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Mosca, le “Pussy Riot” condannate a tre anni

Scritto da Chiara Pane il 18.08.2012

RussiaMosca, le tre componenti della rock band femminile “Pussy Riot”, arrestate preventivamente lo scorso marzo, sono state condannate a tre anni, per atti di teppismo, violazione dell’ordine pubblico e mancanza di rispetto nei confronti della chiesa ortodossa. La condanna ha destato scalpore non solo in Russia, gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno contestato la sentenza, giudicandola sproporzionata.

Le tre donne arrestate sono la programmatrice di computer Yekaterina Samutsevich, 30 anni; la studentessa 24enne Maria Alyokhina, iscritta al quarto anno di un istituto di giornalismo e scrittura creativa; e la 22enne Nadezhda Tolokonnikova, studentessa di filosofia presso l’Università statale di Mosca.

Il movimento a cui fanno capo è unico nel suo genere. Ne fanno parte alcune donne che utilizzano la musica e lo spettacolo per protestare contro la condizione delle donne nel loro paese, e più recentemente contro la politica russa e il suo primo ministro. Le donne protestano inscenando flash mob e realizzando video musicali poi pubblicati sul web. Durante le esibizioni sono sempre travestite ed hanno il viso coperto da balaclava colorati – una sorta di passamontagna – per tutelare l’anonimato. Anche durante le interviste le donne sono coperte ed utilizzano anche degli pseudonimi. La band musicale è completata da una quindicina di persone che si occupano degli aspetti tecnici della ripresa e dell’editing dei video. (Fonte wikipedia)

Le tre attiviste del movimento Pussy Riot, diventato simbolo del dissenso politico contro il potere di Vladimir Putin, sono state accusate per i fatti avvenuti lo scorso 21 febbraio, quando si sono intrufolate nella Cattedrale di Cristo Salvatore, tempio della Chiesa ortodossa russa a Mosca, intonando una canzone che invocava la Vergine Maria di cacciare via Putin. Allontanate via dalle guardie, le donne sono successivamente state arrestate con l’accusa di teppismo.

Dopo cinque mesi di carcere il 17 agosto è arrivata la dura sentenza finale, letta in aula dal giudice Marina Syrova. La condanna a due anni di carcere è dovuta agli atti di teppismo motivati da odio religioso, che hanno minato l’ordine sociale.

Importante il commento di Pyotr Verzilov, marito di Nadezhda Tolokonnikova, che ha affermato: “l’immagine della Russia era piuttosto spaventosa anche prima. Quello che è successo oggi è un chiaro segno che la Russia sta cambiando, somigliando sempre più alla Cina o alla Corea del Nord”. Il leader dell’opposizione Alexei Navalny, ha aggiunto: “Sono in carcere perché si tratta di vendetta personale di Putin Questo verdetto è stato scritto da Vladimir Putin”. (Fonte BBC).

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