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Pinguini in pericolo: un convegno su di loro a Bristol

Si tiene in questi giorni a Bristol, in Gran Bretagna, la International Penguin Conference.

Scritto da Marta Gaia Sperandii il 03.09.2013

Un evento di ampio respiro, organizzato per la prima volta in Europa ed arricchito dalla partecipazione di 200 delegati da ben 30 paesi, che si incontreranno allo scopo di condividere buone pratiche, idee e recenti scoperte aventi ad oggetto queste affascinanti creature. 

U.S. Antarctic Program, National Science Foundation

U.S. Antarctic Program, National Science Foundation

A presiedere la conferenza il prof. Peter Barham, ordinario di fisica all’Università di Bristol, che ha partecipato allo sviluppo di un sistema automatico di riconoscimento per questi animali, in grado di ridurre sensibilmente il ricorso a pratiche potenzialmente dannose quali l’inanellamento.

Come ha saggiamente sottolineato il prof. Barham: “ I pinguini sono creature affascinanti e compaiono in diversi film e pubblicità, ma la realtà dei fatti non è rosea come sembra”. Con 5 specie considerate a rischio e 6 classificate come vulnerabili, uno sforzo coordinato per assicurare la loro sopravvivenza  non è mai stato così urgente, e per stimolare l’interesse del pubblico a riguardo, in occasione della kermesse che nel celebre arcivescovo sudafricano Desmond Tutu vede un testimonial d’eccezione, gli esperti avranno modo di esporre le ricerche attualmente in corso.

Verranno illustrate, quindi,  le abilità subacquee del pinguino imperatore (Aptenodytes forsteri),  in grado di nuotare a profondità di 500 mt e restare in immersione fino a 27 minuti consecutivi. In che modo un record del genere sia possibile, lo hanno studiato Alexandra Wright e Paul Ponganis per conto dell’Università della California, seguendo “il più grande dei pinguini” nelle sue uscite alla ricerca di cibo.

Misurandone i battiti cardiaci tramite un cardiofrequenzimetro e studiandone il comportamento subacqueo con un apposito strumento denominato TDR (Time-Depth Recorder), i ricercatori hanno scoperto come questa specie sia capace di rallentare incredibilmente la propria frequenza cardiaca, che normalmente si aggira sui 70 battiti al minuto, fino a raggiungere, in immersione, i 10 al minuto. Questo processo, comune a molti mammiferi marini e noto come brachicardia, permette ai pinguini di ridurre il consumo d’ossigeno isolando al contempo l’attività dei muscoli, che per mantenere la propria funzionalità si affidano alle riserve di ossigeno stoccate nella mioglobina, una proteina specializzata dei tessuti muscolari.

A rendere possibile il tutto, l’inusuale struttura emoglobinica di questa specie, una solidità ossea che riduce il rischio di barotrauma, -una lesione provocabile dal differenziale di pressione tra l’interno e l’esterno di un corpo-, e per ultima la capacità di ridurre al minimo le attività metaboliche.

Il pinguino imperatore non sarà però unico protagonista: in occasione della conferenza saranno infatti proiettati alcuni episodi della serie “The frozen planet”, prodotta dalla BBC. 

Tra questi “Criminal penguins”, realizzato montando immagini girate nell’arco di 4 mesi passati a filmare le colonie dell’Antartico, è incentrato sul pinguino di Adelia (Pygoscelis adeliae), noto per il suo comportamento quasi criminale. Gli individui di questa specie sono infatti soliti rubare pietre dai nidi dei vicini al fine di costituire un piano rialzato sul quale proteggere le proprie uova dall’innalzamento dell’acqua causata dallo scioglimento dei ghiacci. 

 

Il programma completo dell’evento è disponibile online all’indirizzo: http://combine.cs.bris.ac.uk/ipc/

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