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Plutone dovrebbe essere riclassificato come pianeta

Scritto da Leonardo Debbia il 05.10.2018

Per 76 anni, i pianeti del sistema solare sono stati nove. Questo riportavano i libri di scuola; questo era stato certificato dalla Comunità scientifica ed era condiviso dagli astronomi di tutto il mondo; da quando, nel 1930, Plutone era stato scoperto dall’astronomo statunitense Clyde Tombaugh.

L’esistenza del ‘nono pianeta’ era stata ipotizzata fin dai primi del Novecento da vari studiosi del cielo, tra cui William Henry Pickering e Percival Lowell, connazionali di Tombaugh, sulla base di calcoli matematici e l’osservazione di perturbazioni gravitazionali tra Urano e Nettuno.

plutone

Ma come veniva considerato questo piccolo corpo celeste ghiacciato, che ruotava attorno al Sole in 248 anni terrestri, su un’orbita ellittica parecchio allungata e molto inclinata sul piano dell’eclittica, che spesso lo faceva essere più vicino al Sole dello stesso Nettuno?

Si scoprì che Plutone aveva un diametro di 2280 chilometri ed era sei volte più piccolo della Terra.

Fino al 1992 nessuno si era sognato di mettere in dubbio lo status di pianeta di Plutone, finchè David Jewitt e Jane Luu, astronomi dell’Università delle Hawaii, scoprirono un altro corpo celeste ghiacciato di dimensioni simili ad un asteroide, che orbitava attorno al Sole ad una distanza pari ad una volta e mezzo l’orbita di Nettuno.

In breve, furono scoperti quasi un centinaio di altri corpi rocciosi e ghiacciati che popolavano le zone più esterne del Sistema Solare e che costituivano la cosiddetta ‘fascia o cintura di Kuiper’.

Gli atronomi calcolarono che il numero di questi oggetti poteva aggirarsi addirittura sui 35mila.

In cosa Plutone era diverso dai suoi compagni di viaggio?

La sua riflettività – rispondevano gli studiosi – lo rendeva molto più luminoso degli altri.

Nel 2005, dall’astronomo statunitense Mike Brown venne scoperto un corpo massiccio ancora più grande di Plutone, che venne contrassegnato con la sigla 2003 UB 313 e a cui fu dato il nome di Eris.

Si ritenne così di rivedere la definizione di ‘pianeta’ e la International Astronomical Union (IAU), su suggerimento di Brown, stilò un elenco di requisiti perchè un corpo celeste potesse essere definito ‘pianeta’.

I nuovi criteri stabilirono che un pianeta, per essere definito tale, doveva essere ‘un corpo celeste che orbitava intorno al Sole; che avesse una massa sufficiente per avere una forma tondeggiante; che avesse la possibilità di ‘dominare’ la propria orbita, senza che questa andasse ad inteferire con altri corpi celesti‘.

La nuova definizione di pianeta richiedeva quindi che il corpo celeste, nella sua orbita dovesse essere dotato della più grande forza gravitazionale.

Secondo la UAI, poichè la gravità di Nettuno influenzava il pianeta vicino, Plutone, e Plutone condivideva la sua orbita con gas e oggetti congelati della fascia di Kuiper, Plutone non poteva rientrare nello status planetario; non aveva cioè i requisiti per essere definito pianeta.

La sua appartenenza alla fascia di Kuiper indusse perciò la UAI a declassare Plutone che, dal 2006, divenne un ‘ex’, mantenendo tuttavia lo status consolatorio di ‘pianeta nano’.

Fu così che il numero complessivo dei pianeti del sistema solare scese ad otto.

Per amore di precisione, va detto che già da prima di questa declassazione Plutone aveva mostrato delle ‘anomalie’ rispetto agli altri pianeti. Aveva, ad esempio, dimensioni più ridotte degli altri e si muoveva su un’orbita eccezionalmente inclinata sul piano dell’eclittica.

Naturalmente, tra gli astronomi si scatenarono le polemiche.

Se i criteri selezionati fossero stati applicati ai pianeti del sistema solare – asseriva Alan Stern, uno dei più illustri planetologi statunitensi, direttore della missione New Horizons – nessuno dei pianeti attuali poteva rispondere ai requisiti richiesti.

Tant’è! La UAI aveva deciso e la comunità scientifica si arrese. Fino ad oggi.

Ora, secondo una nuova ricerca dell’Università della Florida, Orlando, la ragione per cui Plutone ha perso il suo status di pianeta va rimessa in discussione.

Nel 2006 era stata lanciata la sonda spaziale New Horizons che, dopo sei mesi, aveva raggiunto e sorvolato in flyby, il lontanissimo Plutone, inviando a Terra numerose foto.

Basandosi su quelle foto, nel recente studio pubblicato sulla rivista Icarus, Alan Stern, il direttore della missione, si è unito allo scienziato planetario Philip Metzger, del Florida Space Institute dell’Università, obiettando che il nuovo standard usato per la classificazione dei pianeti non era supportato in letteratura ed era privo della minima importanza, se non per un’unica pubblicazione, nientemeno del 1802.

“La definizione IAU si basa su un concetto che, nella ricerca, non viene usato”, dichiara Metzger. “E in più, lascerebbe fuori il secondo pianeta più complesso e interessante del nostro sistema solare”.

Per classificare un corpo celeste, gli scienziati stimano invece più consono basarsi sulla sua composizione e la sua complessità, anziché su parametri mutevoli come la quantità dei corpi più piccoli inseriti nella sua orbita.

Sotto la spinta di queste autorevoli affermazioni, ci si aspetta ora che il piccolo, ma complesso Plutone, venga ‘riabilitato’ e riprenda il suo nono posto, pienamente legittimo, della precedente graduatoria dei pianeti appartenenti al sistema solare.

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