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In crescita il trasporto pubblico negli USA, nonostante i tagli

Scritto da Paolo Ferrante il 13.05.2011

MetropolitanaGli economisti americani stanno iniziando ad osservare un fenomeno nuovo negli Stati Uniti, che ormai inizia a sembrare strutturale. Gli americani utilizzano sempre più il treno per recarsi sul luogo di lavoro, complice anche il carburante, che è tornato al picco di 4 dollari al gallone di qualche anno fa, quando l’economia era però molto più florida di oggi.

In diverse città gli automobilisti hanno infatti visto salire il costo della benzina ad oltre a 4 dollari al gallone, ma oggi gli USA si trovano nel bel mezzo dei postumi della più grave crisi economica dalla Grande Depressione del 1929. Con quasi 14 milioni di disoccupati, i prezzi delle case crollate del 30-40% dal 2006 ad oggi, le amministrazioni locali che fanno tagli ai servizi a causa dei bilanci in rosso, la situazione per i “commuters”, i pendolari che ogni mattina devono recarsi a lavoro nell’incubo del traffico delle metropoli americane, non è molto rosea.

Il settore privato, che in questi anni ha fatto tagli al personale e ristrutturazioni, nel 2011 ha ricominciato ad assumere. E gli effetti combinati di nuovi lavoratori e del prezzo della benzina alle stelle si fa vedere: la crescita dei pendolari in diverse aree metropolitane è a due cifre rispetto al 2010: Miami, +12% in aprile rispetto a un anno fa, Albuquerque – Santa Fe, nello stato del New Mexico, + 14% nel mese scorso rispetto allo stesso periodo un anno prima. Raleigh-Durham-Chapel Hill, North Carolina, +18%.

E gli economisti iniziano a pensare che con il costo del carburante a prezzi mai visti, con la presenza ancora elevata di automobili che consumano come dei camion, con la struttura geografica delle città americane che costringe molti lavoratori a tratte anche di molte decine di chilometri, la gente inizierà sempre più a pensare al trasporto pubblico.

Ma quello che balza agli occhi è la mole di miliardi che il sistema USA spende per tutto ciò che concerne il trasporto privato su gomma, rispetto agli investimenti su rotaia.

Sommando tutti gli investimenti locali, statali e i fondi federali per il trasporto pubblico, oltre a ciò che le persone spendono per i biglietti, si parla di circa 55 miliardi di dollari nel 2009, ha detto William Millar, presidente dell’associazione americana del trasporto pubblico (APTA), un aumento di circa il 65% dal 1992, anche tenendo conto dell’inflazione.

Dall’altra parte, la costruzione di nuove strade e la manutenzione dell’immensa rete esistente, il carburante, le assicurazioni, le rate alle banche per pagare la macchina e altri costi associati col transito individuale pari ammonta alla straordinaria cifra di 1.200 miliardi dollari nello stesso anno, ha concluso Millar.

Per quanto riguarda l’alta velocità, l’America è molto indietro rispetto all’Europa, al Giappone ma anche alla Cina, che sta per inaugurare un vero e proprio missile che coprirà i 1300 km che separano Pechino e Shanghai in 5 ore e mezza. Negli Stati Uniti esiste solo la tratta nella East Cost, asse Boston-New York-Washington, che utilizzando la rete esistente riesce a lanciare i propri treni a 250 km orari.

Ma il futuro del trasporto pubblico Made in USA è roseo. Gli investimenti aumentano, i progetti per la realizzazione di linee ad alta velocità nella aree più urbanizzate del paese guadagnano consensi. Si parla di varie tratte che avrebbero come epicentro l’area di Chicago, che ha un’area metropolitana di circa 10 milioni di persone. Una tratta correrebbe tra Minneapolis-Milwaukee-Chicago-Detroit. Un’altra tra Kansas City-St Louis-Chicago; e un’altra tra Chicago-Indianapolis-Cincinnati-Columbus. Poi si parla di un treno che dovrebbe unire in futuro Los Angeles e San Francisco, in California.

Ma intanto i cittadini fanno i conti con la vecchia e inefficiente rete ferroviaria e con i tagli al bilancio. L’84% dei sistemi di trasporto pubblico hanno infatti tagliato i servizi, aumentato le tariffe o una una combinazione dei due.

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  • Rolando Martins scrive:

    In latino si dice SIDÈREUS NUNCIUS, e non SIDERUS NUNCIUS… Eh, povera scuola italiana, da quando cadde in mano alla “repubblica democratica e antifascista nata dalla resistenza”! Durante la famigerata “liberazione” un gruppo di giovani comunisti toscani, fintisi studenti venuti a chiedergli consigli, ammazzò con i mitra sulla porta di casa il povero Giovanni Gentile, un insigne letterato, latinista, studioso e filosofo che Mussolini aveva voluto Ministro dell’Istruzione (fra l’altro creatore della splendida ENCICLOPEDIA ITALIANA, pari o superiore alla famosa BRITANNICA). Al suo posto venne messo il compagno Enrico Berlinguer. E i risultati continuiamo a vederli!