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Serve un trattato internazionale per gestire l’eredità lunare

Scritto da Annalisa Arci il 29.11.2013

Mentre l’agenzia spaziale cinese si prepara per un atterraggio sulla Luna e le aziende private iniziano a guardare la Luna con occhi diversi, soprattutto per le attività commerciali, gli scienziati hanno iniziato a discutere su quale sia il modo migliore per preservare i siti storici di atterraggio sulla Luna – così come gli strumenti lasciati dagli astronauti americani e sovietici, alcuni dei quali sono ancora attivi e continuano ad inviare sulla Terra preziose informazioni.

Da un lato ci si chiede come sfruttare al meglio le risorse lunari, dall’altro come preservarne il valore storico: due tendenze in prima battuta contrastanti. Il problema viene sollevato in un articolo che sarà pubblicato su Science Mag, in cui gli autori cercano di dirimere la questione ricordando l’esistenza di un trattato noto come United Nations Outer Space Treaty (OST), siglato il 20/07/1969.

(Crediti: NASA).

Il trattato non impedisce affatto l’uso della Luna e delle sue risorse, sancisce la libertà di accesso allo spazio per qualsiasi nazione, accanto all’importanza della cooperazione internazionale nell’esplorazione spaziale, ma vieta ogni tipo di sovranità o appropriazione unilaterale del suolo lunare. Eventuali trattati ed accordi successivi non solo devono tenere conto di queste “norme”, ma devono fare i conti principalmente con le esigenze di due paesi, Stati Uniti e Russia, le uniche due nazioni ad aver eseguito atterraggi morbidi sulla Luna.

Gli aspetti della questione sono due: politico e culturale. E sono strettamente correlati. Le criticità politiche sono evidenti dall’inizio di luglio, da quando il Congresso degli Stati Uniti ha approvato l’Apollo Lunar Landing Legacy Act. Henry Hertzfeld e Scott Pace, gli autori dell’articolo, spiegano che questa proposta di legge designa essenzialmente i siti di atterraggio delle missioni Apollo come se fossero Parchi Nazionali degli Stati Uniti, in evidente violazione dell’OST.

Gli autori quindi suggeriscono che gli Stati Uniti e Russia devono affrettarsi per siglare un accordo più equo, e che potrebbe in seguito essere offerto ad altre nazioni che hanno o potranno lasciare attrezzature sulla Luna (Giappone, India, Cina e l’Unione Europea), così come a coloro che intendono mettere apparecchiature sulla Luna in futuro (la Cina). Questo accordo eviterebbe eventuali dichiarazioni di sovranità sulla Luna, rafforzando i trattati esistenti, e sarebbe incoraggiante anche per assicurarsi che l’accesso alla Luna (e allo spazio in generale) rimanga gratuito per qualsiasi paese.

Non è possibile improvvisare una cultura dello spazio. Stati Uniti, Russia e Cina sembrano già impegnati in questa direzione, visto che condividono numerosi interessi economici. Ma siamo ancora lontani da un accordo, in quanto i temi da affrontare sono molti e spinosi: l’uso dello spazio a beneficio dell’umanità, la gestione della documentazione archeologica della nostra civiltà, amministrare i diritti di proprietà reali, i controlli sulle esportazioni, fino al problema della militarizzazione dello spazio. È evidente, serve un trattato internazione per gestire l’eredità lunare, e non solo.

 

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