L’iperidosi è l’eccessiva sudorazione, colpisce l’un per cento della popolazione e molto spesso, anche se crea non pochi disagi, non è diagnosticata o è mal gestita. Oggi una tecnica chirurgica tutta italiana permette di risolvere il problema una volta per tutte.

L’iperidosi, l’eccessiva sudorazione, può rendere la vita di chi ne soffre piuttosto difficoltosa, soprattutto nei suoi aspetti sociali. In genere viene sottovalutata da chi sta vicino a chi ne soffre, ma i disagi possono essere tutt’altro che trascurabili.
Fino ad oggi le cure disponbili erano temporanee: si trattava di antitraspiranti, della cura con il botulino o della iononforesi, cura, quest’ultima, anche piuttosto costosa.
La soluzione deifnitiva arriva da un professore italiano, Pierluigi Granone, Direttore dell’Unita’ Operativa Complessa di Chirurgia toracica del Policlinico universitario Gemelli di Roma. Si tratta di un intervento che comprime con una sorta di graffetta il nervo responsabile della sudorazione.
Al Gemelli sono già 40 le operazioni effettuate in questo senso e tutte hanno avuto ottimi risultati, tanto che il professore ha pubblicato un articolo sulla European Association for Cardio-Thoracic Surgery sull’European Association for Cardio-Thoracic Surgery.
“Nella nostra unita’ abbiamo operato con questa tecnica ‘modificata’ 40 pazienti negli ultimi due anni – riferisce il professore -. L’intervento chirurgico si esegue in anestesia generale e il paziente viene dimesso generalmente il giorno seguente. I risultati sono sovrapponibili a quelli che si ottengono con la procedura classica e il numero di pazienti sta progressivamente aumentando.
“Nelle forme gravi di iperidrosi palmare o facciale, resistenti a qualsiasi trattamento non-chirurgico, la chirurgia del sistema neurovegetativo simpatico si e’ imposta come alternativa terapeutica di grande efficacia per disturbi spesso molto invalidanti – conclude il chirurgo del Gemelli -. Si tratta di interventi di invasivita’ minima. La tecnica endoscopica e’ molto sicura e porta alla cura definitiva del disturbo in quasi il 100% dei pazienti trattati, lasciando soltanto una piccolissima cicatrice sotto l’ascella”.
Fonte AGI