Gaianews

Il riscaldamento globale sposta l’habitat dell’alce nel nord dell’Alaska

Scritto da Leonardo Debbia il 21.04.2016

Secondo uno studio pubblicato qualche giorno fa sulla rivista PLoS ONE a firma Ken Tape, zoologo e paleobiologo dell’Università dell’Alaska, la migrazione degli alci nelle regioni più settentrionali dell’Alaska, dove prevale la tundra, è il risultato di estati divenute più calde e più lunghe che hanno spostato verso nord l’habitat dei loro pascoli preferiti.

alaska-fig1

Spostamenti progressivi nella distribuzione dell’alce (curve in neretto) nel nord dell’Alaska dal 1880 in avanti. (credit: Tape et alii – CCAL)

Prima del 20° secolo, gli alci, una presenza iconica della fauna selvatica dell’Alaska, erano di fatto assenti dalle regioni interessate dalla tundra e dagli zoologi questa assenza era stata messa in relazione soprattutto con l’eccessiva caccia all’animale.

alaska-fig2

Vediamo magari più da vicino in cosa consiste esattamente l’ambiente della ‘tundra’.

Con il termine ‘tundra’, che trae il suo nome dal finlandese tunturi ossia ‘altezze senza alberi’ o anche ‘terra brulla’, si indica un territorio pianeggiante subglaciale con poca vegetazione, caratterizzato dalla mancanza di alberi, la cui crescita è ostacolata da molti fattori, principalmente la radiazione solare che, giungendo attenuata per l’eccessiva inclinazione, causa bassissime temperature, una breve stagione estiva e favorisce la presenza del permafrost, il terreno ghiacciato che impedisce alle radici della vegetazione di entrare in profondità per trarre i nutrienti .

Il suo limite settentrionale sono i ghiacci polari, quello meridionale, le formazioni forestali della taiga.

La vegetazione è tipica delle zone polari artiche, caratterizzata da muschi, licheni e arbusti nani sempreverdi.

Le uniche specie arboree presenti sono i salici decidui e le betulle.

alaska-fig3

Tundra dell’Alaska nella stagione estiva con la fioritura tipica di Epilobium fleischeri (da Wikipedia)

Nello specifico, la tundra continentale canadese, dal 55° parallelo verso nord, nella stagione invernale è sempre ghiacciata e le temperature toccano anche i –30 gradi.

In questo ambiente, gli alci, per sopravvivere all’inverno, sono costretti a cercarsi il foraggio negli arbusti che crescono e spuntano al di sopra del manto nevoso.

Gli autori di questo studio hanno voluto quindi verificare se la mancanza di vegetazione arbustiva disponibile potesse essere una spiegazione alternativa per la precedente assenza di alci dalle tundre.

Di conseguenza, è stata confrontata la superficie della copertura arbustiva nella regione artica dell’Alaska nel 2009 con quella disponibile nel 1860, sulla base dei recenti cambiamenti climatici e le relazioni tra altezza delle pianticelle e temperatura estiva.

Gli studiosi hanno così potuto stimare che l’altezza media degli arbusti sia aumentata da 1,1 nel 1860 a circa 2 metri nel 2009, (in pratica, raddoppiata), aumentando quindi notevolmente la disponibilità di foraggio che spuntava al di sopra della neve.

I ricercatori hanno concluso che anteriormente al 20° secolo gli arbusti della tundra erano troppo bassi e radi per sostentare gli alci, ipotizzando quindi che l’estensione del loro habitat sia da addebitarsi al riscaldamento del 20° secolo, che ha allungato la stagione estiva della crescita arbustiva, con il conseguente spostamento degli alci verso il settentrione, dietro alle fonti di cibo.

E’ corretto precisare che l’altezza media degli arbusti del 1860 è solo una stima e questo potrebbe essere un limite dello studio.

Tuttavia, i risultati forniscono la prova che la disponibilità di arbusti può spiegare la colonizzazione del 20° secolo della tundra da parte degli alci.

Secondo gli autori, questa migrazione degli alci di centinaia di miglia verso nord può essere uno dei cambiamenti più incisivi della fauna selvatica legati ai cambiamenti climatici.

Ken Tapes conclude: “Anche se gli scienziati avevano già intuito che esistessero correlazioni tra le migrazioni delle faune e i cambiamenti climatici, questo è uno dei primi studi a dimostrare la validità dell’ipotesi. Abbiamo dimostrato che il grande spostamento di alci verso nord è stata la probabile risposta all’espansione dell’habitat arbustivo nella tundra”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA