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Azoto: quanto inquiniamo quando mangiamo?

Un nuovo studio rileva quanto l’alimentazione influisca sulle emissioni inquinanti

Scritto da Elisa Corbi il 28.04.2014

Un nuovo studio quantifica per la prima volta quanto le nostre scelte alimentari influiscono sulle emissioni inquinanti di azoto in tutto  il territorio europeo. Se da un lato con accorgimenti sull’alimentazione le emissioni nocive diminuirebbero notevolmente, le forze economiche in gioco rappresentano una forte inerzia contro un cambiamento del sistema. Da dove ripartire dunque? L’educazione alimentare dei bambini connessa ai benefici ambientali potrebbe essere una via importante.

Mucche da latte

La sintesi della relazione di valutazione europea European Nitrogen Assessment Special Report on Nitrogen and Food, ‘Nitrogen on the Table’, spiega cosa accadrebbe se l’Europa dovesse diminuire il suo consumo di carne e latticini,  mostrando quanto la riduzione di questi alimenti nella nostra dieta ridurrebbe l’azoto nell’aria, l’inquinamento delle acque e le emissioni di gas a effetto serra. Lo studio si focalizza inoltre sui benefici per la nostra salute apportati dalla riduzione del consumo di carne.

Il lavoro è stato condotto dalla ‘Task Force of Reactive Nitrogen’ della Commissione economica delle Nazioni Unite per l’Europa (UNECE). Nel 2011 la Task Force ha prodotto la prima ‘Valutazione dell’Azoto Europea’ (ENA), che ha dimostrato che una migliore gestione dell’azoto contribuirebbe a ridurre l’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo  riducendo  i rischi per la salute umana, la biodiversità e la sicurezza alimentare.

L’autore dello studio Henk Westhoek , program manager per Agriculture and Food al PBL ( Netherlands Environmental Assessment Agency) ha detto: ” Il rapporto mostra che l’impronta di azoto per quanto riguarda carne e latticini è notevolmente superiore a quella dei prodotti a base di vegetali. Se tutte le persone all’interno dell’UE dimezzassero il consumo di carne e latticini , ciò ridurrebbe le emissioni di gas a effetto serra dal 25 al 40%  e le emissioni di azoto del 40%”.

Mark Sutton , coautore del rapporto ha affermato, “l’uso dell’azoto è una grande sfida sociale che lega l’ambiente, la sicurezza alimentare e la salute umana . Ci sono molti modi in cui la società potrebbe migliorare il modo in cui utilizza questo elemento, e fra queste ci sono le azioni da parte di agricoltori e da parte nostra “.

Uno dei principali ostacoli all’azione, sostengono gli esperti,  è il commercio internazionale di prodotti alimentari . Molti Paesi temono infatti che la lotta contro l’inquinamento da azoto riduca la loro competitività internazionale .

Alessandra De Marco ricercatrice presso  l’Air Pollution Unit of the Italian National Agency for New Technologies, Energy and Sustainable Economic Development sta conducendo  una serie di progetti sull’alimentazione nelle scuole italiane . Il ‘cibo intelligente’  è un nuovo concetto che informa i bambini sul principio di salute della nutrizione, ma è ancora  assente la connessione con i co- benefici ambientali di una scelta sana . “Aumentare la consapevolezza della scelta dietetica nei bambini – afferma Di Marco –  è il punto di partenza per ripulire l’ambiente”.

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