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Retina artificiale promette di sostituire quella naturale

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 26.01.2011
Occhio umano - fonte wikipedia

Occhio umano - fonte wikipedia

Scienziati italiani mettono a punto una retina artificiale che potrà sostituire quella naturale, compatibile con i tessuti circostanti grazie a inserimenti di materiale organico e pienamente funzionante.

La neuroprotesica è un settore delle neuroscienze che utilizza microdispositivi artificiali per sostituire le compromesse funzioni del sistema nervoso o degli organi sensoriali. Diversi dispositivi biomedici impiantati nel sistema nervoso centrale, le cosiddette interfacce neurali sono già state sviluppate per il controllo disturbi motori o per tradurre la “volontà” motoria del cervello in azioni specifiche, mediante il controllo di dispositivi esterni. Un settore finora piuttosto difficile da affrontare era la comunicazione tra tessuti biologici e i sensori artificiali – come la costruzione di retine artificiali, per esempio.

La nuova tecnologia è stata realizzata dal Dipartimento di Neuroscienze e Neurotecnologie (NBT), dal Centro di Nanoscienze e Tecnologie dell’Istituto Italiano di Tecnologia, e dal Dipartimento di Fisica del Politecnico di Milano. La notizia verrà pubblicata nel prossimo numero di Nature online.

Il lavoro è stato coordinato dal prof. Guglielmo Lanzani, del Centro di Nanoscienze e Tecnologie. La premessa che ha guidato il gruppo è la ricerca di una soluzione ai problemi legati al malfunzionamento della retina umana. Questa è composta da un insieme di fotorecettori neuronali, chiamati coni e bastoncelli, capaci di captare i segnali luminosi, trasformarli in impulsi elettrici che vengono trasportati al cervello attraverso il nervo ottico. Mancanze, difetti o patologie di questi fotorecettori portano a conseguenze più o meno gravi e debilitanti, dal daltonismo alla cecità.

Il gruppo di lavoro è riuscito a creare una retina artificiale in grado di sostituire questo tessuto e le sue funzioni. Questa consiste in un’interfaccia tra le cellule nervose ed un materiale organico semiconduttore, chiamato rr-P3HT:PCBM, che è in grado di captare gli impulsi luminosi convertendoli in corrente elettrica. In questo modo, la stimolazione luminosa dell’interfaccia provoca l’attivazione dei neuroni, mimando il processo a cui sono deputati i fotorecettori presenti nella retina. Il campo delle bio-nanotecnologie studia la possibilità di creare materiali artificiali che possano sostituire i tessuti umani.

Tra le maggiori sfide in questo campo, così nuovo e multidisciplinare, si trova la capacità di rendere il materiale artificiale compatibile sia con i tessuti collegati ad esso, sia con i tessuti circostanti l’impianto, limite posto dai materiali inorganici come i metalli e il silicio.

“L’utilizzo di questo materiale organico semiconduttore è stato decisivo nel superare diversi problemi – afferma il prof. Guglielmo Lanzani del CNST – Il fatto di essere organico lo rende soffice, leggero e flessibile, garantendo una buona biocompatibilità ed evitando complicazioni ai tessuti circostanti. Inoltre, essendo un polimero semiconduttore, ha la capacità di trasmettere impulsi elettronici e ionici senza una grande dispersione di calore, che potrebbe causare diversi danni al sistema nel suo complesso”.

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  • goffredo mazzocco scrive:

    ottimo lavoro vi prego di andare avanti perche’ a voi e legata la speranza di milioni di persone che per anni vivono nel buio grazie