Gaianews

La crescita microbica nella tomba di Tutankhamen suggerisce una sepoltura frettolosa

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 09.06.2011
Tutankhamon accolto dalla dea Hathor e dal dio Anubi

Tutankhamon accolto dalla dea Hathor e dal dio Anubi

Nella tomba del re Tutankhamen, le pareti riccamente dipinte sono ricoperte da macchie marrone scuro che sfigurano il volto della dea Hathor, i babbuini rivestiti d’argento e, a guardar meglio, quasi ogni superficie.

Nonostante quasi un secolo di ricerca scientifica, la precisa identità di queste macchie resta un mistero, ma il microbiologo Ralph Mitchell della Harvard pensa di avere una storia da raccontare.

Nessuno sa perché Tutankhamen (o Tutankhamon), il famoso “re bambino” della 18-sima dinastia egiziana, sia morto nella tarda adolescenza. Diverse indagini hanno attribuito la sua morte precoce ad un trauma cranico,  ad una gamba rotta infetto, alla malaria, all’anemia falciforme, o addirittura ad una combinazione di disgrazie varie.

Qualunque sia la causa della morte del re Tutankhamen, Mitchell ritiene che quelle macchie marroni rivelano qualcosa: che il giovane faraone è stato sepolto con una insolita fretta, prima che le pareti della tomba si fossero asciugate.

Come molti siti archeologici, la tomba di Tutankhamen soffre di distaccamento della vernice e di crepe nei muri. Nel caldo opprimente e nell’umidità del luogo, le frotte di turisti in entrata e in uscita della grotta potrebbero non solo aiutare a conservare questo prezioso reperto grazie ai cospicui introiti, ma potenzialmente anche metterlo in pericolo.

Preoccupato per la conservazione della tomba, il Supremo Consiglio delle Antichità egiziano ha chiesto al Getty Conservation Institute un aiuto. Il Getty, a sua volta, ha rivolto alcune domande a Mitchell.

Che natura hanno quelle macchie brune? I turisti in visita peggiora la loro estensione? E, ancora più importante, presentano o no un pericolo per la salute?

Nella sua indagine, Mitchell, professore di Biologia Applicata presso la Scuola di Harvard di Ingegneria e Scienze Applicate (SEAS), ha combinato microbiologia classica con tecniche genomiche all’avanguardia. Il suo team di ricerca ha realizzato colture con esemplari viventi raccolti  dalle pareti della tomba, nonché ha svolto analisi di sequenza del DNA.

Nel frattempo, i chimici del Getty hanno analizzato le macchie brune, che sono penetrate nella pittura e nell’intonaco a livello molecolare.

Finora, i chimici hanno identificato la melanina, un sottoprodotto caratteristico del metabolismo dei funghi (e talvolta dei batteri), ma non sono stati ancora stati scoperti gli organismi viventi che causano le macchie.

“I nostri risultati indicano che i microbi che hanno causato le macchie sono morti”, dice Archana Vasnathakumar, un collega che lavora nel laboratorio di Mitchell. “O, per dirla in modo più conservativo, ‘non più attivi'” .

Inoltre, l’analisi delle fotografie scattate quando la tomba venne inaugurata nel 1922 mostra che le macchie marroni non sono cambiate negli ultimi 89 anni.

Mentre l’identità dell’antico organismo che le ha provocate rimane un mistero, tutto questo è una buona notizia per i turisti e gli egittologi, perché l’evidenza suggerisce che non solo i microbi non crescono, ma che sono anch’essi in realtà parte della storia misteriosa che avvolge la vita, e soprattutto la morte, del Re Tut.

“Il re Tutankhamon morì giovane, e pensiamo che la tomba sia stata preparata in fretta”, spiega Mitchell. “Scommetteremmo che il muro dipinto non era ancora asciutto quando la tomba fu sigillata.”

L’umidità, insieme al cibo, alla mummia, all’incenso lasciati nella tomba, avrebbero fornito un ambiente ideale per la crescita microbica, dice Mitchell, fino a quando la tomba alla fine non si è asciugata.

Il professor Mitchell non è nuovo ad imprese del genere. Tra le tante “inchieste” che ha realizzato in giro per il mondo, ricorda quella della cattedrale di Colonia, in Germania. Costruita nel corso di 632 anni e considerata patrimonio mondiale dell’umanità dall’Unesco, la cattedrale è nota per le figure degli angeli scavate nella pietra.

Ma negli ultimi 100 anni, i volti degli angeli sono stati mangiati dall’inquinamento atmosferico.

“Ho sempre utilizzato l’analogia col cancro,” dice Mitchell. “Se vuoi contenere i danni che può provocare, devi prenderlo all’inizio”.

Ma cosa fare per il vandalismo nella tomba del faraone bambino causato da microbi di 3000 anni fa? Il danno è già fatto, dice Mitchell, anticipando che non ci sarà alcun restauro per eliminare le macchie.

“Ma se ci pensiamo bene, la nuova scoperta fa entrare le macchie sugli affreschi come parte della affascinante atmosfera che avvolge questa tomba,” conclude.

© RIPRODUZIONE RISERVATA