Negli ultimi anni, i test del DNA hanno fornito nuovi importanti strumenti ai ricercatori che studiano le origini dell’uomo. Ora, una raccolta di articoli pubblicati da Cell Press nel numero speciale di Current Biology pubblicato online il 22 febbraio 2010 (qui, in inglese) offre un aggiornatissimo sguardo su come le nuove tecniche di analisi del DNA, insieme alle scoperte archeologiche e alle ricerche linguistiche, hanno arricchito la nostra comprensione sulla storia dell’uomo sulla Terra.
“Per capire cos’è essere umani, è essenziale capire il nostro passato,” dice Colin Renfrew della University of Cambridge, che per primo ha coniato il termine “Archeogenetica” ed è l’autore di un editoriale contenuto nel numero speciale. “Quasi tutte le civiltà hanno il proprio mito sulla loro nascita. Ora possiamo usare l’archeogenetica per raccontare una storia completa che sia robusta e applicabile a tutte le comunità umane, ovunque esse si trovino.”
Il viaggio comincia intorno a 60 o 70 mila anni fa in Africa, dove gli attuali umani si sono evoluti per 150 mila anni, e dove la diversità umana è ancora la più alta in confronto a tutti gli altri continenti in termini di variazioni genetiche e linguaggi. Da qui, i moderni esseri umani hanno occupato l’Europa e il sud dell’Asia e hanno raggiunto l’Australia. Le Americhe sono state le ultime raggiunte (a parte le remote isole dell’Oceania).
La rotta e l’estensione di questo primo movimento migratorio sono evidenziati dai marcatori genetici degli uomini di oggi, ma le ultime migrazioni e le attività tecniche o sociali – in particolare l’agricultura – hanno lasciato la loro eredità. Questa eredità sembra estremamente simile dovunque ci sia stato un diffondersi dell’agricoltura, in Europa, Africa e Estremo Oriente. La selezione naturale ha anch’essa lasciato la sua impronta: un articolo di Jonathan Pritchard dell’Università di Chicago mostra le basi genetiche dell’adattamento umano, come nel caso della tolleranza al lattosio che è stata sviluppata in un tempo compatibile con le teorie evolutive.
Ognuna delle pubblicazioni contiene affascinanti intuizioni. Per esempio, un articolo di Mark Stoneking e Frederick Delfin dell’Istituto Max Planck per l’Antropologia Evoluzionista parla di una prima migrazione degli umani moderni dall’Africa attraverso un persorso a sud verso l’Estremo Oriente. L’Europa è forse il più studiato continente in termini di Archeogenetica, scrivono Martin Richards dell’Università di Leeds e i suoi colleghi, riferendosi a cinque episodi salienti che includono il ripopolamento dell’Europa del Nord dopo l’ultima grande glaciazione. Nel caso delle Americhe, prove del DNA hanno confermato le origini asiatiche degli indigeni amiricani e hanno stimato più precisamente quando i nativi sono apparsi sul territorio americano. Dennis O’Rourke e Jennifer Raff dell’Università dello Utah notano, tuttavia, che alcuni dubbi sulla data di inizio della colonizzazione rimangono ancora non risolti.
Complessivamente, le ricerche mostrano quanto sia diventato chiaro che tutte le tracce che portano a noi vengono dall’Africa, dice Renfrew. Per gran parte della nostra storia non ci siamo evoluti separatamente nei diversi continenti. Per quanto riguarda la nostra storia più recente, occorre aspettarsi molte sorprese dalle scoperte che arriveranno da qui ai prossimi 20 anni.
Naturalmente, ci sono molte cose dei nostri antenati che non potremo mai capire chiaramente, ci ricorda Partha Majumder dell’Istituto Indiano di Statistica nel suo articolo sulla storia genetica dell’uomo nell’Asia del Sud.
“Qualche decina di migliaia di anni fa, un piccolo gruppo di umani anatomicamente moderni emigrarono dall’Africa,” scrive. “Non sapremo mai con certezza quali cause diedero inizio a quiesta migrazione. … Il processo continuò per migliaia di anni; oggi l’uomo occupa l’intero pianeta.”
Numero speciale di Current Biology pubblicato online il 22 febbraio 2010 (qui, in inglese)