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Nuova teoria sulle origini dell’Era glaciale di 2,6 milioni di anni fa

Scritto da Leonardo Debbia il 28.06.2014

Una nuova ricerca sulla rivista Nature’s Scientific Reports fornisce una nuova importante teoria sulle cause dell’ultima era glaciale, che 2,6 milioni di anni fa coprì di ghiaccio gran parte dell’emisfero settentrionale.

Lo studio, condotto da Thomas Stevens del Dipartimento di Geografia presso la Royal Holloway University di Londra, ha individuato un meccanismo precedentemente ignorato, per cui l’unione tra i continenti nordamericano e sudamericano avrebbe prodotto un cambio di salinità dell’Oceano Pacifico e causato la crescita di ghiaccio in tutto l’emisfero boreale.

Depositi di argilla rossa nel nord della Cina centrale analizzati per la ricostruzione dei modelli dei monsoni e delle temperature di 400mila anni fa (credit: University of Royal Holloway London)

Depositi di argilla rossa nel nord della Cina centrale analizzati per la ricostruzione dei modelli dei monsoni e delle temperature di 400mila anni fa
(credit: University of Royal Holloway London)

Secondo i ricercatori, la variazione di salinità – forse alimentata anche da apporti di acque di fusione polare e groenlandese – avrebbe favorito la formazione di ghiaccio nell’oceano e questo a sua volta avrebbe prodotto un cambiamento nei modelli di circolazione dei venti, portandoli verso un regime di intensi monsoni.

Questi venti avrebbero causato potenti nevicate e accumulato enormi calotte di ghiaccio, alcune delle quali avrebbero raggiunto i 3 chilometri di spessore.

Il team di ricercatori è giunto a queste conclusioni dopo aver analizzato i depositi di argilla rossa trasportata dal vento che si sono accumulati tra i 6 e i 2,5 milioni di anni fa nel nord della Cina centrale, nelle zone vicine all’altopiano del Tibet, e aver ricostruito la modifica delle precipitazioni legate ai monsoni ed alle temperature a questi collegate.

“Fino ad ora la causa della glaciazione quaternaria era stato un argomento ampiamente dibattuto”, dichiara Stevens. “I nostri risultati suggeriscono ora un legame significativo tra la crescita dello strato di ghiaccio, i monsoni e la chiusura dell’Istmo di Panama, allorchè i blocchi continentali del Nord e del Sud America, alla deriva, si congiunsero, chiudendo il collegamento tra Atlantico e Pacifico. Questo fornisce una nuova importante teoria sulle origini dell’era glaciale e, in ultima analisi, del nostro sistema climatico attuale”.

Sorprendentemente, i ricercatori hanno trovato che ci fu effettivamente un rafforzamento del monsone durante il raffreddamento globale, invece di precipitazioni intense, che sono di norma associate a climi più caldi.

Stevens conclude: “Questa ulteriore constatazione ci ha portato a scoprire un’interazione, sconosciuta in precedenza, tra i movimenti tettonici delle placche del continente americano e i consistenti cambiamenti della temperatura globale. I monsoni, intensificati, dettero origine ad un ciclo di feedback positivo, cioè ad un sistema dinamico i cui risultati amplificavano il funzionamento del sistema, producendo in pratica ancor più raffreddamento globale, quindi più ghiaccio marino e precipitazioni ancora più intense, per culminare poi nell’estensione di enormi ghiacciai in tutto l’emisfero settentrionale”.

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