Gaianews

A rischio le zone costiere nel mondo a causa dei cambiamenti climatici
Sulle coste dell’Adriatico speculazione selvaggia

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 05.02.2014

Le zone costiere son a rischio a causa degli eventi estremi causati dai cambiamenti climatici. I costi dei danni causati da questi eventi potrebbero aumentare moltissimo a meno che non si adottino immediatamente misure di prevenzione. A dirlo una ricerca italiana sulle coste adriatiche che trova conferma in una ricerca internazionale.

Crediti: US Air Force photo by Master Sgt. Mark C. Olsen

Crediti: US Air Force photo by Master Sgt. Mark C. Olsen

Secondo una ricerca condotta da Bernardino Romano e Francesco Zullo, della Università degli Studi dell’Aquila, la costa Adriatica ha subito e continua a subire una speculazione edilizia che la mette seriamente in pericolo. Gli eventi climatici catastrofici che potrebbero accadere nei prossimi anni potrebbero creare danni ingenti, secondo i due ricercatori che hanno pubblicato la loro ricerca su Land Use Policy. Secondo la ricerca l’urbanizzazione sulla costa è aumentata del 300% in 50 anni, del 400% in alcuni comuni.

Distrutti ecosistemi importanti, ma ora il problema è che l’urbanizzazione selvaggia continua, e invece secondo Romano sarebbe necessario tornare indietro, ritirarsi per lasciare spazio di nuovo a fiumi e coste, per evitare che i disastri si susseguano in futuro con grandi costi economici.

Riviera romagnola

Fra le strategia anche l’adattamento al nuovo clima è da mettere urgentemente in atto, secondo gli studiosi.
Opinione che coincide con quella degli scienziati del Global Climate Forum (GCF) pubblicata sui Proceedings of the National Academy of Sciences.
Secondo gli scienziati i costi dei danni alle coste causati dagli avvenimenti climatici avversi potrebbero passare da 10-40 miliardi di dollari all’anno a 100,000 miliardi di dollari l’anno entro la fine del secolo se non si lanciano dei provvedimenti di adattamento.

I danni si verificheranno a causa dell’urbanizzazione intensiva delle coste e dell’innalzamento del livello del mare, spiegano gli scienziati.

“Se ignoriamo questo problema, le conseguenze saranno drammatiche”, spiega Jochen Hinkel dal GCF e autore principale dello studio. Nel 2100 fino a 600 milioni di persone (circa il 5 per cento della popolazione mondiale) potrebbero essere colpite da inondazioni costiere se non si applicheranno misure di adattamento.

“I paesi devono agire e investire in misure di protezione della costa, come la costruzione di dighe, oltre ad altre opzioni,” sollecita Hinkel.

Con queste misure di protezione, i danni previsti potrebbero essere ridotti al di sotto di 80 miliardi di dollari all’anno durante il 21° secolo.

Secondo i ricercatori sarebbero necessari investimenti da 10 a 70 miliardi di dollari l’anno e le aree più a rischio si trovano in Asia e in Africa dove, oggi, gran parte della popolazione costiera è già colpita dall’aumento delle tempeste e delle inondazioni.

Gli avvenimenti potrebbero essere talmente drammatici da costringere allo spostamento delle popolazioni, secondo i ricercatori.

“Se non riduciamo i gas serra rapidamente e sostanzialmente, alcune regioni dovranno prendere seriamente in considerazione di trasferire un numero significativo di persone sul lungo periodo”, spiega Hinkel.
In ogni caso indipendentemente dalla quantità di innalzamento del livello del mare è necessaria un’attenta pianificazione strategica a lungo termine.

Il professor Nicholls ha concluso: “Questa prospettiva a lungo termine è comunque una sfida da portare avanti, visto che lo sviluppo costiero tende ad essere dominato da interessi a breve termine, per esempio, immobiliari e turistici, che preferiscono costruire direttamente su un lungofiume, senza alcun pensiero per il futuro”. E secondo quanto ha dichiarato Bernardino Romano a Repubblica.it si tratterebbe di un buon ritratto di ciò che accade ancora oggi in Italia.

© RIPRODUZIONE RISERVATA