Nella corsa a livello mondiale per sviluppare fonti energetiche come i biocarburanti, che sono visti come “verdi” perché sono rinnovabili e producono meno emissioni di gas serra, a volte questioni più basilari rimangono senza risposta.
In una ricerca pubblicata dalla School of Public Policy presso l’Università di Calgary, gli autori Michal Moore, Senior Fellow e Sarah M. Jordaan della Harvard University, Dipartimento di Scienze della Terra e planetarie, affrontano la domanda di fondo se queste fonti energetiche sono etiche oppure no.
Oltre a sostenere che i benefici dei biocarburanti sulle emissioni di gas a effetto serra sono sopravvalutati da molti politici, gli autori sostengono che ci sono quattro questioni che devono essere considerate prima di incoraggiare e sostenere la produzione di più biocarburanti. Queste, formulate in domande, sono le seguenti:
1. Qual è l’effetto della produzione di biocarburanti sui prezzi degli alimenti, soprattutto per le popolazioni povere?
2. Vanno usati per produrre biocarburanti terreni agricoli che hanno una bassa resa in termini di energia prodotta per ettaro? Ci sono usi migliori per quella terra?
3. Oltre alla preoccupazione circa l’impatto sul riscaldamento globale, non dovremmo prendere in considerazione ache l’impatto dell’aumento massiccio dell’utilizzo di terreni agricoli per la produzione di biocarburanti?
4. Quali sono altri impatti economici che può avere la produzione su larga scala di biocarburanti?
I due ricercatori non usano mezzi termini per denunciare che molto dell’impegno dei politici americani oggi non è orientato solo a salvaguardare l’ambiente, tant’è vero che gli Usa non hanno nemmeno ratificato il protocollo di Kyoto, ma piuttosto sono influenzati da enormi interessi economici dei produttori di mais, che hanno tutto l’interesse alla crescita del prezzo dei prodotti agricoli. Un conto è vendere mais per sfamare gli esseri umani o gli animali d’allevamento, un altro è vendere la materia prima per la produzione di carburanti, in un momento storico in cui il costo del petrolio è destinato a restare a livelli elevati. Ma gli effetti di questa politica si ritorcerebbe contro miliardi di persone che vivono sulla soglia della povertà.
“I politici, soprattutto negli Stati Uniti, sono tutti impegnati ad espandere l’interesse sulla produzione dei biocarburanti”, spiega Michal Moore. “Ma dovrebbero piuttosto iniziare a pensare fuori dal trip dei cambiamenti climatici e a dispetto della lobby del mais”.
“Se la politica è uno strumento che serve a creare un risultato migliore per tutti, allora abbiamo bisogno di sottomettere la politica ad un controllo etico. Per molti versi, l’attuale politica nel campo dei biocarburanti non riesce a superare 4 semplici domande.”
Contemporaneamente, è uscito un interessante studio (in inglese) della NASA sullo sfruttamento del suolo, che prevede per il 2050 lo sfruttamento del 50% delle terre emerse adatte all’agricoltura per scopi legati alle attività umane (alimentazione ma anche costruzioni, carta, vestiti, legna da ardere ecc.) contro il 25% attuale. Se a questo dovesse essere sommata la quota per la produzione di biocarburanti, il quadro diventerebbe alquanto fosco per la sostenibilità dei nostri ritmi di crescita.