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Greenpeace a Renzi, l’Italia punti sulle rinnovabili o sarà declino

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 28.06.2014

Venerdì 27 giugno Greenpeace ha lanciato un appello al Presidente del Consiglio Renzi, dopo l’eclatante azione di protesta della nuova Rainbow Warrior, la nave simbolo di Greenpeace, mercoledì scorso a La Spezia, dove è stata scalata e occupata una delle gru di movimentazione del carbone per la locale centrale termoelettrica. Greenpeace ha detto che quelli del governo italiano non sono buoni segnali e che invece dovrebbe giocare in attacco in Europa sulle rinnovabili.

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Ieri mattina si è tenuta una conferenza stampa a bordo della nave, durante la quale è stato presentato il tour “Non è un Paese per Fossili”, che vede la nave impegnata lungo tutte le coste del Paese per promuovere la trasformazione energetica in Italia e in Europa.

Venerdì infatti iniziava il Consiglio Europeo, a Bruxelles, in cui i leader UE discuteranno di come accrescere la sicurezza energetica europea, dopo la crisi tra Ucraina e Russia. Sul tavolo dei negoziati ci sono anche i target che l’Europa si darà per la difesa del clima. Greenpeace ha detto di esprimere preoccupazione per la posizione incerta del governo italiano che, tra l’altro, si appresta ad assumere la presidenza di turno dell’Unione europea.

“Quelli che ci giungono dal governo Renzi non sono buoni segnali”, dichiara Andrea Purgatori, alla sua prima uscita pubblica come presidente di Greenpeace Italia. “Tra pochi giorni comincia il semestre di presidenza italiano in Europa: rischiamo ancora una volta che il nostro Paese giochi una partita di retroguardia quando l’Italia e l’Europa hanno bisogno di investire su rinnovabili ed efficienza energetica. Si tratta di settori in cui abbiamo un ottimo posizionamento strategico e non ha senso che sia proprio l’Italia a rallentare questo processo”.

Greenpeace ha incontrato il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, che ha assicurato il suo sostegno a obiettivi ambiziosi a tutela del clima: riduzione delle emissioni, sviluppo delle rinnovabili e dell’efficienza energetica. Tuttavia, le dichiarazioni del ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi (che non ha ancora dato la disponibilità a incontrare Greenpeace) e le scelte del governo italiano sembrano puntare in altra direzione: i tagli alle rinnovabili previsti nel provvedimento “spalma incentivi” rischiano di mettere in ginocchio un intero settore, allarmando gli investitori stranieri ed esponendolo alla speculazione finanziaria. D’altro lato, il ministro Guidi continua a promuovere lo sfruttamento del petrolio sui fondali dei nostri mari, quando di petrolio ce n’è pochissimo e di pessima qualità, con riserve che nel migliore dei casi coprirebbero pochi mesi di fabbisogno nazionale. Nessuno, inoltre, sembra valutare i danni che l’estrazione di queste riserve arrecherebbe a turismo, pesca sostenibile, ambiente.

Le rinnovabili e l’efficienza energetica sono la prossima frontiera dello sviluppo, in Italia e nell’UE, come mostrano tutte le ricerche più avanzate. Ma la politica sembra ancora attardarsi su vecchi modelli energetici. “In questi mesi – spiega Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace – abbiamo prodotto una serie di rapporti che mostrano il peso delle fonti fossili nell’economia europea. Solo in Italia, per importare petrolio, gas e carbone spendiamo oltre 60 miliardi di euro l’anno. Tutto questo di certo è nell’interesse delle grandi compagnie energetiche ma non dei cittadini europei. I leader UE devono far vedere a chi rispondono: hanno la possibilità di ascoltare la voce dei cittadini, sottrarsi alle pressioni delle lobby fossili e salvare il clima, l’ambiente, l’economia. Insieme all’occupazione”.

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