Dynamo Camp è il primo campo italiano di terapia ricreativa. Si tratta di offrire momenti ludici a bambini e ragazzi affetti da patologie gravi o croniche. Sembrerebbe infatti, che anche se non è propriamente il gioco a far guarire i bambini, attraverso il gioco è possibile che le cure trovino un campo più recettivo e che la malattia possa quindi essere sconfitta con più facilità.

“Almeno il 40% dei bambini in terapia ottiene risultati migliori dal trattamento, quando si creano condizioni sociali e ludiche che ne favoriscono una ripresa a 360 gradi”, lo dichiara all’AdnKronos Momcilo Jankovic, responsabile del Day hospital di ematologia pediatrica dell’ospedale San Gerardo di Monza, e direttore medico di Dynamo Camp.
“Scientificamente non si può dire che la terapia ricreativa faccia guarire dal cancro – precisa Jankovic, intervenuto oggi a Milano a un incontro promosso da Dynamo Camp, Associazione italiana di ematologia e oncologia pediatrica (Aieop) – ma di certo mette l’organismo nelle condizioni di ricevere meglio le cure”.
Il meccanismo d’azione del gioco passerebbe attraverso il controllo dello stress: da un lato la terapia ricreativa diminuisce l’attività di neurotrasmettitori come le catecolamine (adrenalina e noradrenalina), riducendo la pressione, la frequenza cardiaca e quella respiratoria; dall’altro cala il cortisolo, ormone dello stress che abbatte le difese immunitarie; infine si liberano le beta-endorfine, che hanno effetto antidolore e stimolano le difese immunitarie.
In Italia ogni anno si ammalano di cancro 1500 bambini e di questi guarisce il 75-80%.
Dynamo Camp è unìiniziativa inserita nel Serious Fun Children’s Network, la rete di camp fondati nel 1988 dalla star di Hollywood Paul Newman e ormai diffusi in tutto il mondo.
Dynamo accoglie bambini e ragazzi dai 6 ai 17 anni.
“Anche se la nostra azienda non ha un solo prodotto nell’area dell’oncoematologia pediatrica”, tiene a puntualizzare Daniele Finocchiaro, amministratore delegato e direttore generale del gruppo farmaceutico britannico Gsk in Italia, che finanzia l’iniziativa. “E’ un percorso nato 15 anni fa”, ricorda. Un legame che ora diventa ‘a 3’, con Dynamo, Aieop e Gsk che uniscono le forze per un grande progetto di formazione per il mondo del volontariato.
“Un’azienda come la nostra è fatta innanzitutto di persone – dice Finocchiaro – e l’alleanza che presentiamo oggi è cibo per la loro anima. Con questa iniziativa il paziente viene messo veramente al centro. E anche se il momento è tra i più difficili, la bravura starà nel preservare questo ‘cibo per l’anima’ da ogni possibile spending review”.
“Dynamo Camp è stato per me il primo spiraglio verso la rinascita”, testimonia in un filmato Giovanni, adolescente toscano uscito dall’inferno della leucemia. Per passare dal sogno del motorino all’incubo della chemio è bastato un attimo, racconta, “una febbre che non passava da 4 giorni e gli esami del sangue sballati. Il dolore è stato tanto, difficile da descrivere. Ma Dynamo è stato decisivo per tornare alla vita”. E oggi Giovanni ha un altro sogno da realizzare: diventare un “medico amico” e guarire la gente.
Fonte AdnKronos