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Venti di guerra tra Israele e la Striscia di Gaza

Premier egiziano, Hisham Kandil: "Gli attacchi sulla Striscia di Gaza sono un’aggressione"

Scritto da Chiara Pane il 16.11.2012

I bombardamenti nella Striscia di Gaza proseguono ed è allarme internazionale. Pare che il cessato il fuoco, proclamato in mattinata da Israele non sia stato rispettato. Durissime le parole del premier egiziano, Hisham Kandil, che si trova a Gaza assieme ad alcuni consiglieri e al ministro della sanità Mustafa Hamed, per verificare quale aiuti possano essere più urgenti. “Gli attacchi sulla Striscia di Gaza sono un’aggressione” ha tuonato il premier, aggiungendo che “l’Egitto non risparmierà alcuno sforzo” per raggiungere una tregua a Gaza. [Fonte Ansa].

Dalle notizie di ieri si apprende che a seguito degli attacchi israeliani sono morti almeno 19 palestinesi e fra le vittime figurano alcuni ragazzi, una donna incinta e persino due neonati. La tensione è altissima, ma i sostenitori del leader dell’ala militare di Hamas, Ahmed Jaabari, ucciso mercoledì da un razzo israeliano che ha centrato la sua auto, non si sono fatti intimorire e a migliaia hanno partecipato ai funerali della loro ex guida. Dal corteo funebre sono partiti alcuni spari, accompagnati da slogan che promettevano ad Israele una vendetta “infernale” e “un diluvio di razzi”.

Alle parole si sono sostituiti i fatti e ieri diversi missili sono stati lanciati verso Israele. La maggior parte però sono stati intercettati dal sistema di difesa “Iron Dome”. Nel pomeriggio un razzo avrebbe raggiunto Tel Aviv, innescando l’allarme sonoro udito da tutta la popolazione. L’attacco però non avrebbe provocato vittime, poiché l’ordigno sarebbe caduto in mare di fronte alla costa di Giaffa. A rivendicare il lancio del missile Fajr 5 un razzo in dotazione alle forze armate iraniane, le Brigate al-Quds braccio armato della Jihad islamica.

Dal canto suo Israele si dice pronto a tutto anche ad un possibile attacco terrestre. Sta richiamando 30000 riservisti, mentre continua lo spostamento di veicoli blindati, carri armati e forze militari verso il confine meridionale [Fonte Wall Street Journal]. Ieri il Presidente Netanyahu ha spiegato: “Nelle ultime settimane, Hamas e le altre organizzazioni terroristiche di Gaza hanno reso impossibile per milioni di israeliani lo svolgimento normale della vita. Nessun governo avrebbe tollerato una situazione in cui quasi un quinto della sua popolazione vive sotto la continua minaccia di razzi e missili. È per questo che il mio governo ha incaricato le Forze di Difesa israeliane di condurre attacchi chirurgici contro le infrastrutture terroristiche a Gaza”. Il Presidente ha inoltre aggiunto: “Non c’è una simmetria morale tra Israele e le organizzazioni terroristiche di Gaza. I terroristi stanno commettendo un doppio crimine di guerra, sparano contro i civili israeliani e si nascondono dietro i civili palestinesi. Al contrario Israele utilizza tutte le misure necessarie per evitare
vittime fra i civili”. [Fonte CNN].

Ghazi Hamad, vice ministro degli esteri di Hamas, parlando alla CNN ha ammesso che la scelta di lanciare dei missili contro la popolazione di Israele sopraggiunge in risposta alla politica di pensiero dello stato Ebraico, secondo cui “è facile entrare a Gaza e uccidere le persone”. Il ministro arabo ha lanciato un messaggio di avvertimento: “Non si può sconfiggere Gaza in un minuto. Ad ogni vostro atto corrisponderà una nostra risposta”. Con tono intimidatorio Hamad ha poi fatto l’elenco delle città Israeliane vicine al confine con Gaza le cui popolazioni sono minacciate dal proseguimento degli scontri: “Se le nostre genti non sono al sicuro, nemmeno i vostri cittadini di Tel Aviv sono sicuri e neanche quelli Beer Sheva e Ashdod”.

Così le intimidazioni da entrambi i fronti sono sempre più minacciose. I militanti palestinesi “pagheranno il prezzo per il lancio dei razzi contro Israele”, ha affermato il ministro della Difesa dello Stato ebraico Ehud Barak. A sua volta Hamas ha fatto sapere che in questo momento una tregua con Israele è impossibile. Fawzi Barhoum, un portavoce di Hamas, citato dalla Press Tv iraniana ha dichiarato: “Se “l’aggressione di Israele continua è chiaro che le brigate al Qassam e Hamas attaccheranno gli israeliani, i soldati e i politici”. [Fonte Ansa].

Alla luce degli ultimi avvenimenti, il parlamentare palestinese Mustafa Barghouti ha asserito: “il governo israeliano ha dimostrato di essere un governo di guerra e non di pace. Israele è l’oppressore, non la vittima”. Barghouti ha auspicato una decisa sollecitazione internazionale per fermare la crisi: “Ci dovrebbe essere una pressione per fermare gli attacchi e ottenere un immediato cessate il fuoco” ha dichiarato. [Fonte CNN].

La comunità mondiale si accerta sulle posizioni dell’Egitto, il cui ruolo potrebbe essere fondamentale. Ieri il presidente americano Barack Obama, dopo aver discusso con il premier israeliano, ha avuto un colloquio telefonico con il presidente egiziano Mohamed Morsi. Tuttavia, sin dalle prime dichiarazioni del presidente egiziano la distanza con Israele si fa sempre più netta: “Gli israeliani devono capire che l’aggressione contro Gaza è inaccettabile e che non potrà che portare all’instabilità nella regione”, ha affermato Morsi.

Inoltre al di la delle dichiarazioni non si può non ricordare che Hamas nacque nel 1987 come braccio armato dei Fratelli Musulmani e i legami con la “madre” egiziana non possono essere del tutto recisi. A tal proposito su un articolo del Wall Street Journal di oggi compare l’idea di alcuni israeliani e palestinesi secondo cui “ad incoraggiare le fazioni palestinesi, tra cui Hamas, ad adottare un approccio più ribelle e conflittuale nei confronti di Israele, sia stato proprio l’aumentato numero dei sostenitori dei Fratelli Musulmani in Egitto” e questa crescente ostilità avrebbe contribuito a scatenare gli scontri.

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