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Prosegue la battaglia per salvare le faggete del Lago di Vico

Scritto da Marta Gaia Sperandii il 11.02.2015

Una nuova ondata di proteste tuona contro il Piano di Gestione e Assestamento Forestale del comune di Caprarola che prevede, tra gli altri interventi, il taglio di 30 ha all’interno di una delle preziosissime faggete del Lago di Vico, in provincia di Viterbo.

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Le contestazioni, che vanno avanti ormai da due anni, si sono recentemente intensificate in vista dell’avvicinarsi del termine utile a depositare osservazioni al piano, scaduto lo scorso 4 gennaio. Pochi giorni dopo, lo stesso Fulco Pratesi, fondatore e presidente onorario del WWF, è intervenuto nel dibattito con un editoriale pubblicato sul Corriere della Sera.

Il valore di questa faggeta è ormai pacificamente riconosciuto. Si trova nel cuore della Riserva Regionale del Lago di Vico, creata nel 1982 proprio per iniziativa del comune di Caprarola, è parte di un Sito di Importanza Comunitaria (SIC IT6010023 “Monte Fogliano e Monte Venere”), e di una Zona a Protezione Speciale ( ZPS IT6010057 “Lago di Vico – M. Venere – M. Fogliano”) in quanto ospita specie di avifauna ed ambienti naturali riconosciuti dall’UE come di grande valore. A questo proposito, la presenza nel sottobosco dell’agrifoglio le riconosce lo status di habitat di interesse comunitario prioritario (“Faggete degli Appennini con Taxus e/o Ilex – cod. 9210*).

Si tratta poi di uno dei pochi esempi di faggeta cosiddetta “depressa”, perché qui il faggio vegeta a quote ben inferiori a quelle normalmente occupate, -fino a 550 mt s.l.m.-, ma con individui imponenti ed annosi che le conferiscono a buon diritto il carattere di vetustà.  Un ecosistema fragile, già messo a dura prova dagli attuali cambiamenti climatici.

Sono numerosi i ricercatori che hanno studiato quest’area: uno dei primi fu, negli anni ’50, Giuliano Montelucci, illustre botanico e storico presidente della sezione laziale della Società Botanica Italiana. Studi recenti hanno poi messo in luce come questo incredibile ecosistema ospiti una ricca e preziosa entomofauna, tra cui spiccano Osmoderma eremita, specie prioritaria, ed il cervo volante Lucanus cervus, di interesse comunitario ai sensi della direttiva Habitat. Si tratta di coleotteri saproxilici, che si rinvengono solo in ambienti ad alta naturalità e sono strettamente legati alla presenza di grandi alberi e di legno morto. Inutile sottolineare che un intervento di taglio si pone in contrasto anche con gli obiettivi di tutela e salvaguardia di questi animali.

Per i motivi elencati, secondo diversi ricercatori del Dipartimento DAFNE dell’Università degli Studi della Tuscia, la faggeta del Lago di Vico ha tutte le carte in regola per aspirare ad essere inserita fra i siti UNESCO, Patrimonio dell’Umanità.

La proposta del Piano invece, è quella di un taglio di sperimentazione su una superficie pari al 10% del totale. Che oltretutto non risparmia gli individui di dimensioni maggiori, ai quali è legata una ricchissima biodiversità animale. L’obiettivo dichiarato è quello di studiare e favorire i processi di rinnovazione del bosco. Fa riflettere, tuttavia, che il nobile intento sia stato concepito appena pochi anni dopo la cessazione degli indennizzi che remuneravano il mancato taglio in queste aree poiché ospitanti formazioni di “notevole interesse vegetazionale e ritenute meritevoli di conservazione” ai sensi della L.R. n° 43/1974.

I processi di rinnovazione del bosco, soprattutto di un bosco di faggio in un’area caratterizzata da un clima-temperato caldo, sono estremamente complessi e difficilmente prevedibili: ma negli scorsi anni molto è stato scoperto sull’ecologia delle faggete vetuste. Queste si trovano in uno stato dinamico di fluttuazione, turbato da puntuali fenomeni di disturbo, cui tuttavia l’ecosistema, se in buono stato di salute, -come del resto questo è il caso-, fa fronte in maniera assolutamente autonoma ed indipendente dall’uomo.

Il rischio, oltre ai danni meccanici da esbosco, è che l’apertura della volta arborea provochi l’innesco di successioni secondarie e che il faggio, estremamente esigente in termini microclimatici ed edafici, venga scalzato da specie più tolleranti.

Le numerose osservazioni depositate da scienziati, ambientalisti e cittadini verranno valutate dagli enti competenti. Nel frattempo un gruppo di associazioni ha rilanciato, con una petizione online, l’appello sottoscritto da oltre 2500 persone.

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