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Agire ora sui cambiamenti climatici del futuro

Scritto da Ambrogio Ercoli il 18.12.2011

Siccità in Cina“Stiamo annegando in un mare di dati sul clima, ma soffochiamo nella siccità di conoscenza”. Con questa frase si riassume la presentazione di un nuovo progetto presentato da CLIMATE CHANGE Agriculture and Food Security, un programma della fondazione CGIAR, finanziata tra gli altri dalla Banca mondiale, dall’Unione Europea e dalla Bill and Melissa Gates. Il lavoro, pur complesso nella sua fase di progettazione e realizzazione, parte da un presupposto quasi banale: i cambiamenti climatici sono in atto e continueranno per almeno tutto il secolo. Quindi, se si riesce a calcolare la variazione di precipitazioni e temperatura, si può cercare di capire le conseguenze andando a guardare dove già adesso esistono tali condizioni i metodi di coltivazione e allevamento.

Tale analisi si basa proprio sul concetto di analogia: da una parte è necessario avere un archivio di rilievi climatici il più preciso possibile e dall’altra è necessario un attento calcolo statistico per prevedere come varieranno le condizioni climatiche. Più questi dati saranno completi e accurati, più sarà possibile parlare di “analogia” tra due luoghi e quindi impostare dei modelli di agricoltura vincenti.

Questo è necessario in previsione di cambiamenti climatici ineluttabili e dell’aumento costante della popolazione; in regioni dove le condizioni miglioreranno non ci saranno problemi, ma in altre dove peggioreranno, e saranno la maggioranza, solo la capacità di uomini e donne di adattarsi a nuovi sistemi agricoli darà la possibilità di successo, inteso come produzione costante, protezione del suolo dall’infertilità e desertificazione, prevenzione di fenomeni migrativi.

A questo si deve aggiungere come le società rurali sono meno disposte ai cambiamenti, soprattutto in ambiti dove le tradizioni si sono perpetuate per secoli senza variazioni di rilievo. Si tratta di scardinare credenze e abitudini millenarie, di cambiare in alcuni casi persino le varietà vegetali coltivate andando così ad incidere sulla dieta e scontrandosi, in alcuni casi, con i gusti e le abitudini alimentari delle popolazioni.

È necessaria la collaborazione a più livelli per realizzare un progetto di tale portata perché al di là degli studi teorici di statistica applicata, pur necessari per prevedere le evoluzioni delle condizioni climatiche, è fondamentale che siano i contadini a capire l’importanza di evolversi e le modalità di tale cambiamento: su un livello alto ci sarà la coordinazione dell’ONU e dei singoli stati per lo scambio di informazioni, per dare la possibilità alle persone di muoversi sul territorio; ad un livello più basso si dovrà sensibilizzare le singoli agricoltori e fare sì che ci siano opportunità di andare a vedere direttamente, magari con spostamenti di centinaia di chilometri, cosa avverrà, un piccola finestra sul futuro da cui imparare e riportare in patria il più possibile, attuando cioè quella resilienza che si sta diffondendo come concetto di sviluppo sostenibile.

Tale progetto è fondamentale per i paesi del sud del mondo, ma anche Europa e Nordamerica dovranno cercare nuovi equilibri.

In concreto, il progetto delle analogie climatiche studia le caratteristiche dei singoli luoghi, fa delle previsioni sulle variazioni di precipitazione e temperatura in base a modelli statistici; con tali previsioni si cerca, nel mondo, i luoghi che hanno già tali condizioni e ne si studiano i sistemi agricoli per vedere se è possibile importarli nel luogo oggetto dello studio.

Il report porta l’esempio di una regione del Ghana, prende in considerazione i dati climatici attuali e ne calcola le variazioni nel 2030: il Ghana del 2030 è simile all’attuale Mali, Tanzania e Uganda in Africa, ma anche ad alcune regioni dell’India e del Bangladesh. Si scopre così che probabilmente non si potrà più coltivare le patate dolci, mentre si potrà prendere in considerazione nuove attività quali l’acquacoltura o la coltivazione del frumento.

Pur essendo un valido e innovativo approccio le analogie climatiche presentano due limiti: il primo è che si basano su modelli previsionali statistici la cui precisione è condizionata dai dati utilizzati e dai modelli matematici applicati; il secondo, ben più importante e a cui si dovrà necessariamente trovare una soluzione, è che non tiene assolutamente in considerazione la composizione biofisica del suolo e che, come riportato nelle conclusioni dello studio, può essere una limitazione all’applicabilità di tale modello.

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