Nel primo decreto Monti per riordinare i conti pubblici italiani lo scorso dicembre è stato introdotto un aumento delle accise sui carburanti di svariati centesimi di euro al litro. Questo fatto, insieme all’aumento del petrolio e alla debolezza dell’euro, sta facendo lievitare i prezzi dei carburanti a livelli mai visti prima.
I benzinai lamentano un crollo delle vendite, circa duemila litri al giorno, con una flessione del 9,5% rispetto allo scorso anno, cui va sommata la riduzione delle immatricolazioni delle auto del 11%. Un trend che secondo le stime di fine anno verranno riconfermati anche nel 2012 e nel 2013, quando entrerà in vigore una nuova accisa di 0,5€/1000 litri, con l’iva al 23%.
Diminuiscono i consumi di benzina, quindi diminuisce l’utilizzo dell’auto. È un bene o un male? Da un punto di vista economico, minor consumo di carburante significa diminuzione del PIL e minori introiti per lo stato, che aveva calcolato a consumo costante un aumento di circa un miliardo di euro. Ma minori consumi di carburante significano anche meno gas tossici emessi in atmosfera, spostamenti più oculati, maggior utilizzo dei mezzi pubblici. Significa maggior risparmio di suolo pubblico, città più silenziose e vivibili.
Perché se da un lato è vero che si usa meno l’auto, dall’altro è altresì vero che gli spostamenti, di lavoro o per recarsi negli uffici per sbrigare pratiche, rimangono necessari. È ipotizzabile anche una decisa spinta verso la ricerca di energie rinnovabili da un lato, ma anche di mezzi elettrici per gli spostamenti brevi. Si iniziano a vedere, sia in Europa con Citroen e Renault, sia in America, le prime auto totalmente elettriche e di serie, non più semplici prototipi, anche se il prezzo rimane un po’ alto per pensare che possano sfondare nel mercato nel breve periodo. Nel medio e lungo periodo si dovrà vedere dove arriverà la ricerca e, soprattutto, se si riuscirà a farle muovere solo con energia elettrica di fonti rinnovabili, altrimenti la loro dipendenza dal petrolio che finisce nel “serbatoio” non cambierà di molto.
La variazione modale di spostamento, rivista in quest’ottica, è un fattore positivo. Al punto che sarebbe quasi auspicabile un prezzo della benzina intorno ai due euro, come qualcuno ha già pronosticato per il nostro prossimo futuro. Ciò porterebbe ad una drastica diminuzione dell’uso dell’auto per scopi ludici. Ci si limiterebbe ad usarla in modo più mirato alla domenica per andare a sciare o al mare, lasciandola in garage il resto della settimana quando si utilizzerebbero i mezzi pubblici e si andrebbe a fare la spesa nei negozi sotto casa e non nel supermercato a cinque chilometri di distanza. Ci si inizierebbe a chiedere quanto in meno debba costare un chilo di pasta perché sia conveniente usare l’auto per andarlo a prendere. Si farebbero due conti e si scoprirebbe che costa meno una bicicletta con un buon cestello per la spesa che un’auto che, anche a tenerla ferma, costa mille euro all’anno di bollo e assicurazione. Si potrebbe persino arrivare a chiedere alle amministrazioni di fare piste ciclabili sicure, perché lo spazio per le auto interesserà sempre meno.
Vedo già i cortei di masse che brandiscono cartelli del PPPC (Più Pullman e Piste Ciclabili) e che ridono a crepapelle sotto le insegne dei distributori che propongono la benzina a soli 3,999 euro al litro. Li vedo, ma ho paura che svaniranno quando mi sveglierò.