/CE),  in “aree a rischio idrogeologico” come sono le fasce fluviali dei fiumi, fossero le prime ad essere messe in sicurezza e delocalizzate.

L’incidente sul Lambro dello scorso febbraio  ha invece dimostrato una volta di più l’estrema vulnerabilità del reticolo idrografico superficiale, privo di adeguati controlli e di manutenzione del territorio alla quale sono stati tolti tutti i necessari finanziamenti.

Tornando in Ungheria secondo il dottor Zoltan Illes, segretario di Stato  per la  protezione ambientale, il paese è l’unico che ha l’incarico di eliminare i danni. Prima occorre raccogliere il fango tossico, poi neutralizzarlo per ridurre il danno prima che raggiunga il Danubio – si prevede ci vogliano circa altri quattro giorni.   Per le comunità del Danubio, questo fango rosso ha fatto riemergere l’incubo della fuoriuscita di cianuro in Romania nel gennaio 2000, quando un muro di contenimento cedette nello stabilimento di trasformazione dell’oro Aurul, rilasciando un’ondata di cianuro e di metalli pesanti che attraversarono rapidamente Romania, Ungheria, Serbia e Bulgaria, uccidendo i pesci e altri animali selvatici e avvelenando l’acqua potabile.
“Spero che questo incidente non avrà la stessa drammatica portata che ha avuto la fuoriuscita in Romania , ha detto Andreas Beckmann, direttore del programma Danubio-Carpazi WWF.

“Dalle informazioni che ho potuto raccogliere, il fango fuoriuscito non costituirebbe una minaccia diretta per il fiume Danubio, ma purtroppo siamo nel pieno della stagione delle piogge e l’acqua è caduta in modo particolarmente forte in Ungheria. Questo significa che il fango si diffonderà più velocemente e il bel Danubio blu sarà con molta probabilità raggiunto”.

“E’ difficile prevedere ora i possibili impatti sull’ambiente. I metalli pesanti sono conosciuti per la loro longevità, non spariscono dalla notte al giorno. Questa è una occasione importante per ricordare a noi stessi che questi  depositi – alcuni ancora in uso, alcuni abbandonati – sono piuttosto comuni nella regione del Danubio Alcuni contengono metalli pesanti, altri elementi radioattivi. Nessuno di questi è al sicuro e l’incidente in corso lo ha mostrato molto bene”.

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