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Analisi su una ghiandola salivare per diagnosticare il Parkinson

"Uno dei più grandi potenziali di impatto di questa scoperta è sulla sperimentazione clinica, in quanto allo stato attuale alcuni pazienti inclusi negli studi clinici di Parkinson non hanno necessariamente la malattia di Parkinson e questo è un grande ostacolo per testare nuove terapie"

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 11.01.2013

La possibilità di diagnosticare il Morbo di Parkinson attraverso un test di una ghiandola salivare è stato descritto come un grande passo avanti dagli scienziati della  Mayo Clinic in Arizona e del Banner Sun Health Research Institute. Lo studio sarà presentato ufficialmente il  prossimo marzo al meeting annuale dell’ American Academy of Neurology.

cervello

“Non ci sono test diagnostici per la malattia di Parkinson”, spiega l’autore dello studio Charles Adler, della Mayo Clinic. “Abbiamo precedentemente dimostrato in autopsie di pazienti con Parkinson che le proteine ​​anomale associate con il Parkinson sono costantemente presenti nelle ghiandole sottomandibolari salivari, che si trovano sotto la mascella inferiore. Questo è il primo studio che dimostra il valore di un test della ghiandola salivare per diagnosticare il Parkinson. La diagnosi rappresenta un grande passo in avanti nel nostro sforzo per comprendere la malattia e trattare meglio i pazienti.”

Lo studio ha coinvolto 15 persone con un’età media di 68 anni che avevano il morbo di Parkinson da una media di 12 anni, che rispondevano ai farmaci per il Parkinson e non avevano disturbi della ghiandola salivare. Le biopsie sono state effettuate su due ghiandole salivari differenti.

“Questa procedura fornirà una diagnosi molto più accurata della malattia di Parkinson di quello che è ora disponibile”, hanno spiegato gli esperti del team.  “Uno dei più grandi potenziali di impatto di questa scoperta è sulla sperimentazione clinica, in quanto allo stato attuale alcuni pazienti inclusi negli studi clinici di Parkinson non hanno necessariamente la malattia di Parkinson e questo è un grande ostacolo per testare nuove terapie”.

La proteina anomala del Parkinson è stata rilevata  in nove degli 11 pazienti che avevano tessuto sufficiente da studiare. Le biopsie hanno rivelato che la ghiandola sottomandibolare è più affidabile dell’altra analizzata, quella del labbro inferiore.

“Questo studio fornisce la prima prova diretta per l’utilizzo delle biopsie delle ghiandole sottomandibolari come test diagnostico per i pazienti che convivono con la malattia di Parkinson,” ha spiegato il dottor Adler. “Questa scoperta può essere di grande utilità per avere la prova definitiva della malattia di Parkinson, soprattutto se si considerano procedure invasive come eseguire un intervento chirurgico di stimolazione cerebrale profonda o la terapia genica.”

La malattia di Parkinson è una malattia progressiva del sistema nervoso che colpisce il movimento. Si sviluppa poco a poco, a volte partendo con un tremito appena percettibile in una sola mano. Ma la malattia può provocare anche rigidità o rallentare i movimenti. Attualmente, la diagnosi viene effettuata in base alla storia clinica, segni e sintomi, un esame neurologico e fisico, e escludendo altre condizioni. Ma ad oggi i falsi positivi possono raggiungere anche il 30 per cento

Sebbene la malattia di Parkinson non possa essere curata, i farmaci possono significativamente migliorare i sintomi.

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