Dopo la tragedia dovuta ad una bomba d’acqua che ha provocato 4 morti e una ventina di feriti, il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti si è recato oggi sul luogo del disastro.
“Siamo davanti a una tragedia, tra poco andrò in quelle zone a portare la vicinanza del governo” ha dichiarato il ministro dell’Ambiente, intervenendo a Radio Anch’io, trasmissione di Radio1, sulla bomba d’acqua che si è abbattuta nella zona di Refrontolo, nel Trevigiano.

“Il nostro – ha aggiunto Galletti – è un Paese morfologicamente malato: il dissesto è uno dei principali problemi italiani e il suo contrasto è stato messo fin dal primo giorno tra le priorità del governo. Il nostro primo atto è stata la creazione di un’unità di missione proprio sul dissesto idrogeologico, una cabina di regia a Palazzo Chigi per coordinare l’attività dei ministeri. Ci siamo resi conto poi che molte risorse erano incagliate presso le regioni, con un meccanismo sbagliato che complicava invece di semplificare: lo abbiamo cambiato, togliendo i commissari”.
“Nel decreto 91 -ha concluso il Ministro dell’Ambiente – c’è un’autorizzazione unica per gli interventi di contrasto al dissesto: non bisogna chiedere più mille permessi, questo dovrebbe permettere di spendere meglio i fondi disponibili”.
Ma secondo Vittorio D’Oriano, Vice Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi ciò che accade in Parlamento in questi giorni per affrontare il drammatico dissesto geologico del nostro Paese, non è sufficiente.
“In Parlamento” ha spiegato D’Oriano “sono in discussione nuove norme per la difesa del suolo e presto vi approderanno anche quelle relative alla nuova ‘legge urbanistica’ presentata qualche giorno fa al Maxxi dal Ministro delle Infrastrutture.
“Le prime lasciano davvero molto a desiderare come se negli ultimi decenni non si siano fatti passi in avanti nella comprensione e nella gestione dei fenomeni di dissesto nell’accezione più ampia; le seconde sembra abbiano timore di affermare a chiare lettere non solo il principio di conservazione del suolo ma anche che la fattibilità di qualsiasi intervento urbanistico deve essere soggetto alla vocazione naturale del terreno”.
D’Oriano, in una notam ha poi reso noti i dati relativi al dissesto idrogeologico in Italia. “Ben 6 milioni di persone, in Italia, vivono in zone ad alto rischio idrogeologico e 1.260.000 sono gli edifici a rischio frane e alluvioni di cui 6122 scuole e 531 ospedali. In Veneto sono ben 525.000 le persone che risiedono in aree ad elevato rischio idrogeologico”
“In Italia continuiamo ad impermeabilizzare ed a far perdere ai nostri terreni la loro capacità di ritenzione idrica – ha proseguito D’Oriano – con le conseguenti immense difficoltà di dover gestire quantitativi sempre maggiori di acqua che non può più infiltrarsi. Non è un caso se ad ogni pioggia intensa larghe parti del nostro territorio si allagano. Ne deriva, è sin troppo evidente, che quei paradigmi che stavano alla base dell’espansione e della trasformazione urbana non sono più validi, per cui è necessario modificare, ed in modo radicale, le politiche per il territorio, secondo un approccio che non deve più mantenere distinte le scelte urbanistiche da quelle ambientali”.
E secondo D’Oriano chi ha delle responsabilità dovrebbe assumersele: “Ancora si parla di scarsa conoscenza del territorio e dei rischi, di impreparazione di fronte all’emergenza. Ma anche di errori, di scelte urbanistiche sbagliate, di avidità, di comportamenti arroganti, di speculazione. Di cementificazione, tanto per addossare ad altri la responsabilità. Di mutamenti climatici e di bombe d’acqua, per invocare l’imponderabile. Su tutto, sempre, prevale appunto la naturalità dell’evento assassino.”
E il presidente continua con dure dichiarazioni: “Si piangono i morti e si seppelliscono. Si ricostruisce, ma non sempre, quanto la furia degli elementi ha danneggiato o distrutto. Ci si mette l’animo in pace. E ci si prepara, più o meno inconsapevolmente, per la prossima emergenza.
“Quante tragedie dovremmo subire prima che chi ha responsabilità di governo del territorio si assuma le proprie e in una vera “botta” di altruismo e di sana e vera politica provveda, se non altro, a dotarsi di professionalità in grado di leggere il territorio; conoscere anzitempo i rischi a cui va incontro o che sono insiti nelle sue principali caratteristiche geologico strutturali o orografiche?”