Per quanto risulti essere la più impegnativa e difficoltosa, la ricerca sul campo rimane il miglior metodo di studio degli animali nel loro ambiente e nel caso di specie minacciate dall’estinzione è l’unico modo per capire quanti individui siano rimasti e come tutelare il loro habitat.

Negli anni la tecnologia ha notevolmente aiutato i ricercatori, dotandoli di apparecchiature radio, satellitari e di telecamere piccole e resistenti, in grado di catturare le immagini di animali selvatici a loro insaputa, persino di notte. Ma nell’era della comunicazione, il suo feticcio per eccellenza, lo Smartphone, non poteva non mancare. Così Walter Scheirer, programmatore e biologo alla Harvard University, ha elaborato un’applicazione in grado di riconoscere e contare gli animali ripresi dall’obiettivo dello Smartphone.
Scheirer ha presentato il suo programma al Workshop on the Applications of Computer Vision in Clearwater in Florida e nel test dimostrativo su tre specie diverse, ma apparentemente molto simili, di scoiattoli, il riconoscimento delle specie è risultato del 78%. Ma lo scienziato alza il tiro, affermando che il suo programma è in grado di riconoscere le specie animali con un’esattezza dell’85% e si pone come obiettivo, per la sua semplicità ed economicità, di diventare il nuovo strumento per la ricerca sul campo.
Analogo obiettivo si è prefisso Daniel Rubenstein, biologo della Princeton, che alla stessa conferenza in Florida ha presentato Hotspotter, un sistema in grado di riconoscere i singoli individui in base alle loro caratteristiche morfologiche, come le strisce nel caso delle zebre o le macchie sul mantello delle giraffe. In questo modo si potrebbe evitare di applicare chip o talloncini sugli animali selvatici e individuarli semplicemente con un metodo visivo, non invasivo. Ad usufruire di questo sistema computerizzato potrebbero essere anche tutti quei ricercatori che si dedicano allo studio e all’individuazione dei singoli cetacei osservandone le pinne caudali. Fino ad ora, infatti, la ricerca su balene, delfini e altri cetacei si è avvalsa di database creati da ciascun team facendo foto, ma in questo modo spesso le informazioni rimangono a disposizione solo del team di ricerca. Con il sistema Hotspotter, invece, tutte le informazioni raccolte dagli scienziati sul campo confluirebbero in un database globale, ove trova spazio ogni animale incontrato e riguardo al quale si possono così seguire movimenti e relazioni con gli altri animali e l’habitat.
link:
http://www.wjscheirer.com/
http://www.princeton.edu/~dir/index.html
fonte: http://www.newscientist.com/article/mg21728996.600-smartphones-make-identifying-endangered-animals-easy.html