
Camminare indica lo stato di salute, soprattutto negli anziani
Un’analisi, che ha basato le proprie conclusioni sui dati provenienti da 9 studi coinvolvendo quasi 35 mila persone, ha rilevato che c’è un legame tra la velocità della camminata carattersitica delle persone anziane e la loro aspettativa di vita. Lo studio è comparso sul numero del 5 gennaio della rivista JAMA.
Stephanie Studenski, professoressa dell’università di Pittsburgh, e colleghi hanno condotto uno studio per valutare l’associazione tra la velocità di andatura e la sopravvivenza negli adulti più anziani, e per determinare come la velocità di andatura causa la variabilità nella sopravvivenza per età e sesso. La ricerca ha incluso un’analisi congiunta di 9 studi (i dati sono stati raccolti tra il 1986 e il 2000), utilizzando i dati individuali da 34.485 residenti in comunità per anziani sopra i 65 anni, con i piedi i dati di velocità disponibili all’inizio dello studio, seguiti per 6-21 anni. I partecipanti avevano un’età media di 73,5 anni, 59,6 per cento erano donne e 79,8 per cento erano bianchi. La velocità di andatura è stata calcolata per ciascun partecipante utilizzando la distanza in metri e il tempo in secondi. Tutti gli studi hanno utilizzato istruzioni precise per effettuare le misurazioni: occorreva camminare a passo normale e partire da fermi. La distanza percorsa variava da 6 metri a 8 metri. La velocità di andatura media dei partecipanti è stata di 0,92 metri al secondo.
Durante il corso dello studio, che è durato molti anni, ci sono stati 17.528 decessi. Il tasso complessivo di sopravvivenza a 5 anni è stato dell’84,8 per cento, il tasso di sopravvivenza a 10 anni era 59,7 per cento. I ricercatori hanno trovato che la velocità di andatura è stata associata a differenze nella probabilità di sopravvivenza a tutte le età in entrambi i sessi, ma è stata soprattutto informativa dopo i 75 anni. A questa età, la previsione di sopravvivenza a 10 anni su tutta la gamma di velocità di andatura variava dal 19 per cento al 87 per cento negli uomini e dal 35 per cento al 91 per cento nelle donne. Per capirsi, ad esempio solo il 19% dei maschi è sopravvissuto dopo 10 anni se aveva più di 75 anni e una bassa velocità di andatura. Un altro esempio: il 91% delle donne che a 75 anni o più mostravano una camminata svelta erano sopravvissute 10 anni dopo.
“Gli anni di vita residua prevista per ogni sesso ed età aumentavano con l’aumentare della velocità dell’andatura: un’andatura di 1 metro / secondo o superiore corrispondeva costantemente ad una maggiore sopravvivenza”, scrivono gli autori.
I ricercatori hanno anche scoperto che predire la sopravvivenza in base all’età, al sesso, e alla velocità di andatura è più accurato che basarsi solo su età, sesso, uso di ausili alla mobilità, o su altre condizioni croniche come il fumo, la pressione sanguigna, l’indice di massa corporea e il grado di ospedalizzazione.
Gli autori suggeriscono che ci sono diversi motivi per cui la velocità dell’andatura può predire la sopravvivenza. “Camminare richiede energia e controllo del movimento, e l’organismo deve soddisfare le richieste di diversi sistemi di organi, come cuore, polmoni, apparati circolatorio e nervoso, e il sistema muscolo-scheletrico.Un rallentamento nell’andatura può riflettere sia che ci sono alcuni di questi sistemi danneggiati, sia che i costi energetici sono più elevati per camminare.”
I ricercatori scrivono che la misurazione dell’andatura potrebbe essere utilizzata clinicamente, aiutando a identificare gli adulti più anziani con alta probabilità di vita a 5 o 10 anni e per poter indirizzare al meglio interventi preventivi che richiedono anni per vedere dei benefici. Inoltre, la velocità di andatura potrebbe essere monitorata nel tempo. Un calo potrebbe infatti indicare un nuovo problema di salute che richiede una valutazione.
“I dati forniti nella ricerca sono destinati a medici, ricercatori e tecnici del sistema sanitario che cercano semplici indicatori di salute e di sopravvivenza negli adulti più anziani. La velocità di andatura può essere un indicatore semplice ed accessibile della salute della persona anziana”, concludono gli autori. Per intenderci, in futuro potremmo vedere un cronometro al collo del nostro medico di famiglia, oltre al classico stetoscopio.