Il nostro Paese è ricco di storia, monumenti dalla bellezza che toglie il fiato, che lascia incantati e attoniti. Ebbene, fra quei monumenti che occupano uno spazio nei nostri cuori ce ne sono alcuni che sono molto speciali, perchè sono vivi, non solo di significato, ma perchè della linfa scorre nei loro tronchi, perchè seguono il ritmo delle stagioni, perchè sono parte di ecosistemi ricchi di altre piante, insetti, mammiferi e uccelli, spesso rari. Stiamo parlando dei giganti dei boschi, gli alberi monumentali. In Abruzzo gli alberi monumentali sono 74, quasi il 10% è concentrato nel territorio di un piccolo paese nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Pescasseroli. Qui, Wildlife Adventures, piccola società votata a far conoscere le meraviglie naturali del parco più antico d’Italia, Il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, organizza per questo fine settimana un trekking per poter vivere intensi minuti faccia faccia con questi giganti buoni, al cospetto dei quali è davvero difficile rimanere indifferenti.

Acero centenario del Monte Tranquillo
Il dato non è ciò che più interessa coloro che vorranno partecipare al trekking dei giganti, spiega Umberto Esposito,l’anima di Wildlife Adventures “Ci muoviamo esclusivamente a piedi lungo la rete sentieristica ufficiale raggiungendo quelli accessibili da escursionisti e famiglie che vogliono approfondire la storia di questi boschi evitando così soltanto una carrellata di freddi dati tecnici”.
Eppure vale la pena di dire, come ci spiega Umberto, che il Parco “rappresenta una delle rare zone dell’Europa Occidentale dove, nelle vaste foreste di faggio che ammantano i monti o nelle alte praterie rupestri, è ancora possibile imbattersi in animali come l’Orso marsicano, il Camoscio d’Abruzzo, il Lupo, il Cervo, il Capriolo e l’Aquila reale. Il territorio è costituito principalmente da un insieme di catene montuose di altitudine compresa tra i 900 e i 2.200 m e il faggio è la specie arborea più largamente diffusa. Arriva a coprire oltre il 60% dell’intera superficie dell’area protetta”.

Da venerdì 5 a domenica 8 luglio, quindi, Umberto condurrà i partecipanti alla scoperta dei segreti delle foreste antiche del Parco. Il faggio plurisecolare del Pontone, l’Acero centenario di Monte Tranquillo, i magnifici Boschi della Difesa di Pescasseroli, dove Luc Jacquet ha girato il film “La volpe e la bambina”, la foresta vetusta della Val Cervara, inserita nella rete europea delle foreste vetuste e candidata a diventare ‘Patrimonio Mondiale dell’Umanità per l’UNESCO.
Difficile raccontare la mistica del bosco, ciò che si avverte ad essere circondati da faggi silenziosi, dal rumore del vento fra le foglie, di vita che pulsa, apparentemente immobile, a dire un’ermetica saggezza che i sensi si allungano a cercare di comprendere. Difficile dire, ma l’attrazione non finisce e l’innamoramento sembra essere inevitabile.
E’ forse questo che è successo ad Umberto che, nato in quei luoghi, ha deciso di fare di quella bellezza e di una grande passione il proprio lavoro. Far conoscere a quante più persone la magia di questi luoghi in diversi modi: il trekking, ma anche la fotografia naturalistica. E nel caso della Società di Umberto l’attività economica viene svolta con la massima attenzione a non turbare gli equilibri dei boschi, a non arrecare disturbo alla fauna protetta, nel rispetto delle regole del Parco.
E’ lui stesso a raccontare: “Un incontro alla fine degli anni ‘90 con gli orsi presenti nella valle e l’emozione per le prime immagini realizzate, mi hanno guidato verso quella che oggi è diventata la mia professione. Crescendo ho avuto modo di esplorare, conoscere e apprezzare queste montagne. Oggi cerco di trasmettere quelle stesse emozioni provate da ragazzo a coloro che frequentano con me i sentieri e le montagne d’Abruzzo.”
Cosa succede a chi arriva, durante il percorso, al cospetto dei giganti: “Ogni persona ha una sensibilità diversa.” Spiega Umberto, “Questa è una delle cose che ho imparato più rapidamente facendo questo lavoro. Tutte però, me compreso, restano entusiaste quando si arriva davanti ad alberi come questi. Sono davvero delle strutture monumentali e in molti casi dei giganti veri e propri. Ma non è soltanto la dimensione di queste strutture. Dietro di loro c’è una storia lunga secoli con insediamenti ed attività umane mutate nel tempo. E loro sempre li ad osservare tutto dall’alto. A volte mi chiedo quanti episodi, storie e leggende possano raccontare…

Val Fondillo, taglio intensivo in epoche passate. Foto Archivio PNALM
E come vivono le popolazioni locali la presenza di questi monumenti del pianeta?:”Fortunatamente oggi posso dire” con un enorme rispetto!”, racconta Umberto. “Il rapporto uomo-albero è legato a tradizioni culturali e in alcuni paesi anche alla storia delle religioni. Visitare l’acero di Monte Tranquillo (per i locali “l’acera”) è per quasi tutti i bambini un rito. Probabilmente non è stato sempre così. Qui i boschi sono sempre stati utilizzati e in alcuni periodi storici anche in maniera intensiva. Da decenni il taglio è regolamentato e l’avvento del Parco ha in qualche modo preservato queste strutture e arricchito culturalmente anche gli abitanti residenti. Ma oltre alle istituzioni io credo sia anche grazie alla cultura, la tenacia e l’azione di alcuni personaggi locali che questi patriarchi sono arrivati a noi.”
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