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Il livello dell’acqua del Mar Morto continua a scendere

Scritto da Leonardo Debbia il 12.01.2014

L’Agenzia Giornalistica Italia (AGI) riporta una comunicazione di studiosi israeliani secondo cui il Mar Morto continua a diminuire di livello.  Fonte della notizia è una ricerca condotta da Eli Raz e colleghi, dell’Arava Science Center di Ketura, in Israele.

Gli scienziati hanno scoperto che il livello delle acque è sceso di 3 centimetri in un mese, dagli inizi di dicembre, toccando la quota di 427,82 metri sotto il livello del mare.

Il calo è stato progressivo ma costante nel tempo e, stando ai dati del Servizio Idrologico d’Israele, il livello del bacino si è ridotto, nel complesso, di 0,93 metri nel corso di un anno, nonostante le piogge che si sono abbattute sulla regione ed ha raggiunto il record di ben 11 metri nel corso di un decennio.

L’evaporazione è il fenomeno principale – anche se purtroppo non il solo – alla base di questa drastica diminuzione.

 Concrezioni saline sulle rive del Mar Morto (credit: Wikipedia)

Concrezioni saline sulle rive del Mar Morto (credit: Wikipedia)

Il lago salato – perché più propriamente dovrebbe così essere definito – occupa una depressione  che è la più profonda della Terra.

E’ un bacino ‘endoreico’, dato che è provvisto di un solo immissario, il fiume Giordano, che sfocia tra le sue sponde, mentre non esistono emissari.

Il tasso di salinità è conseguentemente elevato e tende ad aumentare con la profondità. 

A 40 metri sotto la superficie diviene pari a 300 grammi di sali per chilogrammo d’acqua, contro i 38 grammi di salinità media degli oceani.

In queste condizioni, nessuna forma di vita è presente, se si escludono alcuni particolari batteri. 

Continuando con i ritmi di decrescita tenuti finora, gli scienziati prevedono che la scomparsa del Mar Morto sia inevitabile e non molto lontana nel tempo.

Essendo situato in una zona di grande instabilità politica, posto com’è tra gli Stati di Israele, Giordania e Cisgiordania, è difficile che possa venir elaborato un piano comune per salvaguardare la grande distesa d’acqua salata, cara a cristiani ed ebrei, più volte ricordata nei Vangeli per le vicende della vita di Gesù Cristo.  

Le acque del Giordano, lungi dall’essere tutelate, sono invece sfruttate da contadini israeliani e giordani per l’irrigazione dei rispettivi territori, sottraendole quindi ulteriormente alla quantità che fluisce in mare, che in tal modo diventa sempre più salato. 

All’aumento della salinità contribuiscono inoltre le acque reflue che vanno a riversarsi nel bacino, risultato degli scarichi di carbonato di potassio delle industrie che operano nella regione meridionale.

E’ tuttora fermo – pare, ostacolato da ambientalisti – il progetto che prevedeva la costruzione di un collegamento, denominato ‘Condotto della Pace’, che dalle sponde meridionali avrebbe dovuto raggiungere Aqaba, sul Mar Rosso. 

Sul canale avrebbero dovuto essere costruiti una centrale idroelettrica e un impianto di desalinizzazione di cui avrebbe beneficiato soprattutto la città di Amman. 

Non si esclude che purtroppo la responsabilità principale dell’opposizione alla realizzazione dell’impresa sia invece da imputarsi all’instabilità politica che mina l’intera regione. 

 

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