Il problema di come i giovani concepiscano la spiritualità e di come riescano a distinguerla dalla religione è decisamente poco studiato e lontano dalle nostre riflessioni quotidiane; così l’Università del Missouri ha presentato alla “Northwestern Black Graduate Student Association Conference 2010” una ricerca intitolata “Studi preliminari sulla esplorazione qualitativa della concettualizzazione della spiritualità nei giovani”.
I ricercatori hanno deciso di procedere chiedendosi prima di tutto come i giovani definiscano la spiritualità senza associarla alla religione. Anthony James, ricercatore del dipartimento di “Sviluppo Umano e Affari di Famiglia” ritiene che il punto di partenza sia cosa i giovani intendono per spiritualità.
Dai dati è emerso che la pluralità dei ragazzi presi in esame definisce la spiritualità in termini di valori positivi, sentimenti e relazioni umane. Invece le risposte alla domanda: “Cosa significa essere un giovane spirituale?” rivelano che i giovani descrivono le loro “abitudini spirituali” in termini organizzabili in sette categorie relative al loro sviluppo sociale e personale:
Inoltre James individua un’ulteriore categoria, che cataloga le risposte “indefinibili” cioè tutte quelle che sottolineano la mancanza di connessione che si riscontra in molti giovani tra il definirsi spirituali e il definire cosa questo voglia dire.
Le conclusioni a cui arriva James portano a considerare che la presenza o l’assenza di spiritualità nei giovani (a prescindere da cosa ogni ragazzo intenda con spiritualità) è direttamente collegata ai loro comportamenti positivi o negativi nella loro vita di tutti i giorni.