Quasi una persona con demenza su quattro (24 per cento) nasconde la propria diagnosi a causa dello stigma che circonda la malattia. Il 40% dei malati riferisce di non sentirsi accettato nella vita di tutti i giorni. Sorprende che quasi due persone su tre con demenza e i loro familiari ritengano che ci sia una fondamentale incomprensione della demenza nei loro paesi. Infine, circa la metà degli intervistati indica l’educazione e la consapevolezza come una priorità importantissima.
E’ quanto emerge dal Rapporto Mondiale Alzheimer 2012 “Superare lo stigma della demenza” diffuso ieri 21 settembre da Alzheimer’s Disease International (ADI) e nel nostro Paese dalla Federazione Alzheimer Italia in occasione della Giornata Mondiale Alzheimer.
Il Rapporto si basa su un sondaggio di 2.500 persone (malati e familiari) in oltre 50 Paesi. Poco più del 50 per cento degli intervistati con demenza aveva la malattia di Alzheimer e poco meno della metà aveva meno di 65 anni. I principali obiettivi sono stati di registrare lo stigma vissuto dalle persone con demenza e dai loro familiari e di capire se i piani nazionali sulla demenza hanno contribuito a ridurre lo stigma.

Le 10 raccomandazioni ai governi e alle società per superare lo stigma sottolineano la necessità di una migliore educazione dell’opinione pubblica. Un altro punto chiave è quello di incoraggiare le persone con demenza a condividere le proprie esperienze e garantire che esse partecipino alle attività quotidiane.
Nicole Batsch, autrice del Rapporto, commenta: “Lo stigma resta un ostacolo per tutte le iniziative relative alla demenza, quali migliorare l’assistenza e il sostegno alle persone con demenza e ai loro familiari e i finanziamenti alla ricerca. Il Rapporto rivela che i malati e i familiari che se ne prendono cura si sentono emarginati dalla società, a volte anche dai loro stessi amici e dagli altri familiari. Ciò che vogliono è essere trattati come persone normali guardando alle loro abilità residue e non alle loro incapacità. Portare alla luce questi problemi contribuirà a migliorare la qualità della vita delle persone affette da demenza e di chi le assiste”.
Secondo Marc Wortmann, direttore esecutivo di ADI, “Demenza e malattia di Alzheimer continuano a crescere a un ritmo elevato a causa dell’invecchiamento della popolazione globale. La malattia ha un impatto enorme sulle famiglie che ne sono colpite, ma influenza anche i sistemi sanitari e sociali a causa del grande costo economico che comporta. I Paesi non sono preparati e continueranno a non esserlo se non superiamo lo stigma e non aumentiamo gli sforzi per garantire una migliore assistenza e trovare in futuro una terapia”.
“La persona con demenza porta addosso una ‘etichetta’, un foglietto illustrativo bianco, senza parole: lo stigma. L’uomo con la sua individualità, la sua storia e i suoi sentimenti non esiste più. Lo abbiamo letto su questo nuovo Rapporto ed è vero in tutto il mondo” commenta Gabriella Salvini Porro, presidente Federazione Alzheimer Italia. “Lo stigma non solo isola il malato e i suoi familiari lasciandoli completamente soli, ma non permette loro di usufruire dei mezzi che oggi abbiamo a disposizione per migliorarne la qualità di vita. Noi tutti dobbiamo combattere la disinformazione e cercare di comprendere e far comprendere che il malato è una persona esattamente come noi, con la sua dignità, e questa dignità oltre a dover essere rispettata, va tutelata”.
I MESSAGGI CHIAVE DEL RAPPORTO
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