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Carenza di omega-3 nella dieta può spiegare depressione

Scritto da Federica di Leonardo il 29.01.2011

Pochi sanno che la carenza di acidi grassi durante la maternità può avere un impatto sulla prole. L’insufficienza alimentare di acidi grassi omega-3 è stata riconosciuta come implicata in molte patologie. Ora alcuni ricercatori  hanno studiato dei topi nutriti con una dieta a basso contenuto di acidi grassi omega-3, scoprendo che ridotti livelli di questo grasso hanno avuto conseguenze deleterie sulle funzioni sinaptiche e sui comportamenti emotivi. Dettagli di questo lavoro sono disponibili nella versione online della rivista Nature Neuroscience.

Nelle nazioni industrializzate, le diete sono state impoverite in acidi grassi essenziali a partire dall’inizio del 20 ° secolo. Nella dieta il rapporto tra acidi grassi polinsaturi omega-6  acidi grassi polinsaturi omega-3  sono aumentate costantemente nel corso del 20° secolo. Questi acidi grassi sono lipidi “essenziali”  perché il corpo non può sintetizzarli. Devono pertanto essere forniti attraverso il cibo e il loro equilibrio alimentare è essenziale per mantenere le funzioni cerebrali ottimale.

Olivier Manzoni (Responsabile Unità di ricerca Inserm 862, “Neurocentre Magendie” a Bordeaux e Unità 901 “Institut de Neurobiologie de la Méditerranée” di Marsiglia), e Sophie Laye (Responsabile Unità di Ricerca presso INRA 1286 “Nutrition et Integrativa Neurobiologie” a Bordeaux) e i loro collaboratori hanno ipotizzato che la malnutrizione cronica durante lo sviluppo intrauterino, possa poi influenzare l’attività sinaptica coinvolta nel comportamento emotivo (ad esempio depressione, ansia) in età adulta.

Per verificare le loro ipotesi, i ricercatori hanno studiato i topi nutriti con una dieta caratterizzata da un permanente squilibrio di acidi grassi omega-3 e omega-6. Hanno trovato che il deficit di omega-3  ha disturbato la comunicazione neuronale specifica. I ricercatori hanno osservato che  solo i recettori dei cannabinoidi, che svolgono un ruolo strategico nella neurotrasmissione, subiscono una perdita completa della funzione. Questa disfunzione neuronale è stata accompagnata da comportamenti depressivi tra i topi malnutriti.

Tra i topi nei quali gli omega-3 sono insufficienti, i soliti effetti prodotti dalla attivazione dei recettori dei cannabinoidi, sia a livello sinaptico che comportamentale, non appaiono più. Così i recettori CB1R perdono la loro attività sinaptica e l’effetto antiossidante dei cannabinoidi scompare.

Di conseguenza, i ricercatori hanno scoperto che tra i topi sottoposti a un regime di deficit di omega-3 nella dieta, la plasticità sinaptica, che dipende dai recettori dei cannabinoidi CB1R, è disturbata in almeno due strutture coinvolte con la ricompensa, la motivazione e la regolazione delle emozioni: la corteccia prefrontale e il nucleo accumbens. Queste parti del cervello contengono un gran numero di recettori cannabinoidi CB1R e hanno importanti connessioni funzionali l’una con l’altra.

“I nostri risultati possono confermare gli studi clinici ed epidemiologici che hanno rivelato associazioni tra uno squilibrio fra omega-3 e omega-6 e i disturbi dell’umore”, spiegano Olivier Manzoni e Sophie Laye. “Per determinare se la carenza di omega-3 è responsabile di questi disturbi neuropsichiatrici saranno necessari, naturalmente, ulteriori studi”.

In conclusione, gli autori stimano che i loro risultati forniscano le prime componenti biologiche di una spiegazione per la correlazione osservata tra diete povere in omega-3 , che sono molto diffuse nel mondo industrializzato, e i disturbi dell’umore come la depressione.

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