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Fotovoltaico: la soluzione cinese all’antidumping è all’estero

In corso le trattative per l’accordo commerciale UE-Cina

Scritto da Micaela Conterio il 26.06.2013

È notizia di questi giorni il tentativo dei produttori cinesi di aggirare i dazi europei sul fotovoltaico (con le tariffe preliminari dell’11,8%) esportando i propri pannelli solari all’estero: le destinazioni più gettonate sarebbero l’Africa in generale ed Istanbul in particolare, dopo le indiscrezioni sulla Croazia, che entrerà in Europa a partire dal 1 luglio. Uno volta divenuto stato membro a tutti gli effetti, potrà introdurre in Europa il fotovoltaico importato dalla Cina senza limiti.  

fotovoltaico

Cosa si intende per antidumping? Quelle misure tese ad arginare il fenomeno del dumping, la procedura, cioè, di vendita di un bene o di un servizio su di un mercato estero (mercato di importazione) ad un prezzo inferiore rispetto quello di vendita (o, addirittura, a quello di produzione) del medesimo prodotto sul mercato di origine (mercato di esportazione).

Da un lato continuano i colloqui tecnici tra Cina e UE con l’intento di trovare una soluzione ai dazi antidumping sui prodotti solari made in China. La posizione ufficiale espressa da Karel De Gucht, commissario europeo al Commercio, in occasione dell’incontro a Pechino con il ministro cinese del Commercio Gao Hucheng dei giorni scorsi, apre uno spiraglio positivo sulle trattative per l’accordo sul commercio che Cina e UE vorrebbero stringere. Accordo che in realtà investe non solo il fotovoltaico, ma anche il vino e l’acciaio: “C’è un altro elemento critico: un futuro accordo deve prevedere un miglior accesso al mercato cinese, toccando importanti argomenti come le joint ventures obbligatorie. In breve, riducendo le barriere agli investimenti in Cina in modo da far crescere il flusso bilaterale degli investimenti”. Il fotovoltaico sembrerebbe essere, quindi, il perno per l’apertura del mercato cinese ai capitali europei.

Dall’altro i grandi produttori cinesi stanno creando le condizioni per aprire impianti all’estero: Jinko in Sudafrica e Portogallo, Canadian Solar Inc. in Taiwan, Malesia o Thailandia e Sudafrica, Arabia Saudita o Turchia, Trina Solar,  Xinhuanet in Kenya, fornendo la maggior parte dei 140,000,000 dollari necessari per la realizzazione, riservandosi in questo modo la possibilità di espandersi in tutta l’Africa.

Le esportazioni verso l’Africa, consentiranno un notevole miglioramento della qualità della vita per oltre 1 miliardo di persone. Di contro, in Europa la situazione sembra meno favorevole in quanto a partire dal prossimo 6 agosto saranno obbligatorie tariffe provvisorie in misura variabile dal 37,2 % al 67,9% , con la dilazione fino a 6 dicembre per trasformarle in definitive per i prossimi 5 anni.

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